La Germania rischia di saturare lo spazio nel Mare del Nord con 70 GW di eolico offshore

Nel 2024 le aste globali hanno assegnato 56,3 GW di nuova capacità eolica offshore. Di questi, 23,2 GW sono stati assegnati soltanto in Europa.

Sono numeri che non hanno precedenti. Eppure, proprio mentre il settore segna il suo record di capacità eolica offshore installata nel 2024, uno studio appena pubblicato mostra che la Germania – il maggiore mercato industriale d’Europa – rischia di restare a bocca asciutta proprio nella fase di massima espansione.

Un imbuto nel Mare del Nord

L’obiettivo tedesco è noto: 70 GW di eolico offshore entro il 2045. Ma la porzione di Mare del Nord sotto giurisdizione tedesca non è infinita. Oggi i piani di utilizzo dello spazio marittimo stanno già saturando le aree disponibili, e il risultato è un dato controintuitivo: più pale installate, meno energia prodotta per ogni turbina. Il fenomeno si chiama ombreggiamento – le turbine sopravvento rubano il vento a quelle dietro – e secondo le simulazioni contenute nel nuovo studio Fraunhofer IWES sull’eolico del Mare del Nord potrebbe ridurre le ore di produzione a pieno carico fino a 5.000 unità.

Detto altrimenti: se la Germania continua a stipare turbine nel proprio fazzoletto di mare, il potenziale tecnico degli impianti resta in larga parte inespresso. L’analisi Fraunhofer su resa e costi dell’eolico offshore indica che con gli attuali piani di occupazione lo sfruttamento reale resterà ben al di sotto di quanto sarebbe fisicamente possibile.

Spostare 20 GW per guadagnare efficienza

La soluzione proposta dal Fraunhofer è radicale ma lineare: spostare fino a 20 GW di capacità nelle acque dei paesi confinanti e far viaggiare l’elettricità attraverso la rete tedesca. Lo scenario sembra astratto solo finché non si guarda all’Olanda, che questo schema lo sta già realizzando. Il parco eolico Ecowende, entrato in funzione da poche settimane, è connesso alla rete onshore olandese attraverso l’infrastruttura ad alta tensione offshore di TenneT. Robin van Buchem, Head of Operations NL di TenneT, ha descritto il collegamento del nuovo parco eolico Ecowende alla rete offshore come «un’altra pietra miliare nella costruzione dell’infrastruttura per l’energia rinnovabile di cui i Paesi Bassi hanno bisogno». È esattamente il modello di cooperazione transfrontaliera che la Germania dovrebbe adottare su scala più ampia.

I benefici economici non sono marginali. Secondo lo record europeo di capacità eolica offshore assegnata nel 2024, distribuire gli impianti in modo meno denso e condividere lo spazio marittimo permetterebbe di aumentare le ore di pieno carico e la produzione media tra il 6 e il 13 per cento, a seconda dello scenario. Il costo per megawattora scenderebbe tra il 6 e l’11 per cento. Per un paese che consuma oltre 500 TWh all’anno di elettricità, anche pochi punti percentuali di efficienza si traducono in miliardi risparmiati sul lungo periodo.

Il target di Berlino si salva solo con i vicini

Il nodo è politico, non ingegneristico. Lo studio mostra che nella Zona economica esclusiva tedesca si possono installare tra 50 e 60 GW di eolico offshore mantenendo un livello accettabile di resa per area e costo. È un tetto fisico, non negoziabile. I 70 GW fissati da Berlino restano possibili solo se si aggiungono – appunto – fino a 20 GW realizzati nelle acque di Paesi Bassi, Danimarca o Regno Unito e collegati alla rete tedesca. La ricerca Fraunhofer sullo scenario da 70 GW entro il 2045 non lascia molte alternative: senza cooperazione, il target semplicemente non è realistico.

Il contesto globale rende la questione ancora più urgente. Secondo le proiezioni del GWEC, la capacità offshore installata annualmente a livello mondiale è destinata a passare da 16 GW nel 2025 a 34 GW nel 2030. La competizione per i cavi, le navi posacavi e le turbine è già iniziata, e i dati GWEC sulla crescita dell’eolico offshore al 2030 mostrano un raddoppio in cinque anni. Chi arriva tardi paga di più.

Il numero da osservare nei prossimi mesi è quanto di quei 20 GW di capacità “delocalizzata” la Germania riuscirà a mettere su carta attraverso accordi bilaterali con i paesi confinanti. Non è una questione di ambizione climatica: è una questione di spazio, di fisica dei fluidi e di costi. I megawatt ci sono. La volontà di condividerli, per ora, no.