Il progetto autorizzato nel 2021 ha richiesto oltre quattro anni per arrivare al primo intervento visibile

La decisione che arriva in ritardo

Lo smantellamento dei tralicci della linea Marrucina-Montesilvano è iniziato ieri, mercoledì 8 luglio 2026, con la demolizione del primo sostegno vicino a Via Francia, nel comune di Spoltore. L’intervento è il primo atto visibile del progetto di riassetto della rete elettrica che interessa le province di Teramo e Pescara. Prima di rimuovere i vecchi tralicci, Terna ha già completato l’interramento di nuove connessioni in cavo a 150 kV tra le cabine primarie di San Donato, Marrucina, Santa Filomena e Montesilvano. L’azienda ha ammodernato le infrastrutture esistenti e ora può procedere alla dismissione graduale delle linee aeree obsolete.

Ma la notizia vera non è l’avvio dei lavori. È il tempo trascorso. L’operazione di riorganizzazione della rete Teramo-Pescara era stata autorizzata oltre quattro anni fa, il 17 dicembre 2021, con un decreto del Ministero della Transizione Ecologica, e figurava già nel rapporto annuale 2021 di Terna. Tra la firma del decreto e il primo traliccio abbattuto sono passati 1.668 giorni. Un intervallo che suona come un campanello d’allarme per chiunque segua la transizione energetica: tra la decisione amministrativa e la realtà del cantiere può aprirsi un vuoto di anni, durante il quale il territorio resta in attesa di certezze.

Quaranta ettari restituiti (e 200 tonnellate di acciaio recuperato)

Quando l’intero programma sulla linea Marrucina-Montesilvano sarà concluso, verranno restituiti circa 40 ettari di terreno, una superficie pari a 57 campi da calcio. Si tratta di aree oggi occupate da tralicci e fasce di rispetto che per decenni hanno impedito qualsiasi uso agricolo o edificatorio. È un beneficio concreto, misurabile, che cambia la geografia di diversi comuni del Pescarese e restituisce spazio a chi da anni conviveva con l’ingombro delle infrastrutture elettriche.

Lo smontaggio permetterà anche di recuperare materiali pregiati: circa 200 tonnellate di acciaio e 40 tonnellate di conduttori e cavi di guardia, destinati a operatori specializzati. In un periodo in cui si parla spesso di economia circolare nella transizione energetica, questi numeri offrono finalmente un esempio tangibile di recupero di materia dalle vecchie reti, che altrimenti sarebbe andato perduto o disperso.

Resta però un’interrogazione inevasa: quando sarà completato l’intero piano Teramo-Pescara? Terna non ha diffuso un cronoprogramma dettagliato per le fasi successive. Senza scadenze puntuali, il beneficio promesso rischia di rimanere un orizzonte indefinito, alimentando lo scetticismo di chi vede passare le stagioni senza che la promessa si realizzi davvero. Questo ritmo così dilatato getta un’ombra sulla capacità del sistema Italia di realizzare le infrastrutture della transizione energetica nei tempi dettati dagli annunci. Se un progetto autorizzato nel 2021 arriva al cantiere solo a metà 2026, che garanzia c’è per i prossimi obiettivi di elettrificazione e riduzione delle emissioni? La domanda non riguarda solo Terna, ma l’intera filiera delle autorizzazioni e della realizzazione delle reti, un collo di bottiglia che rischia di frenare la modernizzazione del Paese.

E il resto dei tralicci?

Se oggi esultano i residenti di Spoltore e Montesilvano, chi vive sotto gli altri tralicci della rete Teramo-Pescara attende ancora risposte. Il progetto abbraccia una porzione molto più ampia di territorio, ma l’assenza di un cronoprogramma pubblico per le prossime demolizioni lascia i cittadini nell’incertezza. La rimozione dei primi tralicci è un passo concreto, ma la vera prova sarà mantenere le promesse su tutta la rete. I cittadini meritano trasparenza su quando toccherà ai loro terreni e a quali condizioni. Senza un calendario chiaro, anche la notizia di ieri rischia di trasformarsi nell’ennesimo annuncio senza seguito.