L’impianto a CO₂ nascerà su una ex centrale a torba nella contea di Offaly
Nel 2024 un’isola di 5,3 milioni di abitanti ha visto i propri data center assorbire il 22% del consumo elettrico nazionale. Entro il 2030, secondo le stime disponibili, quella quota salirà a quasi un terzo della domanda. È su questo crinale che Google ha deciso di accelerare la strada dello stoccaggio di lunga durata: lo scorso 23 giugno, insieme all’italiana Energy Dome, ha annunciato il primo contratto commerciale bilaterale per una CO2 Battery da 23 megawatt e 200 megawattora nella contea di Offaly.
Il paradosso irlandese
La pressione dei data center sulla rete irlandese non è una novità, ma i numeri del 2024 hanno superato ogni soglia simbolica. Il 22% del consumo elettrico destinato ai server rappresenta un dato senza paragoni in Europa: in nessun altro paese l’infrastruttura digitale pesa tanto sul sistema di generazione e trasmissione. Le proiezioni indicano che il valore potrebbe arrivare a quasi un terzo entro il 2030, complici i nuovi insediamenti già autorizzati e la crescita dei servizi cloud. Di fronte a un’isola che rischia di dover razionare le connessioni dei nuovi data center — come già avvenuto in passato — la domanda non è più se serva più stoccaggio, ma quale tecnologia possa offrirlo con costi e tempi compatibili con la crescita della domanda.
La batteria che viene dal freddo
L’accordo tra Google ed Energy Dome non è un semplice acquisto di energia pulita. È un impianto di accumulo che sorgerà su una ex centrale termoelettrica a torba, riconvertendo un sito industriale dismesso in un nodo per la flessibilità della rete. La CO2 Battery funziona con un ciclo termodinamico chiuso: l’anidride carbonica viene compressa e stoccata in un serbatoio quando c’è energia in eccesso, per poi essere espansa in turbina quando serve elettricità. La durata di scarica può arrivare fino a 8-10 ore, posizionando la tecnologia nel segmento delle batterie di lunga durata. In Irlanda l’impianto avrà una potenza di 23 MW e 200 MWh di capacità. EirGrid, il gestore della rete di trasmissione, ha assegnato al progetto un contratto di capacità decennale; l’entrata in funzione è prevista per il 2028.
L’operazione si inserisce in una collaborazione più ampia. Già nel luglio 2025 Google aveva annunciato una partnership strategica con Energy Dome per sostenere lo sviluppo della tecnologia e aveva siglato un accordo commerciale strategico che include un investimento nell’azienda milanese. Non è l’unico progetto in pipeline: in Arizona, con la utility SRP, Energy Dome sta lavorando a un progetto in Arizona da 19 MW e 200 MWh presso la centrale di Coronado. Ma il contratto irlandese è il primo vero accordo bilaterale con un cliente finale — un passaggio che cambia il profilo di rischio per la tecnologia, spostandola dalla fase dimostrativa a quella commerciale.
La corsa ai gigawattora
La notizia irlandese arriva in un momento in cui la gara per le batterie di lunga durata sta accelerando su scala globale. Poche settimane prima, Google aveva annunciato un accordo con Xcel Energy per alimentare un data center in Minnesota con un progetto di batterie ferro-aria di Form Energy da 300 megawatt e 30 gigawattora — il più grande impianto di accumulo per capacità energetica mai annunciato al mondo. Due tecnologie diverse, due scale molto distanti: la batteria ferro-aria in Minnesota mette sul piatto una quantità di energia immagazzinabile (30 GWh) sufficiente a coprire intere giornate di consumi, mentre la CO2 Battery in Irlanda lavora su un orizzonte di alcune ore, ideale per assorbire i picchi dell’eolico e restituire potenza nelle ore di calo della produzione.
La strategia di Google non si limita a comprare elettricità rinnovabile: l’azienda sta investendo direttamente in asset di stoccaggio che rendono quell’elettricità programmabile, un passaggio obbligato per un’infrastruttura cloud che non può permettersi interruzioni. Il contratto di capacità decennale firmato con EirGrid è un segnale: i gestori di rete cominciano a premiare tecnologie che spostano energia su finestre pluriorarie, andando oltre i tradizionali servizi di regolazione primaria. Per Energy Dome l’intesa con Google è il primo banco di prova commerciale dopo anni di sviluppo: finora la CO2 Battery era stata testata nell’impianto dimostrativo in Sardegna e stava entrando nella pipeline di SRP. Ora ha un contratto bilaterale con un cliente finale, un punto di svolta per attrarre i finanziamenti che servono a industrializzare la produzione.
La partita è appena cominciata. Il progetto di Offaly sarà un termometro per capire se le tecnologie emergenti — batterie a CO2, ferro-aria, ma anche sistemi a flusso o a gravità — riescono a tenere il passo di una domanda di energia che, in Irlanda come altrove, cresce più rapidamente della capacità di generazione rinnovabile. La variabile da monitorare è quanta capacità di stoccaggio aggiuntiva servirà per evitare che, un giorno, siano i data center a dover staccare la spina.




