La batteria a flusso idrogeno-ferro promette 25 anni di vita e costi stracciati

Due centesimi di euro per kilowattora. È il costo di accumulo promesso da una batteria a flusso idrogeno-ferro che potrebbe funzionare per venticinque anni senza perdere colpi, mantenendo un’efficienza stabile nell’80%. Non è fantascienza: è il progetto che sta per partire nel più grande parco eolico onshore dei Paesi Bassi. Il dato arriva dalla stessa azienda olandese che ha sviluppato la tecnologia, Elestor, e ha attirato l’attenzione perché scardina ogni confronto con i costi attuali dello stoccaggio. Ma come può una batteria costare così poco e durare così a lungo? La risposta sta nella sua chimica elementare.

Ferro, idrogeno e un parco eolico: la ricetta olandese

La promessa dei 2 centesimi si basa su una tecnologia tanto semplice quanto robusta. Il cuore della batteria di Elestor è una reazione elettrochimica tra idrogeno e ferro: due elementi abbondanti, economici e facilmente reperibili. A differenza delle batterie agli ioni di litio, che iniziano a degradarsi dopo poche migliaia di cicli, una batteria a flusso separa l’energia immagazzinata dalla parte elettrochimica vera e propria. Questo permette di scalare la capacità semplicemente aumentando la dimensione dei serbatoi, senza intaccare la potenza dell’impianto.

Elestor e Windpark Zeewolde hanno avviato una collaborazione per l’implementazione in fasi di una batteria a flusso idrogeno-ferro su larga scala proprio all’interno del parco eolico di Zeewolde, il più grande impianto onshore dei Paesi Bassi. L’idea è affrontare uno dei problemi cronici delle rinnovabili: la congestione della rete. Quando il vento soffia forte e la domanda è bassa, l’energia in eccesso non trova spazio sulle linee di trasmissione. Avere uno stoccaggio di lunga durata direttamente nel parco permetterebbe di assorbire quei picchi e rilasciare elettricità nelle ore di calma, senza dover chiedere alla rete di fare da tappabuchi. Il progetto con Windpark Zeewolde è ancora in fase di pianificazione, ma la direzione è chiara: dimostrare che una batteria può durare quanto un parco eolico. Venticinque anni, decine di migliaia di cicli, efficienza stabile. Numeri che per le batterie al litio sono irraggiungibili.

Ma anche con un costo stracciato, il mercato è pronto ad accoglierla? I numeri globali dicono di no, o almeno non ancora.

LDES: crescita del 49%, ma solo il 6% del mercato

I numeri globali sull’accumulo di lunga durata raccontano una storia di crescita esplosiva, ma da una base molto piccola. Secondo un rapporto Wood Mackenzie, lo scorso anno le implementazioni globali di stoccaggio energetico di lunga durata (LDES, long-duration energy storage) sono aumentate del 49%, superando i 15 GWh. Una percentuale impressionante, che però va ridimensionata non appena si guarda il quadro completo: l’accumulo di lunga durata rappresenta solo il 6% delle installazioni totali di accumulo energetico. Tutto il resto è dominato dalle batterie agli ioni di litio, che hanno conquistato il mercato dello stoccaggio da quattro a otto ore grazie a vantaggi di costo e di filiera.

Il paradosso è tutto qui. La tecnologia LDES esiste, funziona e in alcuni casi – come quello di Elestor – promette costi straordinariamente bassi. Ma il mercato non ha ancora trovato un modo per valorizzarla. Wood Mackenzie lo scrive senza giri di parole: le tecnologie LDES non hanno sufficiente domanda e meccanismi di prezzo per raggiungere la redditività commerciale. In altre parole, nessuno paga per l’accumulo di lunga durata. I mercati elettrici sono progettati per compensare l’energia prodotta e, al massimo, i servizi di bilanciamento a breve termine. Non esiste un segnale di prezzo che remuneri la capacità di tenere ferma l’energia per giorni o settimane e rilasciarla quando serve. Senza quel segnale, progetti come quello di Elestor e Windpark Zeewolde restano iniziative pionieristiche, dimostratori tecnologici più che prodotti commerciali su larga scala.

Nei prossimi mesi, il numero da tenere d’occhio non sono i gigawattora installati, ma la quota delle LDES sul totale dell’accumulo: se quella percentuale inizierà a salire, vorrà dire che il mercato ha trovato un meccanismo di prezzo. Fino ad allora, progetti come quello di Elestor resteranno eccezioni luminose.