La fondazione punta a trasformare la corrente continua in standard globale per la distribuzione elettrica

L’italiano Vincenzo Salmeri è il nuovo presidente di Current/OS, la fondazione internazionale indipendente senza scopo di lucro che dal 2021 lavora per portare la corrente continua fuori dalla nicchia e dentro la distribuzione elettrica su larga scala. La nomina di Vincenzo Salmeri arriva in un momento preciso: la fondazione ha appena superato quota 140 organizzazioni partner distribuite in più di 30 paesi. In cinque anni, quella che era una scommessa tecnica è diventata una rete industriale con ambizioni da standard globale.

Il dato va letto in controluce. Nel 2021, quando Current/OS è stata istituita — era il 9 aprile — il panorama della corrente continua era frammentato: iniziative isolate, poca interoperabilità, nessun collante tra chi produce, chi distribuisce e chi consuma energia in DC. Oggi la fondazione riunisce produttori di componenti, aziende tecnologiche, utility elettriche e centri di ricerca. La crescita non è stata solo numerica ma qualitativa: si è passati da una trentina di soggetti iniziali — in gran parte europei — a una presenza che copre America del Nord, Asia orientale e Pacifico, Medio Oriente. Il ritmo di adesione, stando ai dati pubblicati da Current/OS, è accelerato proprio nell’ultimo anno e mezzo, con l’ingresso di operatori legati al mondo dei data center e dell’elettronica di potenza.

Dal 2021 a oggi: crescita silenziosa, numeri solidi

Cinque anni fa la corrente continua nei sistemi di distribuzione elettrica era confinata a casi d’uso specifici: alimentazione di emergenza, centri elaborazione dati, qualche progetto pilota nell’illuminazione a LED. L’alternata dominava senza discussioni la rete, dalle centrali alle prese domestiche. Current/OS è nata proprio per scardinare questa inerzia: mettere attorno a un tavolo chi progetta carichi nativamente DC — server, veicoli elettrici, pompe di calore, pannelli fotovoltaici — e chi costruisce l’infrastruttura per alimentarli senza passare attraverso conversioni AC-DC che dissipano energia.

Il percorso dal 2021 a oggi dice molto sulla velocità con cui si muove la standardizzazione quando trova un interesse industriale convergente. Le prime adesioni vennero da aziende come Kepco e dall’alleanza eMerge Alliance, realtà già attive sui temi dell’efficienza negli edifici commerciali. Poi sono arrivati i nomi legati ai consorzi per i data center, e infine le istituzioni di normazione: la fondazione ha avviato interlocuzioni con lo IEC SyC LVDC (il comitato per la bassa tensione in continua) e con il programma europeo Shift2DC. Non si tratta più di dimostrare che la DC funziona — quello lo si sa da decenni — ma di costruire le regole perché componenti di produttori diversi dialoghino tra loro senza attriti, letteralmente ed elettricamente.

Che cosa ha reso possibile questa accelerazione? Tre fattori, principalmente. Il primo è la pressione sull’efficienza energetica: ogni punto percentuale risparmiato nella conversione vale milioni, in un data center come in un impianto industriale. Il secondo è la moltiplicazione dei carichi nativamente DC: i pannelli solari producono in continua, le batterie immagazzinano in continua, i server digeriscono continua. Convertire a ogni passaggio è sempre meno sensato. Il terzo fattore è la disponibilità di un quadro normativo ancora aperto: a differenza della rete AC, dove gli standard sono blindati da un secolo di storia, il mondo DC è ancora in fase di scrittura, e chi partecipa oggi influenza le regole di domani.

Il mandato di Salmeri: strutturare l’onda

La presidenza di Salmeri interviene esattamente su questo crinale. Non è un ruolo di rappresentanza. Sul suo profilo LinkedIn di Vincenzo Salmeri, gli obiettivi sono enunciati in modo netto: strutturare e scalare una rete globale per accelerare l’adozione di soluzioni in corrente continua a livello di sistema, favorendo la collaborazione tra tutti gli attori della filiera e ampliando l’impronta geografica della fondazione. Tradotto: trasformare una costellazione di accordi bilaterali e iniziative spontanee in una piattaforma strutturata, con gruppi di lavoro permanenti, standard condivisi e roadmap industriali.

Chi ha seguito l’evoluzione della fondazione nei primi cinque anni sa che il passaggio non è scontato. Finora Current/OS ha funzionato come un catalizzatore: metteva in contatto, facilitava, documentava casi d’uso. Con 140 partner, quel modello comincia a mostrare i limiti di qualsiasi rete informale: rischi di duplicazione, priorità divergenti, difficoltà a tradurre la collaborazione in specifiche tecniche vincolanti. La nomina di un presidente con mandato esecutivo sulla strategia di scala è il segnale che la fondazione vuole passare dalla fase artigianale a quella industriale. E vuole farlo in fretta.

Chi guadagna da questa transizione? In primo luogo i partner che già producono componenti DC — convertitori, quadri, protezioni — e che vedrebbero in uno standard condiviso la chiave per volumi di produzione finalmente interessanti. In secondo luogo le aziende che gestiscono grandi infrastrutture energivore e hanno tutto l’interesse a ridurre le perdite di conversione. Chi rischia di restare indietro sono i soggetti che hanno investito in soluzioni proprietarie, sperando di imporre il proprio protocollo come standard de facto: in un mercato che converge su regole aperte, il vantaggio del first mover proprietario si erode rapidamente. Non è un caso che la fondazione insista sul concetto di «interoperabilità senza soluzione di continuità» tra sorgenti e carichi DC.

Data center: il laboratorio a cielo aperto della DC

Il luogo dove questa partita si gioca con maggiore intensità è il data center. Ed è qui che si misura la posta in gioco concreta della presidenza Salmeri. La fondazione ha una collaborazione con Open Compute Project — il consorzio nato da Facebook e oggi punto di riferimento per l’hardware aperto nei centri elaborazione dati — specificamente sulla distribuzione di energia in corrente continua. L’OCP ha già definito architetture per rack alimentati direttamente in DC a 48 volt, saltando i convertitori AC-DC che oggi rappresentano una voce significativa delle perdite — tra il 5 e il 12 per cento, a seconda della topologia, secondo le stime che circolano nei gruppi di lavoro del consorzio.

L’incontro tra Current/OS e Open Compute Project non è una semplice partnership: è un allineamento strategico che potrebbe dettare lo standard per la prossima generazione di data center. Da un lato, OCP porta le specifiche hardware e la massa critica dei grandi committenti — i colossi del cloud computing che costruiscono centri da centinaia di megawatt. Dall’altro, Current/OS porta la rete di produttori elettromeccanici e di elettronica di potenza, più il lavoro di convergenza con gli enti di normazione internazionali. Se questa collaborazione produce uno standard condiviso per l’alimentazione DC nei rack, l’impatto sul mercato della componentistica elettrica per data center sarebbe immediato: i produttori di quadri e convertitori che non aderiscono rischiano di trovarsi fuori dalle specifiche dei grandi bandi di gara già nel giro di due o tre anni.

C’è un aspetto che merita attenzione: la scelta del data center come banco di prova non è casuale. I centri elaborazione dati sono ambienti controllati, con carichi elettrici prevedibili e gestori tecnicamente sofisticati. Sono il contesto ideale per validare soluzioni DC prima di esportarle in contesti più complessi — edifici commerciali, illuminazione pubblica, quartieri residenziali con produzione fotovoltaica distribuita. Il ragionamento della fondazione è lineare: se lo standard DC funziona in un ambiente esigente come un data center, funzionerà anche altrove. Ma la linea non è automatica, e i prossimi mesi diranno se il modello regge fuori dal perimetro controllato dei server farm.

Resta da capire quanto peserà, in questa traiettoria, la concorrenza tra standard. Accanto a Current/OS operano altre iniziative: la IEEE ICDCM (International Conference on DC Microgrids) sul fronte accademico, la PEDF (Power over Ethernet Data Framework) per la distribuzione integrata dati-energia, e diverse alleanze regionali in Asia orientale. La frammentazione è il rischio principale, ma è anche la ragione per cui la fondazione sta investendo tanto sulla convergenza: più partner aderiscono, più lo standard ha chances di imporsi per peso specifico, non per imposizione normativa.

I numeri da tenere d’occhio nel prossimo semestre sono due: il tasso di nuovi data center che adottano specifiche DC allineate con le linee guida Current/OS-OCP, e il tasso di crescita dei partner industriali — non più solo aziende tecnologiche ma utility elettriche e grandi integratori di sistema. Saranno questi il termometro della scalata che la presidenza Salmeri promette di imprimere. Per ora, il segnale è chiaro: la corrente continua non è più una curiosità da addetti ai lavori. Ha una fondazione, una rete globale, e da oggi un timoniere dedicato a trasformarla in infrastruttura.