Prototipo da 50 metri e 11 tonnellate validerà varo e installazione prima della scala commerciale
A fine luglio, al largo di Reggio Calabria, una gru da 350 tonnellate ha servito per varare un serbatoio di 50 metri di diametro che pesa appena 11 tonnellate. Non è un controsenso: il sollevamento con uno sbraccio di circa 50 metri è stato reso necessario dai vincoli del sito e dai requisiti ambientali dell’area. Secondo il comunicato diffuso da GEODIS il 29 luglio, l’azienda ha curato l’ingegneria per le operazioni di varo, rimorchio e installazione del serbatoio di accumulo energetico offshore per conto di Sizable Energy. Il prototipo è stato installato presso il Natural Ocean Engineering Laboratory (NOEL), uno dei principali banchi di prova italiani per le tecnologie marine innovative, nel Mediterraneo al largo della costa calabrese.
Un disco di 50 metri e una gru da 350 tonnellate
Alla base del progetto c’è un contrasto di scala che racconta bene la sfida ingegneristica. Il serbatoio offshore misura 50 metri di diametro, una superficie equivalente a quella di una piscina olimpica, e pesa circa 11 tonnellate: una struttura leggera rispetto all’ingombro. Per metterla in acqua è servita una gru da 350 tonnellate, impiegata con uno sbraccio di circa 50 metri proprio per rispettare i vincoli del sito e i requisiti ambientali dell’area di Reggio Calabria. Non è la massa a richiedere la gru, ma la necessità di un posizionamento accurato di un disco di quelle dimensioni senza stressare la struttura. Per GEODIS ha commentato il progetto Nicolas Bonnier, Global Manager Offshore Wind Solutions, Project Logistics.
Ma a cosa serve un serbatoio offshore riempito di salamoia? Il dettaglio logistico introduce una scommessa tecnologica più ampia.
Salamoia: la batteria che non si vede
Il varo non sarebbe rilevante se dietro non ci fosse una tecnologia di accumulo pensata per rispondere a una domanda in crescita. Il fluido scelto è la salamoia, più pesante dell’acqua di mare: una proprietà che la rende interessante per un serbatoio offshore, e che presenta solo minimi ostacoli di approvvigionamento, perché la salamoia è naturale ed economica. Secondo Sizable Energy, poche centinaia di migliaia di tonnellate di salamoia sarebbero sufficienti per ottenere un gigawattora di stoccaggio energetico. È un ordine di grandezza che rende l’idea: il fluido non è un materiale raro o costoso da procurare, ma una risorsa abbondante.
La posta in gioco è alta. La stima riportata da Business Wire indica che il mondo avrà bisogno fino a 120 terawattora di stoccaggio energetico di lunga durata entro il 2040, dieci volte più di quanto disponibile oggi. Per arrivare a quella cifra servono tecnologie che non dipendano solo dagli accumulatori tradizionali: l’accumulo offshore con fluidi densi come la salamoia è una delle strade possibili. La collaborazione tra Sizable Energy e NOEL risale al 2023, come ha ricordato il direttore del laboratorio; Manuele Aufiero, CEO di Sizable Energy, ha affermato: «Tornare a Reggio Calabria con un sistema di queste dimensioni ci avvicina alla fase commerciale».
La promessa è chiara, ma cosa dimostra davvero il prototipo installato al NOEL?
Cosa valida il test al NOEL (e cosa no)
Il passo compiuto al Natural Ocean Engineering Laboratory non è un’operazione commerciale. Come riportato da offshorewind.biz agli inizi di agosto, la campagna di test è pianificata per validare la tecnologia su scala pre-industriale e perfezionare i metodi di lancio e installazione prima della distribuzione commerciale. In altre parole, si tratta di un passaggio di validazione per provare la metodologia di lancio e installazione prima che Sizable Energy passi a una scala superiore. Questo significa che il serbatoio al NOEL non è ancora un prodotto commerciale, ma un banco di prova: il suo compito è dimostrare che il varo e l’installazione funzionano, non che l’impianto sia già redditizio.
Nel frattempo, il panorama competitivo include soluzioni già impostate su scala maggiore. Ocean Grazer, startup olandese spin-off dell’Università di Groningen, sviluppa dal 2014 l’Ocean Battery, un sistema idroelettrico pompato in un box che fornisce stoccaggio di energia su scala utility fino a scala GWh. È una differenza di maturità: Sizable Energy sta lavorando su un prototipo pre-industriale, mentre l’Ocean Battery viene presentata come tecnologia già in grado di arrivare a scala GWh. Resta aperta, per chi progetta impianti, la domanda su quanto il modello a salamoia possa competere con soluzioni di questo tipo.
Il varo di Reggio Calabria è quindi un passaggio necessario ma non sufficiente: la tecnologia a salamoia ha il potenziale per contenere i costi dello stoccaggio offshore, ma chi progetta impianti deve ancora attendere la prova operativa in condizioni reali prima di considerarla un’alternativa matura.




