La compagnia francese mantiene però un credito da 1,3 miliardi di dollari e partecipazioni in Novatek e Yamal LNG

Lo scorso 27 agosto, TotalEnergies ha completato il trasferimento del suo 10% di partecipazione in Arctic LNG 2 a NordLine, società controllata da Novatek. La compagnia non è quindi più azionista del progetto, ma il cuore dell’operazione sta in un’altra clausola: TotalEnergies conserva il diritto di essere rimborsata da Arctic LNG 2 per la propria quota di prestiti erogati dagli azionisti al progetto, per un importo di circa 1,3 miliardi di dollari. L’eventuale rimborso, si legge nella nota, potrebbe essere implementato in futuro e resta soggetto alle sanzioni applicabili. È un’uscita che, sul piano finanziario, non chiude il conto.

La clausola dei 1,3 miliardi

Il dettaglio che spiega la natura dell’operazione non è la quota ceduta, ma ciò che TotalEnergies si è tenuta. Nel project financing di Arctic LNG 2, gli azionisti hanno prestato denaro al progetto oltre a sottoscriverne il capitale. Cedendo il 10% a NordLine, TotalEnergies ha trasferito l’equity, ma non ha estinto i prestiti soci: ha mantenuto il diritto a recuperare la propria parte, circa 1,3 miliardi di dollari. Non c’è un calendario di rientro. La nota precisa che il rimborso potrà avvenire in futuro solo se compatibile con le sanzioni applicabili. In pratica, il credito resta sul bilancio ma la sua esigibilità dipende da un quadro sanzionatorio che ha già congelato altri flussi verso la Russia.

La domanda che resta aperta è perché una società che non è più azionista conservi un credito di quell’entità. La risposta non sta solo nella tecnica contrattuale, ma nel fatto che l’uscita da Arctic LNG 2 non equivale a un’uscita dalla Russia.

Né dentro né fuori dalla Russia

Dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022, molte aziende occidentali vendettero, sospesero o ridimensionarono rapidamente le loro operazioni in Russia. Mosca ha però reso difficile per le imprese lasciare il paese, chiedendo l’autorizzazione presidenziale per le vendite. In questo contesto, l’operazione di TotalEnergies somiglia più a un riposizionamento che a un taglio netto. Secondo l’analisi pubblicata da High North News, oltre al diritto di rimborso di circa 1,3 miliardi di dollari, TotalEnergies possedeva il 20% di Yamal LNG e il 19,4% di Novatek. Sono partecipazioni che mantengono l’esposizione al gas russo e a una società, Novatek, che controlla NordLine e il progetto Arctic LNG 2.

Un’azienda attiva in circa 120 paesi, che colloca la sostenibilità al centro della propria strategia, deve comunque fare i conti con il nodo: TotalEnergies resta esposta su realtà regolate da Mosca, mentre il rimborso del credito da 1,3 miliardi resta subordinato alle sanzioni applicabili.

La ripartenza cinese di Arctic LNG 2

Dall’altro lato del mondo, il vuoto lasciato da TotalEnergies è già stato riempito. Secondo la ricostruzione di gCaptain, due navi heavy-lift sanzionate dagli Stati Uniti stanno trasportando moduli critici per la generazione di energia dalla Cina verso il progetto Arctic LNG 2. Anche mentre TotalEnergies completa la sua uscita, il progetto mostra segnali di ripresa costruiti quasi interamente su attrezzature e acquirenti cinesi. Il trasferimento a NordLine, quindi, non ha messo in pausa l’impianto: ha cambiato gli attori che lo fanno camminare.

Resta da capire se i 1,3 miliardi di dollari saranno mai rimborsati e se le sanzioni riusciranno davvero a fermare una filiera che si riorganizza intorno alla Cina. L’uscita di TotalEnergies da Arctic LNG 2 non è un addio alla Russia, ma un riposizionamento del rischio: il progetto continua con altri attori e il conto resta aperto.