La revisione del percorso SOEC pesa sui conti, ma crescono i ricavi da carburanti rinnovabili

Tre cifre che non dovrebbero stare insieme: ricavi a 3.412 milioni di corone danesi, EBIT prima delle voci speciali a 185 milioni e una voce speciale da 3.779 milioni. Eppure, nei conti del primo semestre diffusi il 27 agosto, Topsoe ha rivisto al rialzo la guidance sui ricavi per l’intero 2026.

Il paradosso di un semestre che scende e sale

Nel primo semestre 2026 i ricavi sono scesi a 3.412 milioni di corone, rispetto ai 3.679 milioni dello stesso periodo del 2025: 267 milioni in meno. L’EBIT prima delle voci speciali è invece salito a 185 milioni, contro i 152 milioni di un anno prima. Una parte consistente del giro d’affari, il 22% pari a 748 milioni, è arrivata da tecnologie e soluzioni per la produzione di carburanti a basse emissioni di carbonio, rinnovabili ed e-fuels.

La sorpresa arriva dalle voci speciali. La revisione del percorso strategico per la tecnologia Solid Oxide Electrolyzer Cell (SOEC) e la ristrutturazione organizzativa avviata a maggio hanno generato un costo una tantum di 3.779 milioni di corone, contabilizzato come voce speciale. Nonostante questo, Topsoe ha rivisto al rialzo la guidance sui ricavi per l’intero 2026 a 8.000–8.500 milioni di corone, dal precedente intervallo di 7.600–8.400 milioni.

Ma dietro la voce speciale da 3,8 miliardi c’è una ritirata strategica: cosa spiega questi numeri?

La ritirata miliardaria dalla produzione

La voce speciale da 3,8 miliardi è solo l’inizio. Secondo la fonte specializzata, il costo atteso della ristrutturazione del business power-to-X è salito fino a 4,4 miliardi di corone, circa 685 milioni di dollari. Topsoe ha aumentato le previsioni di ricavi e utile sottostante per il 2026 nonostante l’aumento dei costi di ristrutturazione del business power-to-X. La differenza tra la voce speciale e il costo atteso lascia intendere che il conto può ancora muoversi nei prossimi trimestri.

La ristrutturazione dovrebbe interessare circa 440 ruoli a livello globale. Sul fronte delle joint venture, Sasol e Topsoe hanno deciso di preparare la liquidazione operativa ordinata della loro joint venture Zaffra, continuando e rafforzando la collaborazione di licensing tecnologico attraverso il framework Single Point Licensor (SPL), istituito già nel 2019.

In pratica, Topsoe sta sostituendo la produzione hardware con un modello di licensing: più servizi e tecnologia, meno capacità produttiva diretta. È una mossa che protegge l’utile, ma riduce il perimetro industriale. Da un lato abbassa il fabbisogno di capitale fisico e sposta il rischio operativo sui partner; dall’altro comprime il controllo sulla catena produttiva. È una scelta difensiva più che espansiva, coerente con un mercato che non ha ancora assorbito le attese sulla produzione di idrogeno da power-to-X.

Il campo si restringe: chi esce, chi compra, chi resta

Se Topsoe abbandona la produzione di stack, il settore mostra la stessa direzione. Honeywell Technologies ha completato l’acquisizione della divisione Catalyst Technologies di Johnson Matthey per 1,325 miliardi di sterline in contanti. L’operazione porta dentro Honeywell un importante concorrente di Topsoe nei catalizzatori, ridisegnando il panorama competitivo in un momento in cui Topsoe stessa sta alleggerendo il proprio perimetro industriale.

Dall’altra parte, thyssenkrupp nucera ha deciso di non perseguire più le proprie attività per la produzione di massa di stack SOEC. Una revisione strategica su prontezza del mercato, requisiti di investimento e prospettive economiche ha portato all’uscita da una produzione di massa che, evidentemente, non garantiva più i rendimenti attesi.

Resta una domanda: chi guadagna davvero dal consolidamento e chi perde capacità produttiva? Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la forbice 8.000–8.500 milioni di corone: se Topsoe la rispetterà nonostante 4,4 miliardi di costi di ristrutturazione, il mercato avrà sancito il passaggio dall’hardware al licensing.