Il sito irlandese da 900 MW è il primo della partnership tra ESB e Ørsted, in un’asta da 3,1 GW
Un rilievo geofisico di cinque settimane, partito lo scorso 6 settembre, non fa notizia. A meno che non sia il momento esatto in cui 900 MW fixed-bottom smettono di essere una coordinata sulla SC-DMAP e diventano un oggetto misurabile. È quanto è accaduto a Tonn Nua, il sito irlandese al centro della seconda asta eolica offshore del Paese.
Già nel 2023, ESB e Ørsted avevano stretto una partnership paritaria al 50% per sviluppare congiuntamente una pipeline di progetti eolici offshore al largo della costa irlandese. Tonn Nua è il primo sito di sviluppo portato all’asta nell’ambito di quella partnership.
Il sito è stato individuato nel South Coast Designated Maritime Area Plan (SC-DMAP) come area esclusiva per la seconda asta eolica offshore irlandese, la ORESS Tonn Nua. Il contratto prevede lo sviluppo di un parco eolico offshore da 900 MW con tecnologia a fondazione fissa. In pratica, si tratta di turbine ancorate direttamente al fondale marino, una soluzione adatta a profondità contenute come quelle previste per quest’area.
La promessa dei gigawatt e il conto alla rovescia del 2030
Se il rilievo è il primo passo fisico, la posta in gioco è scritta nei numeri che il governo irlandese ha fissato. L’obiettivo è portare la capacità eolica offshore a 5 GW entro il 2030, 20 GW entro il 2040 e 37 GW entro il 2050. Raggiungere i target del 2050 potrebbe valere almeno 38 miliardi di euro per l’economia irlandese.
Dentro quella traiettoria, il contratto da 900 MW per Tonn Nua non è un dettaglio: cinque gigawatt entro il 2030 equivalgono a oltre cinque progetti di taglia analoga. È una scala che spiega perché una campagna di acquisizione geofisica, pur restando un passaggio tecnico, abbia un peso industriale concreto. I 38 miliardi di euro citati non sono un gettito immediato, ma una stima del beneficio economico complessivo legato al raggiungimento dei target al 2050.
Tra la carta e la costruzione, però, c’è un mercato. E il mercato irlandese ha già prodotto numeri che cambiano la lettura del progetto.
Il campo competitivo: 3,1 GW in palio e un progetto da 900 MW
La capacità assegnata in asta è arrivata a 3,1 GW contro i 2,5 GW attesi, il volume più grande di energia rinnovabile mai assegnato in un’asta in Irlanda. In quel contesto, il progetto ESB/Ørsted da 900 MW non va letto come un caso isolato: è il primo sito portato all’asta dalla partnership e, al tempo stesso, un tassello di un meccanismo competitivo che ha già dimostrato di andare oltre le previsioni.
La capacità assegnata oltre le attese mostra che il mercato irlandese ha assorbito più offerta del preventivato, ma non dice ancora nulla sulla velocità con cui i progetti arriveranno in cantiere. Resta aperta la vera incognita: non il megawatt assegnato, ma la capacità di convertire la campagna di rilievo in cantieri e connessioni prima del 2030.
Tonn Nua non va giudicata dal rumore dei rilievi geofisici, ma dalla distanza tra i dati appena raccolti e i primi elettroni immessi in rete: è lì che si misurerà se la scommessa irlandese da 37 GW reggerà.




