Il sodio-ione salirà dal 2% nel 2027 al 37% nel 2035, spinto dai controlli sul litio.
La curva che piega: dal litio al sodio
A fine agosto, secondo le stime di Morgan Stanley Research, le batterie sodio-ione raggiungeranno il 2% della quota di mercato per installazione nel 2027, il 20% nel 2030 e il 37% nel 2035. Sono cifre nette, soprattutto se confrontate con la fotografia del 2023: quell’anno le celle LFP rappresentavano l’80% dei nuovi impianti di accumulo a livello mondiale. Non si tratta di un crollo del litio, ma di una curva di diffusione che porta una chimica quasi marginale a più di un terzo del mercato in circa dodici anni.
Il valore in gioco non è astratto. La Hornsdale Power Reserve, in Australia, nel suo primo anno di operatività ha fatto risparmiare al gestore di rete oltre 40 milioni di dollari. La tendenza ha anche una prova concreta: ESS prevede di utilizzare celle NFPP di Alsym nel suo sistema di accumulo in corrente alternata da 1,2 MWh. Non si parla più solo di batterie sperimentali, ma di componenti scelti per un sistema commerciale. Se i numeri sono così espliciti, cosa spiega questa accelerazione?
La spinta nascosta: export controls e giganti in corsa
Dietro la curva c’è una pressione al tempo stesso geopolitica e industriale. Già nel novembre 2025 sono entrati in vigore i controlli sulle esportazioni di catene di fornitura litio-ione, come rileva l’IEA. La concentrazione delle forniture rende il litio un collo di bottiglia: chi dipende da quelle catene cerca alternative, e il sodio-ione è una delle poche chimiche già uscite dai laboratori e avviate verso la produzione.
Per capire quanto tempo richieda questo passaggio, aiuta la storia di ESS. L’azienda era nata come azienda di batterie a flusso di ferro; i primi dieci anni sono serviti per trasformare l’idea in qualcosa che funzionasse in laboratorio. È un dettaglio che raffredda l’entusiasmo: le previsioni al 2035 sono il punto d’arrivo di un processo cominciato ben prima del 2026, non un’accelerazione improvvisa.
Il paradosso è che a muoversi con più decisione sono alcuni dei protagonisti del litio. CATL ha avviato la ricerca sulle batterie sodio-ione già nel 2016, investendo quasi 10 miliardi di RMB e sviluppando quasi 300.000 celle di test. GM, da parte sua, sviluppa la cella sodio-ione nei propri laboratori del Michigan e mantiene i diritti esclusivi di produzione, mentre Peak integrerà la cella nei suoi sistemi di accumulo. Chi domina il litio, insomma, scommette anche sul sodio: un modo per non farsi trovare impreparato se i vincoli sulle supply chain dovessero mordere. Resta da capire chi trasformerà questa pressione in vantaggio commerciale.
Il 2026 come spartiacque
Il 2035 è lontano, ma il 2026 è l’anno della prima produzione di massa. CATL prevede di iniziare la produzione di massa delle celle Naxtra nel corso del 2026, con una densità energetica di 175 Wh/kg. È un dato tecnico più importante della quota di mercato: una densità più alta significa più energia a parità di peso e, in prospettiva, sistemi di accumulo più competitivi.
Nei prossimi mesi andranno seguite anche le mosse di GM, che lavora nei laboratori del Michigan, e l’integrazione delle celle con i sistemi di Peak Energy. ESS, intanto, ha già indicato le celle NFPP di Alsym per il suo sistema da 1,2 MWh. La domanda non è più se il sodio-ione crescerà, ma a quale ritmo supererà le previsioni. Il 37% al 2035 resta un numero da monitorare; la cartina di tornasole sarà la densità energetica delle celle Naxtra in produzione di massa: 175 Wh/kg.




