La riforma punta a snellire i processi di approvazione dei meccanismi di capacità

Il 1° luglio ENTSO-E presenta gli aggiornamenti metodologici dell’ERAA 2026, l’European Resource Adequacy Assessment, la valutazione paneuropea che misura se il sistema elettrico avrà abbastanza risorse per coprire la domanda nel prossimo decennio. La notizia non è che l’abbia aggiornata: lo fa ogni anno. La notizia è la direzione in cui si muove. Invece di aumentare la granularità dei modelli, l’ERAA 2026 punta a ridurla. Meno anni simulati, meno scenari dettagliati, più attenzione a un numero ristretto di anni target. Sembra un paradosso per uno strumento che si basa, stando alla documentazione ufficiale, su metodologie probabilistiche all’avanguardia e su modelli pensati per catturare eventi estremi. Ma non lo è. La semplificazione dell’ERAA non è un arretramento tecnico: è una mossa strategica per rendere le valutazioni di adeguatezza finalmente utili ai mercati della capacità.

La semplificazione necessaria

Per capire cosa sta succedendo bisogna prima capire cos’è l’ERAA. Ogni anno ENTSO-E, l’associazione dei gestori di rete europei, produce una valutazione che guarda fino a dieci anni nel futuro e stima la probabilità che il sistema elettrico europeo — paese per paese, ma tenendo conto delle interconnessioni — possa trovarsi in una situazione in cui l’offerta di energia non basta a coprire la domanda. Lo fa con simulazioni probabilistiche che modellano migliaia di scenari, incorporando variabili come l’andamento climatico, la disponibilità delle fonti rinnovabili, le manutenzioni programmate e i guasti delle centrali. È uno strumento pensato per i tecnici, scritto nel linguaggio dei tecnici, e finora valutato soprattutto con i criteri dei tecnici.

L’edizione 2026 rompe questa tradizione. All’inizio di quest’anno, ACER ha aggiornato la metodologia ERAA, introducendo un approccio che concentra il modello su anni target chiave invece di simulare esplicitamente ogni singolo anno del decennio. In pratica, si passa da una proiezione continua a una selezione di momenti significativi. Il motivo non è tecnico: dietro c’è un’esigenza regolatoria precisa. La domanda non è più “quanto è accurato il modello in ogni suo dettaglio” ma “il modello è in grado di supportare l’approvazione di un meccanismo di capacità in tempi ragionevoli”.

Non è una domanda retorica. Per uno Stato membro che vuole introdurre un meccanismo di capacità — cioè un sistema di remunerazione per tenere in riserva impianti che altrimenti chiuderebbero perché non competitivi sul mercato dell’energia — il passaggio obbligato è dimostrare che esiste un problema di adeguatezza. L’ERAA serve esattamente a questo: fornire la base analitica per quella dimostrazione. Ma se l’ERAA è troppo complesso, troppo lento, troppo dettagliato in direzioni che non servono al regolatore, diventa un collo di bottiglia invece di un facilitatore. Ecco perché la semplificazione non è solo accettabile: è indispensabile.

Il mercato al comando

La spinta a questo cambio di passo è arrivata dalla riforma del mercato elettrico europeo, proposta dalla Commissione nel 2022 ed entrata in vigore a luglio 2024. Tra gli aggiornamenti al regolamento sull’elettricità c’era anche l’indicazione di snellire i processi di approvazione dei meccanismi di capacità. Poi, il 5 marzo 2025, la Commissione ha pubblicato un rapporto sulla semplificazione del processo di applicazione dei meccanismi di capacità, un documento che indicava chiaramente la direzione: snellire, accelerare, rendere l’iter più efficiente. L’ERAA 2026 è la prima edizione che recepisce questa impostazione.

Il contrasto con il passato è netto. Fino all’anno scorso, l’ERAA era valutato soprattutto sulla sua completezza metodologica: quante variabili erano state incluse, quanto sofisticata era la modellizzazione delle interconnessioni, con quale granularità erano stati simulati gli scenari climatici. Oggi il parametro di valutazione si è spostato sull’utilità pratica: l’ERAA serve a qualcosa per chi deve decidere se approvare un meccanismo di capacità? La risposta di ACER e della Commissione è stata che, nella forma precedente, serviva meno di quanto potesse. Troppa complessità rallentava i processi senza aggiungere informazioni davvero decisive per la scelta finale.

Nell’aggiornamento metodologico, ACER ha introdotto parametri legati ai meccanismi di capacità derivati direttamente dal modello ERAA. In altre parole, l’ERAA non si limita più a descrivere un problema di adeguatezza: produce indicatori che gli Stati membri possono utilizzare per accedere a un processo di approvazione accelerato, il cosiddetto fast-track. È un cambiamento che sposta l’ERAA dal mondo dell’analisi pura a quello della regolamentazione operativa. Per un osservatore esterno può sembrare una perdita di rigore. Per chi lavora nei mercati elettrici, è un allineamento necessario tra lo strumento e lo scopo per cui è stato creato.

Cosa tenere d’occhio

Resta la domanda più scomoda: la semplificazione potrebbe portare a sottovalutare alcuni scenari. Scegliere anni target significa escluderne altri. E in un sistema elettrico sempre più dipendente da fonti rinnovabili non programmabili, dove un anno può essere molto diverso da quello successivo a causa di variazioni climatiche anche modeste, rinunciare alla granularità temporale non è una scelta neutra. Il rischio è che l’ERAA diventi meno capace di catturare combinazioni di eventi avversi che si dispiegano su scale temporali diverse da quelle degli anni campione scelti.

Il vero banco di prova arriverà con l’approvazione dei prossimi meccanismi di capacità. Se la versione semplificata dell’ERAA consentirà iter più rapidi senza perdere capacità diagnostica — cioè senza che emergano ex post problemi di adeguatezza che il modello non aveva visto — allora la scommessa sarà vinta. In caso contrario, la semplificazione potrebbe rivelarsi un risparmio solo apparente. Per ora, il 2026 è l’anno zero di un’ERAA che smette di parlare solo agli ingegneri. Il primo test concreto saranno le ipotesi di prezzo e gli anni campione scelti. Da lì si capirà se la semplificazione è stata un azzardo o una mossa vincente.