La Romania ha puntato su semplificazioni regolatorie e contratti privati senza incentivi pubblici
1.500 megawatt in cinque mesi. È la potenza fotovoltaica che la Romania ha allacciato alla rete tra gennaio e maggio 2026, un volume che molti paesi europei non installano in un anno intero. Nello stesso periodo, l’Italia attende ancora che Bruxelles si pronunci sul decreto FerZ.
Il dato romeno, riportato da un’analisi sulla crescita solare in Romania, si compone di due metà quasi equivalenti: circa 800 MW di impianti utility scale e un volume analogo di sistemi prosumer. Una distribuzione che racconta un mercato dove la grande taglia e l’autoconsumo crescono insieme, senza che uno dipenda dall’altro.
A trainare l’attenzione è il progetto di Ogrezeni: 760 MW di potenza, abbinati a un sistema di accumulo a batterie da 1 GWh. Una volta completato, entro la fine del 2027, sarà il più grande parco solare d’Europa. Non è l’unico: diversi altri progetti sopra i 200 MW sono in costruzione nel paese.
La differenza non è il sole
Che cosa ha fatto la Romania che l’Italia non ha ancora fatto? La risposta sta in due scelte regolatorie. La prima, secondo Mihai Bălan dell’associazione industriale RPIA, sono i miglioramenti regolatori rumeni che hanno semplificato lo sviluppo delle rinnovabili. La seconda è la riapertura del mercato dei PPA nel 2021, dopo la rimozione di un divieto che lo teneva bloccato.
Dal 2022 a oggi in Romania sono stati firmati quasi 40 PPA. Contratti di lungo termine tra produttori e acquirenti industriali, senza incentivi pubblici.
È un mercato che funziona con le proprie gambe, non con stampelle.
In Italia, intanto, la bozza del decreto FerZ è stata pubblicata e la consultazione pubblica si è svolta tra novembre e dicembre 2025. Da allora il testo è in fase di revisione al Mase, in attesa del via libera della Commissione europea nell’ambito del Clean Industrial Deal State Aid Framework.
Il FerZ introduce meccanismi sofisticati come la figura dell’aggregatore, capace di costruire profili di consegna complessi. Secondo Silvia Concettini, esperta di diritto dell’energia, le prime procedure del FerZ difficilmente potranno partire prima del 2027.
Non si tratta di un semplice ritardo burocratico. Pablo López de Rego Lage, della Commissione europea, spiega che le aste competitive previste dal FerZ non assegneranno contingenti per tecnologia, ma definiranno un fabbisogno complessivo basato su profili contrattuali standard. I 15 GW di fotovoltaico citati nei documenti preparatori sono un’indicazione di scenario, non un contingente garantito. Durante la consultazione è emersa un’ipotesi di tre aste da 5 GW ciascuna, ma l’orizzonte di approvazione UE resta fissato all’inizio del 2027, con le prime aste non prima della seconda metà dello stesso anno.
Il paradosso dei prezzi
Mentre le regole si discutono, il mercato globale dei componenti ha già fatto i conti. Secondo l’International Technology Roadmap for Photovoltaic, i prezzi dei moduli si sono stabilizzati attorno a 0,09 dollari per watt-picco alla fine del 2025, con un aumento di circa 0,01 dollari rispetto al punto più basso del 2024. Non è più la discesa vertiginosa degli anni scorsi, ma nemmeno un’inversione di tendenza strutturale: la capacità produttiva globale per polisilicio, lingotti e wafer ha superato i 1.230 GWp, un eccesso che tiene i prezzi compressi.
In un mercato dove i moduli costano meno di 10 centesimi al watt, il vero collo di bottiglia non è più il costo della tecnologia. È la capacità di un paese di autorizzare, allacciare e far funzionare gli impianti in tempi certi.
Chi costruisce senza aspettare
La Romania ha capito che la competitività del solare oggi non si misura in incentivi, ma in prevedibilità. Un PPA firmato oggi a 50 euro al megawattora è più utile di un’asta annunciata per il 2028. Paesi come Italia, Francia e Germania stanziano programmi pubblici per l’agrivoltaico, una nicchia promettente ma che da sola non basta a colmare i volumi necessari per la decarbonizzazione.
Il dato da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è la data di pubblicazione del FerZ in Gazzetta Ufficiale, ma il differenziale tra i gigawatt annunciati e quelli effettivamente allacciati alla rete. In Romania, quel differenziale si sta chiudendo. In Italia, non ha ancora cominciato ad aprirsi.




