Romania: 120 euro per megawattora alle imprese che non raggiungono il 42% di idrogeno verde entro il 2030
È una notizia arrivata a fine agosto ma con l’orizzonte fissato al 2030: la Romania ha deciso di multare le imprese industriali che non rispetteranno l’obbligo del 42% di idrogeno verde. Il disegno di legge approvato dal Senato rumeno prevede una sanzione di circa 120 euro per ogni megawattora mancante, come segnalato il 25 agosto da Hydrogen Insight. È il primo paese dell’Unione europea a trasformare un target di idrogeno rinnovabile in un debito per chi non lo raggiunge.
La multa che rende l’obiettivo un debito
Il meccanismo è semplice nella forma: se un’impresa consuma meno idrogeno verde di quanto previsto, paga. Non un mancato incentivo, ma una sanzione vera e propria. Secondo la normativa sostenuta dal Senato, le imprese industriali rumene potrebbero pagare circa 120 euro per ogni megawattora di idrogeno verde mancante rispetto al target del 42% dal 2030. Il testo, che modifica il recepimento delle norme Ue, introduce sanzioni anche per i fornitori di carburante che non rispettano il target separato dell’1% di RFNBO nei trasporti.
Il dato sposta il costo della transizione dal regolatore all’industria. La Romania non dice «ti aiuto a decarbonizzare», dice «se non lo fai, paghi». Ma la domanda che resta aperta è più concreta: chi produrrà l’idrogeno che eviterà quelle multe? Senza offerta, il target non è un obiettivo ma una passività.
Il paradosso rumeno: obbligo pieno, produzione dimezzata
Proprio qui si apre il paradosso. Da un lato Bucarest impone un obbligo pieno e sanzionabile. Dall’altro una nuova bozza della strategia nazionale ha quasi dimezzato gli obiettivi di produzione di idrogeno rinnovabile, a causa delle aspettative di domanda più basse da trasporti e generazione elettrica. Non è un dettaglio tecnico: significa che l’obbligo del 42% rischia di essere scritto due volte, in direzioni opposte. L’industria deve comprare idrogeno verde; il paese pianifica di produrne meno.
Lo scorso giugno, sempre secondo Argus Media, la Romania era diventata il primo paese dell’Ue a passare una legge che obbliga i consumatori industriali a rispettare il mandato. Quella mossa era stata letta come un segnale di leadership. Ma si scontra con i numeri della stessa strategia nazionale. Se la produzione attesa cala, il divario tra offerta e obbligo cresce, e con esso il rischio di multa. Le imprese rumene non dovranno solo decarbonizzare: dovranno farlo in un mercato dove l’idrogeno verde potrebbe scarseggiare e costare caro. La sanzione, in questo scenario, non è un incentivo, ma un trasferimento di rischio.
Il 2030, intanto, si avvicina. Un target del 42% con una produzione rivista al ribasso somiglia a un conto già scritto: chi non trova fornitori paga, e il produttore che non c’è non paga nulla. E l’Italia?
Italia: il recepimento formale della RED III
Mentre Bucarest sceglie la multa, Roma ha formalmente recepito la direttiva europea sulle energie rinnovabili RED III, ripristinando obiettivi vincolanti per i combustibili rinnovabili di origine non biologica, incluso l’idrogeno rinnovabile, sia nell’industria sia nei trasporti. Lo riferisce l’Osservatorio europeo per l’idrogeno pulito. Nessuna sanzione annunciata, almeno per ora, ma un recepimento formale.
Il contrasto è netto: da una parte la multa, dall’altra la direttiva. Ma la domanda di fondo è la stessa: con quali risorse e con che tempi? Resta aperto se il vincolo si tradurrà in produzione o solo in sanzioni. La multa non produce idrogeno. Per le imprese rumene il 2030 è già un conto alla rovescia: il target sopravviverà alla realtà dei numeri?




