Il 66% dei progetti aggiudicati nell’ultima asta francese sono interventi di repowering su torri già esistenti
Due progetti eolici su tre, in Francia, non nascono dove non c’era nulla. Sorgono dove il vento lo si raccoglieva già, solo con macchine più vecchie. L’ultima asta onshore francese ha assegnato 0,8 GW di nuova capacità, ma il dato che sposta il baricentro è un altro: il 66% dei progetti aggiudicati sono interventi di repowering. Pale nuove su torri già installate, stesse strade di accesso, stesse connessioni di rete.
Più potenza senza occupare un metro quadro in più.
Dieci euro in meno possono cambiare una curva
Il prezzo medio di aggiudicazione è sceso a 77€/MWh, circa dieci euro sotto i round recenti. È il prezzo medio di aggiudicazione più basso registrato nelle aste onshore francesi da quando la competizione si è fatta più serrata. L’asta era sovrasottoscritta: 2,4 GW di progetti hanno chiesto di entrare a fronte di 0,8 GW disponibili. Il meccanismo competitivo stringe i prezzi, certo, ma il calo viene in gran parte dalla maturità dei siti ripotenziabili. Dove il vento si conosce già, i costi di capitale e manutenzione si riducono, e le offerte possono scendere.
Per dare una scala, le stime di costo energetico raccolte da WindEurope indicano che un nuovo impianto nucleare in Germania costerebbe tra 139 e 490€/MWh; il gas di nuova costruzione tra 109 e 187€/MWh; il carbone tra 173 e 293€/MWh; la lignite tra 151 e 257€/MWh. Significa che un megawattora eolico onshore oggi si aggiudica a meno della metà del costo minimo del nucleare e a un terzo del carbone. Senza considerare i tempi di realizzazione.
«La Francia sta comprimendo in due piccole aste una pipeline onshore enorme, e questo abbassa i prezzi. Ma il dato reale è che gli sviluppatori stanno correndo verso il cancello. La pipeline onshore francese è un asset enorme. L’Europa vuole finalmente passare dai combustibili fossili importati all’elettricità domestica. Industria, edifici e trasporti francesi hanno bisogno di elettricità competitiva su larga scala. L’eolico onshore può fornirla, ma servirà una pianificazione pluriennale seria delle aste», è il commento di Pierre Tardieu, chief policy officer di WindEurope.
Il paradosso del nuovo che c’è già
Nel 2025, il 94% della nuova capacità eolica europea è stato costruito a terra. E le previsioni dicono che l’onshore rappresenterà quasi l’80% delle installazioni eoliche in Europa tra 2026 e 2030. Il motore della crescita non sono solo i nuovi parchi, ma la sostituzione silenziosa delle macchine. La Francia ha appena ottenuto dalla Commissione europea il via libera a uno schema di aiuti da 63 miliardi di euro per undici parchi offshore, con una durata di 25 anni. L’eolico in mare cattura l’attenzione politica, quello a terra muove i numeri veri.
La Germania, intanto, ha autorizzato 21 GW di progetti onshore nel solo 2025. Nell’asta parallela il prezzo medio tedesco è sceso a 51€/MWh, più basso di quello francese anche per via di un maggiore volume messo a gara.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è quanti gigawatt si aggiudicano ogni trimestre. È la quota di repowering sulla nuova capacità, e se quella quota continuerà a crescere mentre i prezzi scendono. La ricetta più efficace per la transizione non è in mare aperto o in un nuovo campo: è già installata. Basta cambiarle le pale.




