La Commissione vuole reintrodurre le quote gratuite eliminate gradualmente e allungare la fase di uscita fino al 2038
Mancano poco più di due settimane alla chiusura di una consultazione che vale 6 miliardi di euro in quote gratuite in più per l’industria. La Commissione europea ha aperto lo scorso 25 agosto la consultazione sulle due proposte con cui intende aumentare le quote ETS gratuite per il periodo 2026-2030 e semplificare il monitoraggio delle emissioni del trasporto marittimo. Il paradosso è tutto qui: il Carbon Border Adjustment Mechanism, che avrebbe dovuto accompagnare l’uscita dalle quote gratuite, convive con una proposta che ne reintroduce una parte e allunga la fase di eliminazione fino al 2038.
Fino al 19 ottobre si potranno inviare osservazioni. Non è un dettaglio tecnico: dietro i benchmark c’è un trasferimento di risorse esplicito.
Sei miliardi per coprire il 75%
Una proposta separata sui benchmark punta ad aumentare l’allocazione gratuita all’industria di 6 miliardi di euro per il periodo 2026-2030. Con i parametri di riferimento proposti, l’industria continuerà a ricevere in media quote gratuite che coprono circa il 75% delle sue emissioni. In altre parole, l’industria europea manterrebbe quote gratuite per circa il 75% delle emissioni nel quinquennio 2026-2030. È una copertura molto ampia, soprattutto se si pensa che il CBAM doveva servire proprio a ridurla.
Un punto va chiarito: la proposta non è ancora un atto vincolante, è in consultazione. Ma l’indirizzo è esplicito. I 6 miliardi e il 75% di copertura non derivano da un tecnicismo statistico, bensì da una scelta distributiva: quanto del costo della decarbonizzazione resta alle imprese e quanto viene spostato altrove. La Commissione ha scelto di proteggere l’industria, mentre chi opera fuori dal perimetro industriale resta in una posizione più esposta.
Il passaggio più controverso arriva però dal calendario. Per i settori coperti dal Carbon Border Adjustment Mechanism, il 15% delle quote gratuite eliminate gradualmente verrebbe reintrodotto dal 2028, rallentando l’ingresso del CBAM e allungando l’eliminazione delle quote gratuite al 2038 per gestire il rischio residuo di rilocalizzazione delle emissioni. Bruxelles non si limita ad aumentare le quote nel breve periodo: riscrive la fase di uscita.
Gli esclusi: navi europee e verificatori in attesa
Per chi sta fuori dal perimetro industriale il quadro è diverso. L’inclusione del trasporto marittimo nell’EU ETS ha sollevato timori che gli operatori UE affrontino uno svantaggio competitivo rispetto ai concorrenti extra-UE. In compenso, le proposte prevedono per le navi un solo ciclo di monitoraggio, comunicazione e verifica: una semplificazione utile, ma che non cancella la paura di essere svantaggiati sulle rotte che toccano porti fuori dall’Unione. Il contrasto è netto: da una parte l’industria coperta al 75%, dall’altra gli armatori che devono accettare un sistema di monitoraggio semplificato ma non ancora competitivo.
Anche per i verificatori CBAM il calendario è stringente. La Commissione ha pubblicato linee guida su come implementare il CBAM, con istruzioni per verificatori e organismi di accreditamento. I verificatori devono registrarsi nel CBAM Registry entro due mesi dal ricevimento dell’accreditamento: la finestra si è aperta il 1° settembre scorso. A partire da gennaio 2027 emetteranno i rapporti di verifica nel registro, permettendo agli importatori di usare emissioni effettive verificate per completare la dichiarazione CBAM.
Il 19 ottobre e le domande senza risposta
Le osservazioni possono essere inviate fino al 19 ottobre. La consultazione è ancora aperta, ma il calendario non aspetta: dal 2027 i rapporti di verifica entreranno nel registro CBAM, mentre la proposta sui benchmark, se confermata, vale 6 miliardi fino al 2030 e allunga la fase di eliminazione fino al 2038. In assenza di modifiche, l’impianto resterebbe quello disegnato dalla Commissione: più quote, più tempo, meno pressione. Riusciranno le osservazioni a cambiare le carte in tavola, o la consultazione è soltanto una formalità?
La transizione europea si sta giocando su un paradosso: quote gratuite estese e un meccanismo di frontiera che fatica a decollare. Cosa accadrà dopo il 19 ottobre dirà se l’industria ha avuto una vittoria duratura o se l’architettura climatica dell’UE resta incompiuta.




