Il rialzo accumulato dall’inizio del 2026 è dell’85,86%, spinto dal caldo estremo e dalla domanda di raffrescamento
Da inizio 2026, secondo la serie storica di Trading Economics sul prezzo elettrico italiano, il rialzo accumulato è di 94,33 EUR/MWh, pari all’85,86%. Non è una percentuale da bollettino: è la velocità con cui il mercato italiano si è riportato vicino ai massimi della crisi del gas. Mentre si osservano i risultati dei mercati del gas della settimana 38/2026 pubblicati da GME il 21 settembre scorso, la domanda non è più se il picco sia arrivato, ma se sia già alle spalle. La finestra di osservazione non è casuale: i numeri del gas sono la lente con cui leggere quanto della risalita elettrica sia destinata a durare.
85,86% in otto mesi: il prezzo che riporta al 2022
Il massimo assoluto, sempre secondo la serie storica di Trading Economics, resta quello del settembre 2022 a 815,57 EUR/MWh. I 94,33 EUR/MWh non sono il livello attuale del prezzo, ma la variazione accumulata dall’inizio dell’anno. È una misura di velocità, non di livello: dice quanto rapidamente il mercato si è mosso, non quanto sia distante dal record assoluto. Secondo l’analisi di Ember del 13 agosto, i prezzi day-ahead in Italia e in Spagna hanno raggiunto i picchi più alti dalla crisi del gas dell’inverno 2022/23. In Spagna la dinamica è parallela, a conferma che non si tratta di un’anomalia italiana ma di un fenomeno che attraversa il Mediterraneo.
La domanda che resta aperta è cosa abbia spinto il mercato fino a questo punto.
Il +28% di domanda che accende il mercato
La risposta sta in una coincidenza micidiale: caldo estremo e domanda di raffrescamento. Nelle ondate di calore iniziate a fine giugno, la domanda giornaliera di energia in Italia è aumentata fino al 28% rispetto alla settimana 13-19 giugno. Lo riporta la stessa analisi di Ember, mettendo in fila un meccanismo noto: il day-ahead, cioè il prezzo che si forma nelle aste del giorno precedente, è il primo a incorporare la domanda prevista. Se il fabbisogno sale rapidamente, il prezzo segue.
Il confronto con la settimana 13-19 giugno serve a isolare l’effetto termico su una base non estiva. Un aumento di domanda di questa portata non si scarica solo sul parco di generazione, ma si traduce immediatamente nei prezzi. In Italia e in Spagna il risultato è stato lo stesso: valori che rimandano ai trimestri più tesi del 2022/23. Non è una crisi di quantità, ma una crisi di prezzo, innescata dalla rapidità con cui la domanda si è accesa.
GME, settimana 38: il gas parla ancora
Con i risultati dei mercati del gas della settimana 38/2026, pubblicati il 21 settembre scorso, la domanda operativa cambia: non è più se il picco sia arrivato, ma se sia alle spalle. I numeri di GME arrivano dopo settimane in cui il prezzo elettrico italiano si è mosso al rialzo, sospinto dalla domanda estiva e dall’esposizione al prezzo del gas. La settimana 38 non offre una risposta definitiva, ma è il punto di verifica più recente per capire se la pressione si sta allentando.
Per chi installa o gestisce impianti, il rialzo non è solo un dato di mercato: è la conferma che la domanda da raffrescamento e l’esposizione al prezzo del gas possono riportare il sistema a livelli critici nel giro di poche settimane. Il punto, per chi deve dimensionare un impianto o scegliere una tariffa indicizzata, è che un’estate calda può spostare i prezzi day-ahead in modo rapido, e il gas resta il moltiplicatore di fondo. I dati della settimana 38 servono a capire se quel moltiplicatore sta ancora agendo o se il mercato ha assorbito il colpo. Prepararsi a convivere con questa volatilità o sperare in un autunno mite è una scelta operativa, non una previsione.




