L’eccesso di offerta in Europa e le scorte accumulate bloccano ogni possibile rialzo

0,113 dollari per watt. È il prezzo spot dei moduli TOPCon FOB Cina, rimasto identico a 0,113 $/W anche questa settimana, secondo il benchmark cinese di OPIS. Un’immobilità che sfida la logica, perché dallo scorso 1° aprile il governo cinese ha cancellato i rimborsi IVA per l’esportazione di prodotti fotovoltaici. Il costo per gli esportatori è aumentato, le agevolazioni fiscali sono scomparse, ma i prezzi non si sono mossi. O quasi: l’unico cedimento, piccolo ma significativo, arriva dai contratti forward per il quarto trimestre del 2026, scesi dello 0,88% su base settimanale proprio fino a toccare quello stesso identico valore spot: 0,113 $/W.

Un paradosso cinese: costi su, prezzi giù (anzi, fermi)

Lo scorso gennaio il Consiglio di Stato cinese ha ufficializzato la fine di un regime fiscale favorevole: a partire dal 1° aprile 2026 i rimborsi dell’IVA all’esportazione sui prodotti fotovoltaici non sarebbero più stati riconosciuti. Una misura attesa, che avrebbe dovuto tradursi in un immediato rincaro dei listini FOB Cina. Invece no. Il dato OPIS fotografa un mercato dove il prezzo spot dei moduli TOPCon è rimasto inchiodato settimana dopo settimana, impermeabile a uno shock di costo che per i produttori è reale e misurabile.

Qualcosa però si muove sotto la superficie. I prezzi forward per le spedizioni del quarto trimestre 2026 hanno cominciato a cedere, sia pure di un modesto 0,88%. Un arretramento che potrebbe preludere a un aggiustamento più ampio, ma che per ora non scalfisce la calma piatta del mercato fisico. Nel frattempo, un segnale di ben altra portata arriva da un big player cinese, tra i primi dieci produttori mondiali, che ha annunciato la conversione di uno dei suoi impianti alla tecnologia back-contact: 6,3 GW di capacità di celle TOPCon, 1 GW di celle PERC e 3,5 GW di capacità moduli verranno aggiornati, senza aggiungere nuova capacità produttiva. Un investimento che suona come una scommessa sul futuro, mentre il presente resta bloccato in una palude di eccesso di offerta.

Ma cosa tiene i prezzi inchiodati nonostante l’aumento dei costi per gli esportatori? La risposta arriva dall’Europa.

L’Europa nuota nei moduli

Dalla Cina all’Europa, il fronte dei prezzi si gioca sulle sponde dell’Atlantico. Il mercato europeo del solare nel 2026 resta strutturalmente in eccesso di offerta e le grandi scorte accumulate negli ultimi due anni continuano a pesare sui listini. Una montagna di moduli, finita nei magazzini dei distributori e degli installatori durante la corsa all’accumulo del 2024-2025, che oggi fa da cuscinetto a qualsiasi tentazione di rialzo dei prezzi.

La domanda, dal canto suo, non aiuta. Nel 2025 le aggiunte di capacità combinate nei cinque maggiori mercati europei—Germania, Spagna, Italia, Francia e Polonia—sono aumentate di meno del 2% su base annua, secondo i dati riportati da InfoLink. Un incremento anemico, che mal si concilia con il volume di prodotto in cerca di uno sbocco commerciale. I numeri OPIS confermano questa debolezza: i moduli TOPCon importati da 600 W e oltre sono stati valutati a 0,108 €/W DDP Europa, mentre i prezzi EXW per i moduli da 450 W e inferiori sono rimasti invariati a 0,111 €/W. Valori che, convertiti in dollari, riflettono la stessa pressione ribassista che si respira sul mercato cinese.

Eppure, mentre il mercato annega nell’offerta, una mossa tecnologica silenziosa potrebbe cambiare le carte in tavola.

BC: la scommessa da 1,4 miliardi

Dalla palude dell’eccesso di offerta, i grandi produttori cinesi guardano avanti e investono miliardi sul back-contact. La notizia più recente è l’annuncio di TCL Zhonghuan, che converte 20 GW di capacità di celle TOPCon in linee di produzione BC con un investimento di 1,4 miliardi di CNY. Non un ampliamento di capacità, bensì una trasformazione selettiva: si prendono linee esistenti e le si riconverte, spostando la frontiera tecnologica senza immettere nuovi gigawatt sul mercato.

La direzione di marcia è chiara. Già lo scorso anno, l’analisi di CRU stimava che la tecnologia back-contact raggiungerà la parità di costo con il TOPCon prima della fine del decennio. Quando quel punto di equilibrio verrà toccato, i moduli BC potranno competere sul prezzo, e a quel punto chi non avrà investito nella conversione si troverà con asset produttivi che valgono meno del costo operativo. Chi come TCL Zhonghuan si muove ora, con un investimento rilevantissimo ma concentrato, cerca di anticipare il sorpasso tecnologico e di posizionarsi sul segmento premium prima che la forbice dei prezzi si chiuda definitivamente.

La conversione annunciata nelle scorse settimane dal produttore top-10 non fa che rafforzare questo segnale: il settore sta spostando risorse verso il BC mentre il TOPCon, già commodity, vede comprimersi i margini. E se la parità di costo con il BC arriverà più in fretta del previsto, la pressione sui prezzi dei moduli tradizionali diventerà insostenibile. Il lieve cedimento dei forward per il Q4 2026, da 0,114 a 0,113 $/W, potrebbe essere solo il primo sassolino di una valanga.

Tenete d’occhio i prezzi forward FOB Cina per il quarto trimestre: se scendono sotto 0,11 $/W, la parità di costo con il back-contact arriverà più velocemente del previsto, e la stabilità di oggi si rivelerà un miraggio.