Ampliamento da marzo 2026 a fine 2027: capacità da 98 a 193 milioni di galloni
Circa il 30% del mais da campo statunitense finisce ogni anno in un serbatoio, non in un piatto. A Shelbyville, Indiana, da marzo 2026 i cantieri sono aperti per raddoppiare un impianto che di quel mais farà etanolo: lo scorso gennaio POET ha annunciato l’espansione di POET Bioprocessing-Shelbyville, portando la capacità di produzione di bioetanolo da 98 a 193 milioni di galloni. Non è un annuncio sulla carta: la costruzione è partita a marzo, dovrebbe concludersi nel quarto trimestre del 2027, e porterà 20 nuovi posti di lavoro a tempo pieno e una nuova domanda di 32 milioni di bushel di mais.
Il cantiere che raddoppia la scommessa sul mais
L’impianto non è una realtà sorta ieri. POET Bioprocessing – Shelbyville ha iniziato le operazioni nel maggio 2020 e consuma circa 28 milioni di bushel di mais coltivato localmente per produrre 98 milioni di galloni di bioetanolo all’anno. Il raddoppio, quindi, non trasforma un sito marginale: ne fa un nodo della domanda di mais dell’Indiana, con una capacità che passa a 193 milioni di galloni e un fabbisogno che sale di 32 milioni di bushel. I lavori cominciati a marzo 2026 si protrarranno fino alla fine del 2027. Per chi segue la filiera, la data del cantiere conta quanto quella dell’annuncio: tra il piano e l’inaugurazione passano quasi due anni, mentre l’impianto continua a girare con la sua capacità attuale.
Shelbyville non è un caso isolato. POET Bioprocessing-Shelbyville è, secondo la stampa di settore, uno dei sei impianti sottoposti a grandi ampliamenti negli Stati Uniti. E POET, che si presenta come il più grande produttore mondiale di biocarburanti, con l’acquisizione annunciata in Tennessee raggiunge 35 stabilimenti e 3,1 miliardi di galloni di capacità. In questo contesto, aumentare la capacità non è un’eccezione: è una direzione di marcia.
Chi vince e chi perde nella filiera del mais
Per capire chi incassa la scommessa basta seguire il mais. Secondo la National Corn Growers Association, l’etanolo è il secondo maggiore acquirente di mais statunitense: per gli agricoltori dell’Indiana, un impianto che raddoppia significa una domanda in più che non dipende dai contratti d’export. Secondo i documenti dell’espansione, il progetto crea una domanda stabile e domestica per 32 milioni di bushel aggiuntivi di mais dell’Indiana ogni anno. È il lato che piace ai produttori: un acquirente interno, stabile, per i bushel in più.
Il rovescio è che la filiera sta già girando a piena capacità. Nel 2025 le bioraffinerie statunitensi hanno trasformato un record di 5,7 miliardi di bushel di mais, portando 24 miliardi di dollari di grano a 36 miliardi di dollari tra carburante e coprodotti, con un aumento di valore del 50%. E la capacità produttiva totale degli Stati Uniti, secondo la Renewable Fuels Association, ha raggiunto il record di 18,5 miliardi di galloni. Ogni record nasconde una fragilità: più capacità e più domanda di mais significano anche più esposizione al prezzo della materia prima e ai margini di trasformazione, in un mercato in cui l’etanolo compete con l’alimentazione animale e con le esportazioni.
Chi resta esposto, in questo schema, sono i margini delle stesse bioraffinerie: se il mais costa caro, il raddoppio di Shelbyville non si traduce automaticamente in profitti. E se la domanda di etanolo rallenta, la capacità record non fa sconti. Il mais non distingue tra un bushel destinato a un serbatoio e uno destinato a una mangiatoia: il prezzo, invece, sì.
La domanda che resta aperta
Se i record si sommano, la tensione non si scarica. A Shelbyville i lavori sono partiti, la domanda aggiuntiva di mais è già definita, e la capacità nazionale continua a salire. La vera domanda non è se l’impianto raddoppierà — lo farà, salvo sorprese — ma se il sistema mais-etanolo americano reggerà il prossimo scossone dei prezzi o resterà ostaggio di una scommessa sempre più grande.




