BEE: impianti flessibilizzati fermi 1.000-2.000 ore, batterie stabili dal 2037
Il piano di sviluppo della rete tedesco assume 3.000 ore di pieno carico all’anno per la bioenergia. Ma gli impianti flessibilizzati, nella realtà, si fermeranno tra 1.000 e 2.000 ore. È il nodo centrale della presa di posizione che il Bundesverband Erneuerbare Energie (BEE) ha pubblicato a fine agosto sul secondo draft del Netzentwicklungsplan Strom 2025-2037/2045.
Un conto che non torna: le ore fantasma della bioenergia
Il dato di partenza non è un dettaglio tecnico. È il sintomo di una pianificazione che fatica a stare al passo con la flessibilità reale del sistema. Le ore di pieno carico sono il parametro che lega la potenza installata all’energia effettivamente prodotta: se cambia questo numero, cambia il contributo che una fonte può dare alla copertura della domanda e alla risoluzione dei colli di bottiglia. Lo si vede anche nel modo in cui il BEE accoglie le altre ipotesi: per l’eolico onshore, le ore di pieno carico attese sono state alzate di 200 ore all’anno rispetto al quadro di scenario del 2023, arrivando a 2.600 e 2.700 ore. Un aggiustamento che l’associazione giudica positivo.
Ma sulla bioenergia la distanza tra piano e realtà restava ampia. Nel NEP, la bioenergia è trattata con 3.000 ore di pieno carico. Il BEE contesta questa scelta: la modalità di funzionamento reale degli impianti flessibilizzati si collocherà piuttosto tra 1.000 e 2.000 ore. La differenza è strutturale. Un numero di ore di pieno carico più alto descrive una fonte che produce con più continuità, quindi con un profilo di immissione in rete più prevedibile. Se la realtà è più intermittente, il sistema dovrà coprire i vuoti con altre risorse flessibili. E una pianificazione che non fotografa questa intermittenza rischia di sottostimare il contributo che le flessibilità devono dare alla rete, sovradimensionando di conseguenza gli investimenti in infrastrutture.
La bioenergia, però, non è l’unico punto cieco.
Il paradosso delle batterie ferme al 2037
Se le ore di pieno carico sono sbagliate, la conseguenza è una rete disegnata per un mondo che non esisterà. Il paradosso emerge con i grandi sistemi di accumulo. Il BEE osserva che, nel NEP, per le grandi batterie non è previsto alcun ulteriore sviluppo a partire dal 2037. In una rete che avrà sempre più bisogno di spostare energia nel tempo, è una scelta che frena la tecnologia più dinamica del sistema. Tanto più che uno studio commissionato dal Bundesverband Solarwirtschaft e condotto dall’istituto Enervis ha già rilevato un allungamento della durata di accumulo delle batterie da 2 a 3-4 ore: le batterie stanno diventando più capaci, non meno necessarie.
Il discorso si estende agli elettrolizzatori. Il BEE ritiene che le capacità di elettrolisi assunte nel piano, soprattutto per il 2045, restino troppo basse. È la stessa logica: se le tecnologie di flessibilità non vengono integrate nella base di calcolo, il piano finisce per ignorare le opzioni più economiche per limitare le congestioni. Per il BEE, come sintetizza il dottor Falken-Großer, Speicher e consumatori flessibili eviteranno congestioni, ridurranno il redispatch e limiteranno quindi l’espansione della rete: questi potenziali devono essere rappresentati realisticamente nel NEP. L’associazione chiede che le flessibilità siano integrate sistematicamente nella pianificazione dell’espansione: sovraccarico, batterie di accumulo, carichi flessibili ed elettrolizzatori modellati come opzioni utili alla rete.
La consultazione è chiusa: ora l’asticella è sulle flessibilità
La consultazione del secondo draft si è chiusa il 24 luglio 2026, dopo essere stata avviata il 12 giugno. La Bundesnetzagentur aveva aperto la consultazione del secondo draft del NEP Strom il 12 giugno; i documenti sono rimasti esposti a Bonn fino al 24 luglio. Ora la parola passa all’autorità di regolazione, che dovrà decidere se accogliere le osservazioni del BEE.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è il 2037. Se dal piano definitivo non scomparirà lo stop all’espansione dei grandi accumulatori, vorrà dire che la pianificazione avrà scelto di ignorare la flessibilità più economica. E i 365-392 miliardi di euro di investimenti stimati fino al 2045 potrebbero rivelarsi una cifra costruita su una rete più costosa del necessario.
Quale flessibilità entrerà davvero nel piano definitivo?




