A inizio agosto, un lettore di Vaielettrico raccontava un caso che riassume il paradosso dei parcheggi fotovoltaici: la sua azienda ha coperto interamente il parcheggio con struttura e pannelli per 1.000 posti auto, ma per i dipendenti non è stata prevista nemmeno una colonnina. In parallelo, chi progetta impianti faceva un conto semplice: per un’azienda che consuma 250.000 kWh l’anno, una pensilina da 200 kWp coprirebbe il 96% del fabbisogno. La tecnologia non è il problema. Il problema sta nelle regole e in chi può usare l’energia.
La pensilina che vale il 96% dei consumi
Secondo i calcoli diffusi da Legacoop Romagna, per un’azienda con consumo elettrico annuo di 250.000 kWh un impianto da 200 kWp di potenza di picco su pensilina – circa 1.500 metri quadrati, tra 45 e 60 posti auto coperti – coprirebbe il 96% del fabbisogno energetico. Non è una stima da laboratorio: è il dimensionamento tipico di un impianto su parcheggio aziendale, dove la superficie piana e priva di ombreggiamenti consente di installare pannelli con orientamento e inclinazione corretti. Il 96% non è un dettaglio: significa che l’autoconsumo può assorbire quasi tutta l’energia prodotta sopra le auto, riducendo in modo sostanziale la bolletta elettrica.
Su una spesa stimata di 260.000 euro, il contributo pubblico sarebbe di circa 91.000 euro, vicino al tetto massimo previsto dal bando. Per chi consuma davvero l’energia prodotta in autoconsumo, il ritorno è concreto. Eppure, se i numeri tornano, perché non è già la normalità? La risposta sta nel dettaglio di un bando regionale che, pur in presenza di risorse pubbliche molto più ampie, limita il singolo contributo ben al di sotto del costo di molti impianti di media dimensione.
Centomila euro e una colonnina per pochi
Il bando dell’Emilia-Romagna prevede un contributo a fondo perduto nella misura massima del 35% della spesa ritenuta ammissibile, con un tetto che non può comunque superare i 100.000 euro. In un quadro di risorse molto più ampio, il limite è un paradosso gestionale: il piano triennale di attuazione 2022-2024 del Piano energetico regionale 2030, presentato dall’assessore regionale allo sviluppo economico Vincenzo Colla alla commissione politiche economiche, può contare su 4,5 miliardi di euro di risorse pubbliche – poco più di 2 miliardi dal Pnrr, 1,7 miliardi dallo Stato, 301 milioni dal Fesr, 58 milioni dal Fse e 423 milioni dalla stessa Regione. Eppure il singolo progetto si ferma a un contributo che, come nel calcolo precedente, copre una fetta rilevante ma non può sostenere impianti di grande taglia.
Poi c’è il caso raccontato dal dipendente su Vaielettrico. La sua azienda ha coperto interamente il parcheggio con struttura e pannelli fotovoltaici per 1.000 posti auto. Ma per i dipendenti non ha previsto colonnine di ricarica: «Zero», scrive. Dentro l’azienda risultano installate una decina di colonnine, ad uso esclusivo della dirigenza. È qui che il sostegno pubblico, pensato per accelerare la diffusione delle rinnovabili, si scontra con una scelta di gestione: l’energia prodotta dal parcheggio c’è, ma l’accesso alla ricarica non è distribuito. Il tetto di 100.000 euro e la destinazione esclusiva delle colonnine sono due facce dello stesso limite: non basta installare pannelli, serve anche decidere chi potrà usarli.
Mentre la Francia firma contratti da 180.000 posti
Il caso francese non è un paragone calzante? In realtà mostra una direzione industriale già avviata. GreenYellow ha firmato con Carrefour un contratto ventennale che prevede l’installazione di pensiline fotovoltaiche sui parcheggi di 90 ipermercati e 260 supermercati, per un totale di quasi 180.000 posti auto solarizzati. Non si tratta di un prototipo o di un progetto pilota: è un accordo commerciale di lungo periodo, un power purchase agreement che distribuisce rischio e resa tra chi produce e chi consuma.
Quello che cambia per chi progetta è la scala. Un parcheggio aziendale da 1.500 metri quadrati può essere ottimizzato e finanziato in parte con un contributo a fondo perduto; ma la prospettiva francese ragiona su centinaia di siti e centinaia di migliaia di posti auto, trasformando l’ombra dei parcheggi in una vera infrastruttura di generazione. L’Italia non è necessariamente in ritardo: è in una fase diversa, fatta di bandi regionali e di singole aziende. Ma il trade-off resta lo stesso.
Per chi installa o gestisce una pensilina, il messaggio è uno: progettare l’impianto è la parte facile; decidere chi potrà ricaricare è il vero trade-off. O si include l’accesso diffuso alle colonnine nel progetto, o il parcheggio solare resta una promessa dimezzata.




