Il sovrapprezzo rispetto al prezzo all’ingrosso scende a 1,76 euro a MWh, meno di un terzo rispetto alla gara precedente

1,76 euro a megawattora. È il Delta Spread che Nova Aeg ha messo sul piatto per la fornitura di energia elettrica agli enti della Regione Piemonte, un appalto da quasi 190 milioni di euro gestito dalla Società di committenza Regione Piemonte Spa. Rispetto alla precedente edizione della convenzione, il valore è sceso di quasi un euro — un’inezia in valore assoluto, ma un segnale preciso su come si sta trasformando la competizione tra i fornitori di energia per la pubblica amministrazione.

Il Delta che fa la differenza

Per chi non mastica la meccanica degli appalti elettrici, il Delta Spread è la componente fissa che il fornitore somma al Prezzo Unico Nazionale, l’indice PUN del GME che fotografa il costo all’ingrosso dell’energia scambiata sul mercato italiano. Ogni kilowattora fornito alla Regione verrà pagato al PUN del momento più quei 1,76 euro a megawattora. Il PUN oscilla, il Delta no: è il margine con cui il fornitore copre i costi di gestione e si gioca la redditività della commessa. Ed è anche l’unica leva su cui i concorrenti possono davvero sfidarsi in fase di offerta.

Per una fornitura che può arrivare fino a 700 GWh — il tetto indicato nell’aggiudicazione a Nova Aeg — ogni decimale del Delta si traduce in decine di migliaia di euro di risparmio o di costo per le casse pubbliche. A 1,76 €/MWh, la componente fissa incide per circa 1,23 milioni di euro sull’intero volume, lasciando alla volatilità del PUN il grosso dei 189.972.480 euro di valore complessivo della convenzione, IVA esclusa. La scadenza è fissata al 9 settembre 2026.

Il confronto con il passato dà la misura della compressione in atto. Nella precedente convenzione EE 16, assegnata nel novembre 2024, il Delta offerto era di 2,67 €/MWh. Nova Aeg ha limato 0,91 euro, riducendo il sovrapprezzo di oltre un terzo. In un mercato in cui i fornitori si muovono su margini risicatissimi, un taglio di questa entità non è solo una mossa di prezzo: è un posizionamento che punta a saturare il volume e a costruire una relazione stabile con l’ente appaltante, rinunciando a una fetta di margine immediato.

Quanto costa essere verdi (e chi lo offre)

La partita non si chiude sul Delta. La convenzione piemontese prevede la possibilità di acquisto opzionale di energia da fonte rinnovabile, un’opzione che gli enti possono attivare in fase di ordinativo. Nella precedente edizione, il sovrapprezzo per l’energia verde era fissato a 3,00 €/MWh — un costo aggiuntivo che, sommato al Delta, portava il differenziale rispetto al PUN a 5,67 €/MWh per chi sceglieva la fornitura certificata. La nuova convenzione mantiene l’opzione, ma il posizionamento di Nova Aeg su questo fronte è il vero nodo da sciogliere per chi dovrà compilare gli ordinativi nei prossimi mesi.

Il benchmark nazionale aiuta a inquadrare la posta in gioco. La gara Consip per la pubblica amministrazione prevede un’opzione verde con Garanzia di Origine, lo stesso meccanismo che certifica la provenienza rinnovabile dell’energia immessa in rete. La GO non garantisce che l’elettrone consumato arrivi fisicamente da un impianto pulito — il sistema elettrico non funziona così — ma assicura che per ogni megawattora prelevato ce ne sia uno equivalente prodotto da fonte rinnovabile e immesso da qualche parte nella rete. È uno strumento di contabilità ambientale, non di tracciamento fisico, e il suo costo dipende dal mercato delle Garanzie di Origine, che negli ultimi anni ha mostrato oscillazioni significative.

Dai conti al campo: il fotovoltaico di Vercelli

Dietro l’offerta di Nova Aeg c’è anche un investimento fisico che ancora la strategia commerciale a un asset produttivo reale. La società ha avviato il suo primo impianto fotovoltaico di proprietà, circa 4 MWp di potenza che sorgeranno in un’area industriale di Vercelli. Non è un parco solare da record, ma è il primo tassello di una filiera che va dall’autoproduzione alla fornitura diretta, accorciando la catena del valore e riducendo l’esposizione alle dinamiche del mercato all’ingrosso. Per un fornitore che si è appena aggiudicato un contratto fino a 700 GWh, quattro megawatt di picco sono una frazione minima del volume complessivo. Ma il segnale è chiaro: la qualità della fornitura — e la sua sostenibilità economica nel medio periodo — passa sempre più dal controllo diretto degli asset di generazione.

Per chi gestisce appalti pubblici dell’energia, il caso Piemonte disegna uno scenario in cui il risparmio sul Delta può convivere con l’investimento in generazione rinnovabile. La sfida aperta è sulla trasparenza dei costi e sulla qualità dell’energia fornita: sapere che dietro un’offerta aggressiva sul prezzo c’è un impianto in costruzione a Vercelli cambia la valutazione del rischio fornitore. Resta da vedere se questo modello — Delta compresso, opzione verde e autoproduzione — diventerà la norma per le gare pubbliche o se resterà un esperimento piemontese.