Causa da 506 milioni contro Nord Pool dopo fine monopolio e ingresso EPEX SPOT

Una quotazione sbagliata vale 506 milioni di corone norvegesi: è la causa che Kinect ha intentato contro Nord Pool. La vicenda, resa nota a fine agosto, non è un semplice contenzioso commerciale. A fine agosto, secondo Lukas Gresnigt, la Norvegia — un tempo pioniera nello sviluppo dei mercati energetici — risultava già in ritardo rispetto alla Danimarca. Il capo di EPEX SPOT indicava la Danimarca come pioniera nell’innovazione e nel trading algoritmico di energia nella regione nordica.

Il messaggio è chiaro: il contenzioso più costoso si intreccia con un problema di posizionamento strutturale. Ma perché la Norvegia, che per prima ha liberalizzato, è ora in coda? La risposta va cercata nelle fondamenta del mercato.

Un errore da 506 milioni di corone

Il numero da cui partire è 506 milioni di corone, non di euro: la valuta è quella norvegese. Kinect accusa Nord Pool di una quotazione errata e chiede il risarcimento. È una cifra che dà la misura della posta in gioco nel mercato elettrico della regione nordica, dove anche un singolo errore di prezzo può tradursi in un’esposizione da centinaia di milioni.

Il dato va però letto insieme a un altro elemento. Secondo Lukas Gresnigt, la Norvegia — che un tempo aveva aperto la strada allo sviluppo dei mercati energetici — si trova oggi a inseguire la Danimarca. Il capo di EPEX SPOT punta il dito sulla direzione presa dai danesi: innovazione e trading algoritmico. Non è una questione di orgoglio nazionale, ma di chi attrae operatori, liquidità e tecnologia.

Dal monopolio del 1991 alla licenza che lo chiude

La Norvegia ha inventato questo mercato. Già nel 1991, la deregolamentazione del mercato elettrico norvegese pose le basi per la creazione di Statnett Marked nel 1993. Statnett Marked era il nome dell’azienda durante le prime fasi della deregolamentazione elettrica in Norvegia. In altre parole: il punto di partenza, quasi trentacinque anni fa, è stato norvegese. Ma quel punto di partenza è diventato, con il tempo, una gabbia.

Nord Pool, di proprietà di maggioranza di Euronext, ha goduto a lungo di un monopolio regionale. A rompere lo schema è stata la licenza concessa a EPEX SPOT. L’autorità di regolazione norvegese NVE ha spiegato che il permesso avrebbe posto fine a un lungo monopolio regionale e avrebbe aumentato la concorrenza tra le piattaforme di scambio di energia elettrica spot. EPEX SPOT è così entrata nel mercato norvegese ponendo fine al monopolio di Nord Pool.

Il passaggio non è solo amministrativo. Se il monopolio finisce, la competizione non si gioca più soltanto sulla licenza, ma sulla capacità di attrarre flussi e di renderli efficienti. E qui la tecnologia fa la differenza.

L’algoritmo danese attraversa il confine

Con la fine del monopolio, il mercato non si misura più in licenze ma in millisecondi. Nel rapporto annuale 2020 di EPEX SPOT si legge che molte aziende innovative dei paesi nordici stanno entrando nei mercati di EPEX SPOT, e che le aziende danesi contribuiscono in larga misura a questa tendenza. Queste aziende si collegano al sistema Intraday M7 di EPEX SPOT tramite API avanzate, automatizzando i processi di trading. Il confine non è più fisico: è un’API.

L’infrastruttura per competere, del resto, era già pronta da anni. EPEX SPOT ha lanciato il mercato intraday nordico nel maggio 2020 e il day-ahead nel giugno 2020. Sei anni dopo, quella capacità tecnologica è ciò che mette pressione agli operatori norvegesi: chi automatizza può entrare e operare con costi e velocità diversi rispetto a chi resta legato a flussi più tradizionali.

Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è quanto del volume già scambiato — 1.231,46 TWh nel 2025 sulle piattaforme di Nord Pool — si sposterà verso le piattaforme concorrenti quando l’ultimo vincolo normativo cadrà. Resta da vedere se la liquidità seguirà i bot danesi o se Oslo saprà recuperare il terreno perso.