L’accordo con Air Products arriva mentre l’obbligo olandese di quote RFNBO dal 2026 anticipa la direttiva RED III

14.000 tonnellate con un compratore

L’intesa trasforma un comunicato in un dato di mercato. Nel 2025 lo stabilimento di Nobian a Rotterdam è diventato il primo grande produttore europeo di idrogeno rinnovabile su larga scala a ricevere la certificazione ISCC EU per i combustibili rinnovabili di origine non biologica. La capacità annua supera le 14.000 tonnellate, pari a 1,68 PJ: in termini elettrolitici, secondo Nobian, equivale a un elettrolizzatore da 140 MW. Vale la pena tenere separati i piani: una cosa è la potenza, un’altra l’energia certificata in un anno, un’altra ancora il prezzo a cui quel flusso viene ritirato.

Air Products non è un acquirente marginale. Nell’esercizio fiscale 2025 ha registrato vendite per 12,0 miliardi di dollari e opera in circa 50 paesi; si presenta come il principale fornitore mondiale di idrogeno. Il fatto che un gruppo di queste dimensioni si leghi a un impianto certificato RFNBO dà al mercato un riferimento di volume e di controparte. Sul prezzo, l’annuncio non entra; si limita a fissare il flusso e la certificazione. Ma perché l’accordo conta davvero? La risposta non è nella chimica, è nella legge.

La molla non è verde, è obbligo

L’accordo di Rotterdam non nasce da una domanda spontanea di idrogeno a basse emissioni; nasce da scadenze legali. Entro il 2030, almeno l’1% dei carburanti per trasporto e il 42% dell’idrogeno utilizzato nell’industria nell’Unione europea dovranno provenire da fonti certificate RFNBO. È una soglia che sposta il problema dalla produzione alla certificazione: le tonnellate possono esistere da tempo, ma solo quelle certificate contano ai fini dell’obbligo.

I Paesi Bassi hanno scelto di anticipare i tempi. Secondo l’analisi legale di Dentons, pubblicata a gennaio 2025, l’Annual Obligation Act era atteso entrare in vigore nel corso del 2025 e prevedeva di imporre agli utilizzatori industriali di idrogeno di sostituire ogni anno una quota del proprio consumo con RFNBO a partire dal 1° gennaio 2026. Nella stessa lettura, la normativa olandese risponde alle esigenze di conformità anticipata alla direttiva RED III nei Paesi Bassi.

Qui la tesi prende corpo: la molla non è l’incentivo a decarbonizzare, ma l’obbligo di non restare fuori quota. Chi produce o utilizza idrogeno industriale sa che, da qui al 2030, una parte rilevante della domanda varrà solo se accompagnata da un certificato ISCC EU. La gara non è al megawatt annunciato, ma alla tonnellata certificata consegnata.

Oberhausen e i concorrenti in ritardo

Non solo Rotterdam. In Germania, nell’aprile dello scorso anno, Air Liquide è stata la prima azienda del paese a ricevere la certificazione ufficiale secondo lo schema ISCC EU per il suo elettrolizzatore da 20 MW a Oberhausen. È un ordine di grandezza diverso: l’impianto olandese, con una produzione annua di 14.000 tonnellate, equivale secondo Nobian a un elettrolizzatore da 140 MW. Il primato tedesco certificato vale venti megawatt; il riferimento olandese ne vale sette volte tanto.

Il confronto delinea i contorni della corsa alla certificazione: pochi impianti hanno già la carta in regola, molti altri sono ancora al traguardo delle dichiarazioni. Da tenere d’occhio nei prossimi mesi: quanti altri impianti otterranno la certificazione ISCC EU prima che il 42% di idrogeno industriale diventi vincolante nel 2030. Il numero da guardare non sono più i megawatt annunciati, ma le tonnellate certificate consegnate.