Il gas è sceso molto più dell’elettricità e il sistema resta legato alle importazioni canadesi
Diffusi a fine agosto, i dati di luglio 2026 aprono una crepa nel racconto della transizione energetica del New England. A luglio, il prezzo medio all’ingrosso dell’energia nel mercato in tempo reale è sceso a 54,66 dollari per megawattora, il 9% in meno rispetto a un anno prima. Il gas naturale, nello stesso mese, è crollato del 36% a 2,71 dollari per milione di Btu. Il divario tra le due cifre non è un dettaglio tecnico: è il costo nascosto di un sistema che si crede più pulito ma resta legato al metano importato.
Il paradosso del -36% che non arriva in bolletta
A luglio 2026 il gas naturale è sceso del 36% su base annua. L’energia all’ingrosso, però, si è fermata a 54,66 dollari per megawattora, con un calo del 9%. Le due curve non coincidono: se il combustibile che alimenta oltre metà della generazione crolla, ci si aspetterebbe un effetto molto più marcato sui prezzi. Invece il New England ha pagato l’elettricità come se il gas fosse calato molto meno di quanto in realtà è calato.
Il 2 luglio il sistema ha toccato il picco mensile: 25.832 megawatt tra le 18 e le 19, con una temperatura di 96 gradi Fahrenheit e un punto di rugiada di 70. La domanda c’era, il combustibile costava poco, eppure il prezzo medio non è sceso in proporzione. È qui che si annida il paradosso: la transizione del New England sembra più pulita nei numeri delle emissioni — a luglio le centrali hanno prodotto circa 2,92 milioni di tonnellate di CO2, il 19% in meno rispetto a luglio 2025 — ma il costo dell’energia resta aggrappato a una struttura fisica e commerciale che non segue il prezzo spot del gas. Per capire perché, bisogna guardare ai tubi.
La stampella canadese
Da dove arriva il gas che tiene bassi i prezzi? In buona parte dal Canada. Secondo S&P Global Energy, da aprile a luglio i flussi netti mensili di gas naturale dal Canada verso il New England hanno registrato una media record di 0,4 miliardi di piedi cubi al giorno, oltre 2,5 volte il volume dello stesso periodo del 2025. È una stampella fisica: il New England non produce abbastanza gas e quando la domanda sale, i tubi canadesi diventano la valvola di sicurezza.
La dipendenza non è nuova. Nel 2025 il gas naturale ha generato il 54% dell’energia prodotta dalle centrali elettriche del New England. La tenuta dell’estate è passata anche da qui: la rete ha operato in modo affidabile attraverso periodi di caldo, fumo da incendi e persino un’eclissi parziale. Ma se i flussi canadesi dovessero rallentare, il sistema si troverebbe a chiedere di nuovo il conto a un combustibile che arriva da fuori, con tutto ciò che comporta in termini di prezzi e di esposizione.
I prezzi impazziti non sono un ricordo
La tenuta estiva non cancella la volatilità dei prezzi all’ingrosso. Nel luglio 2026, secondo l’EIA, i prezzi all’ingrosso del PJM andavano da circa 42 a 479 dollari per megawattora. Il confronto è impietoso: nel 2025, il prezzo medio in tempo reale dell’energia all’ingrosso nel New England era di 65,88 dollari per megawattora. La media nasconde gli sbalzi, e chi è esposto alla volatilità regionale lo sa bene.
Il gas crolla, l’elettricità scende poco, le emissioni calano ma la dipendenza dal Canada tocca record: la transizione del New England è oggi una scommessa sul metano altrui. Cosa accadrà quando i flussi canadesi rallenteranno? Nessuno ha ancora una risposta, e intanto le bollette non scendono quanto il gas.




