Il regolamento del 2017 ha fissato le regole tecniche per un mercato del bilanciamento senza confini
Nel 2017, l’Europa si diede una scadenza implicita: un mercato del bilanciamento elettrico senza frontiere, efficiente e trasparente, capace di far circolare l’energia di regolazione tra Paesi come se i confini non esistessero. Quella scadenza non era scritta in un calendario ma nel regolamento (UE) 2017/2195, entrato in vigore il 23 novembre di quell’anno, che fissava la linea guida su cui costruire l’integrazione. Domani, 30 giugno 2026, dalle 9:30 alle 11:30, ENTSO-E metterà sotto la lente i numeri di quasi un decennio di lavoro, presentando i Market and Balancing Reports 2026 in un webinar rivolto a stakeholder, gestori di rete e operatori di mercato.
La regola scritta nel 2017
Il regolamento del 2017 non era un manifesto politico ma un’architettura tecnica: stabiliva piattaforme comuni per lo scambio di energia di bilanciamento, definiva ruoli e tempistiche, creava le condizioni perché un TSO tedesco potesse attingere a risorse di flessibilità in Francia o in Danimarca con la stessa facilità con cui le attivava sul proprio territorio. A coordinare questa transizione è stata, ed è tuttora, ENTSO-E, l’associazione che riunisce 40 operatori di sistemi di trasmissione europei. Il suo compito non si è limitato a scrivere le regole tecniche: ogni anno, attraverso i Market and Balancing Reports, misura quanto quelle regole stanno producendo nei fatti. Ora sappiamo cosa doveva succedere, almeno sulla carta. Il webinar di domani ci dirà cosa è successo davvero.
Il check-up del 2026
I Market and Balancing Reports non sono semplici esercizi statistici: sono la radiografia periodica di un mercato che vale miliardi di euro all’anno e che determina, minuto per minuto, la stabilità della rete elettrica europea. Il webinar coprirà temi che vanno dall’integrazione del mercato elettrico europeo alle piattaforme di bilanciamento, passando per la cooperazione transfrontaliera e l’efficienza dei meccanismi di flessibilità. Verranno affrontati anche i nodi ancora irrisolti: le sfide ancora aperte e le prospettive per il disegno futuro del mercato.
La domanda di fondo è semplice: a che punto siamo con l’integrazione? I progressi ci sono stati, ma vanno misurati con precisione. Le piattaforme europee per lo scambio di energia di bilanciamento — come MARI per la riserva di sostituzione, PICASSO per la riserva secondaria, TERRE per la riserva terziaria — sono entrate in funzione gradualmente. I report diranno quanta energia è stata effettivamente scambiata su queste piattaforme nell’ultimo anno, qual è stato il differenziale di prezzo tra mercati nazionali, se la liquidità è aumentata o si è concentrata su pochi attori. Non basta che una piattaforma esista: deve funzionare in condizioni di stress, quando i prezzi schizzano e la disponibilità di risorse scarseggia.
C’è poi il capitolo trasparenza. Uno degli obiettivi del regolamento del 2017 era proprio rendere i mercati del bilanciamento meno opachi. I report 2026 conterranno dati su prezzi, volumi attivati e costi complessivi per i TSO. Il vero test, però, è la granularità con cui questi dati vengono messi a disposizione: un conto è pubblicare medie trimestrali, un altro è offrire serie storiche dettagliate che permettano a un operatore di confrontare la propria performance con il mercato. ENTSO-E ha promesso di discutere anche i miglioramenti nell’efficienza: vedremo se i numeri confermano che l’integrazione sta abbassando il costo complessivo del bilanciamento per il sistema, oppure se i risparmi si concentrano in alcuni Paesi mentre altri restano indietro.
Resta il capitolo delle sfide rimanenti, che i report non potranno eludere. Ci sono Paesi dove le piattaforme europee coesistono ancora con meccanismi nazionali poco armonizzati. Ci sono prodotti di bilanciamento che in teoria dovrebbero essere standardizzati ma in pratica continuano a presentare specificità locali che scoraggiano la partecipazione transfrontaliera. E c’è il tema della concentrazione di mercato: in alcuni Stati membri, poche unità di generazione o pochi aggregatori controllano una quota rilevante della flessibilità disponibile, il che può distorcere i prezzi anche in presenza di piattaforme teoricamente aperte.
Chi vince (e chi perde) con il bilanciamento senza confini
Quando i mercati si avvicinano, qualcuno guadagna efficienza e qualcuno perde rendite di posizione. I gestori di rete che operano in sistemi isolati o poco interconnessi possono accedere a risorse di bilanciamento più economiche oltre confine, riducendo i costi che poi si riflettono sulle tariffe. Per i produttori di energia flessibile — centrali a gas, pompaggi, batterie — un mercato più ampio significa più occasioni di remunerazione, ma anche più concorrenza: un impianto che prima godeva di una posizione dominante sul mercato domestico del bilanciamento potrebbe trovarsi a competere con asset situati a centinaia di chilometri di distanza.
Per gli aggregatori e i gestori di domanda flessibile, l’integrazione apre opportunità ma richiede investimenti in piattaforme tecnologiche capaci di dialogare con TSO diversi, ciascuno con le proprie procedure di qualificazione. Non tutti gli operatori hanno la scala per farlo. E poi ci sono gli stakeholder industriali: un grande consumatore che partecipa ai mercati del bilanciamento offrendo la propria flessibilità può finalmente valorizzarla su scala europea, ma solo se i meccanismi di remunerazione sono sufficientemente omogenei da non creare complessità amministrative che scoraggiano la partecipazione.
Il rapporto del 2026 sarà un punto di partenza, non un punto d’arrivo. Il vero banco di prova sarà la prossima ondata di volatilità — un’ondata di calore che mette sotto stress la generazione termica, un inverno con bassa producibilità eolica, un guasto su una grande interconnessione. È in quei momenti che si vede se le piattaforme funzionano davvero o se i TSO tornano a chiudersi nei confini nazionali.
I Market and Balancing Reports 2026 non sono un punto d’arrivo. Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi sarà il differenziale di prezzo del bilanciamento tra Paesi confinanti: se scende, in modo strutturale e non solo nei periodi di abbondanza, l’integrazione funziona. Se resta alto, vuol dire che il mercato unico del bilanciamento è ancora un cantiere, e che la promessa del 2017 aspetta ancora di essere mantenuta per intero.




