La regione ha raggiunto il 61,3% dell’obiettivo 2026, ma punta su nucleare e idrogeno
Il dato da cui partire non è il traguardo, ma la distanza per arrivarci. La Liguria ha raggiunto il 61,3% dell’obiettivo di potenza installata previsto per il 2026, pari a 550 MW in esercizio. Se l’obiettivo fosse una linea netta, la regione si troverebbe a poco più di metà strada. Non è un ritardo tecnico: è la premessa di una virata. La stessa Liguria che fatica a installare pannelli e pale chiede di guidare la partita del nucleare di nuova generazione.
Ai 550 MW si aggiungono 1.128 MW su cui è stata richiesta la connessione: un potenziale in attesa che, al momento della rilevazione, non si era tradotto in impianti. Il Piano energetico ambientale 2030, approvato ad aprile 2026 in Consiglio regionale, esiste e fissa la rotta. Ma i numeri raccontano un’altra cosa: gli obiettivi dichiarati viaggiano più veloci della potenza effettivamente installata. Il Piano c’è; la distanza tra programmazione e impianti resta il vero indicatore.
La realtà oltre il target: 550 MW e nove parcheggi
Ad agosto 2026 la potenza in esercizio in Liguria era ferma a 550 MW, il 61,3% di quanto previsto per l’anno in corso. Le richieste di connessione per altri 1.128 MW mostrano che l’interesse esiste, ma al momento della rilevazione non si era trasformato in generazione reale. L’esempio concreto arriva da Genova, dove l’amministrazione comunale ha approvato l’installazione di 9 impianti fotovoltaici sui parcheggi pubblici. Si tratta di una proposta di project financing da 1,1 milioni di euro, presentata da un raggruppamento temporaneo di imprese composto da City Green Light e Ferplant.
Nove parcheggi, poco più di un milione: un intervento di scala municipale, utile ma lontano dalla dimensione di una regione che punta a essere polo energetico del Nord-Ovest. L’obiettivo del piano resta distante, e i nove piazzali genovesi, per quanto simbolici, non bastano a invertire la tendenza. Mentre il solare arranca sui tetti e sui piazzali, la Liguria guarda altrove: al mare profondo e all’atomo.
La fuga in avanti: nucleare, onde e vento dove manca la terra
Dai parcheggi alle profondità del mare, il salto è grande. La Regione invoca i vincoli del territorio per giustificarlo: considerate le limitazioni territoriali e geomorfologiche della regione, il piano punta su ricerca e tecnologie avanzate. Tra le soluzioni in fase di studio figurano l’energia dal moto ondoso, l’eolico offshore galleggiante, il nucleare di nuova generazione e l’idrogeno.
È qui che il paradosso diventa evidente. Invece di massimizzare le fonti disponibili dove c’è spazio, la Liguria scommette su tecnologie descritte dalla stessa pianificazione regionale come soluzioni in fase di studio, non come impianti pronti a produrre. Sul nucleare di nuova generazione, la Commissione europea ha definito una strategia per portare online i primi reattori modulari di piccola taglia (SMR) entro l’inizio degli anni 2030: una tabella di marcia, non un’inaugurazione. Sul piano nazionale, la legge prevede la possibilità di istituire un’Autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare, valorizzando e rafforzando le competenze tecniche già esistenti presso ISIN, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. ISIN è, nella normativa vigente, l’autorità nazionale di regolamentazione competente per la sicurezza nucleare e la radioprotezione.
La sequenza è chiara: prima si annuncia l’obiettivo, poi si accredita la tecnologia, infine si costruisce il quadro normativo che la rende possibile. Resta da capire se questa corsa porterà benefici al territorio o soltanto alla politica industriale del Nord-Ovest.
Chi guadagna dalla corsa all’agenzia nucleare?
La candidatura non è un dettaglio. È il punto in cui la transizione energetica diventa partita di potere territoriale. La Liguria sostiene la candidatura a ospitare la sede della prossima agenzia nazionale del nucleare. Un progetto che si inserisce nella strategia di consolidamento del Nord-Ovest come polo industriale, tecnologico e scientifico nel settore dell’energia.
La domanda resta aperta: chi controllerà la sicurezza se l’agenzia nasce nella stessa area che si candida a ospitare i reattori? E quanta voce avranno i cittadini in un percorso finora scandito da annunci, piani regionali e progetti di filiera?




