L’iter autorizzativo è durato sette anni e il progetto è passato da iniziativa privata a opera pubblica
Sette anni per un sì
Il 20 e 24 dicembre 2019 la società Alpe Adria Energia presentava alle autorità di regolazione austriaca e italiana la richiesta di esenzione per il collegamento Somplago-Würmlach. Oggi, undici luglio 2026, dopo quasi sette anni e un cambio totale di proprietà del progetto, l’iter autorizzativo ha compiuto un passo decisivo. E se guardiamo bene, quel passo racconta molto della distanza che separa la retorica sull’accelerazione delle rinnovabili dalla realtà delle infrastrutture di rete. Perché il progetto era stato abbandonato? E chi lo ha rimesso in carreggiata?
Da merchant a strategico: chi vince e chi perde
La risposta sta nella natura del progetto. Somplago-Würmlach nasceva come linea merchant, finanziata dai privati e remunerata dai ricavi di mercato. Il promotore era Alpe Adria Energia, una joint venture tra Enel Produzione e Alpen Adria Energy Line. Ma la merchant line non ha retto: il progetto è stato accantonato, come ha raccontato Quotidiano Energia. A rilanciarlo è stato Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, proponendone l’integrazione nel Piano decennale di sviluppo: il rilancio del progetto da parte di Terna si inserisce nel meccanismo Interconnector, che prevede la copertura dei costi attraverso le tariffe elettriche di tutti i consumatori. Da iniziativa privata con un ritorno incerto a infrastruttura strategica pagata dalla collettività, lo schema si ripete. E non è detto sia un male: l’interconnessione può contribuire alla sicurezza del sistema e alla convergenza dei prezzi. Ma è il segno che, senza la mano pubblica, certi investimenti non decollano. Ora la sfida non è più regolatoria: è scavare nelle Alpi.
Sotto le Alpi, tra il 2029 e l’incognita
L’approvazione è solo l’inizio. La nuova interconnessione è una linea commerciale a 220 kV in corrente alternata, con una potenza termica di circa 300 MW, e dovrebbe essere pronta nel 2029, secondo i piani inseriti nel TYNDP 2026 di ENTSO-E. Ad aprile 2026 l’Autorità aveva già avviato la consultazione pubblica di ARERA sull’integrazione del piano di sviluppo proposta da Terna, che includeva proprio l’interconnessione Somplago-Würmlach, insieme a un’altra opera transfrontaliera, la Le Cave-Ahrental, progettata per sfruttare la sinergia con il tunnel di base del Brennero. Somplago-Würmlach, invece, dovrà trovare un cammino tutto suo attraverso le Alpi Carniche, senza appoggiarsi a grandi gallerie già in costruzione. La tabella di marcia resta ambiziosa: dal sì dell’ARERA alla posa effettiva dei cavi in quota i passaggi non mancano – progettazione esecutiva, valutazioni ambientali, appalti, cantieri in zone impervie. Se l’autorizzazione arriva nel 2026 e il traguardo è fissato al 2029, tre anni scarsi per completare un’opera di questo tipo assomigliano più a un auspicio che a una previsione realistica.
E poi c’è la domanda sui costi: il meccanismo Interconnector socializza l’investimento, ma il beneficio per i consumatori – in termini di minori prezzi dell’energia o maggiore stabilità – dipenderà dalla capacità effettiva di trasporto e dalle dinamiche del mercato, che l’Italia subisce più di quanto governi. La decisione della Commissione europea sull’esenzione, che pure era stata richiesta nel 2019, arrivò solo nel 2023, quando il progetto privato era già al palo. Riuscirà l’Italia a rispettare la nuova tabella di marcia? E a che prezzo per i consumatori? Per ora, il sì dell’ARERA è un passo necessario. Ma sette anni per un sì sono tanti. E da qui al 2029, la vera incognita è il tempo.
Un via libera atteso sette anni, un traguardo al 2029: la retorica della transizione energetica si scontra con la cronologia reale delle opere. Il tempo è la variabile più critica.




