Il corridoio SoutH2 punta a 4 milioni di tonnellate l’anno, ma ad Algeri si esplora senza firmare accordi vincolanti
Lunedì 21 settembre, dalle 9:30 alle 17:30, l’AHK Algérie ha riunito ad Algeri un Business Breakfast dedicato all’idrogeno verde, alle tecnologie Power-to-X e alle soluzioni di stoccaggio. L’incontro si inseriva in una missione di esplorazione organizzata da energiewaechter GmbH, in collaborazione con l’AHK Algérie e l’AHK Tunisie, nell’ambito dell’Exportinitiative Energie del ministero federale tedesco dell’Economia e dell’Energia, in corso dal 21 al 25 settembre tra Algeria e Tunisia. Il contesto è ambizioso: il corridoio SoutH2 punta a portare fino a 4 milioni di tonnellate all’anno di idrogeno rinnovabile nei cuori industriali europei, potenzialmente oltre il 40% del target di import dell’Ue al 2030 fissato dal piano REPowerEU. Ma tra il target dichiarato e le forniture reali
la distanza resta ampia.
La scommessa da 4 milioni di tonnellate
Il SoutH2 ha un sostegno politico esplicito: già nel gennaio 2025, Austria, Italia, Germania, Tunisia e Algeria firmavano una dichiarazione ministeriale di intenti sullo sviluppo del corridoio. La partnership energetica algerino-tedesca, attiva fin dal 2015, è indicata come piattaforma di dialogo e azione a sostegno di una transizione energetica stabile e sostenibile; in oltre dieci anni di cooperazione ha prodotto risultati in rinnovabili, efficienza energetica, ammodernamento delle reti e, più di recente, idrogeno verde.
Ma i numeri vengono prima delle firme. Il progetto SoutH2, secondo i documenti di progetto, mira a consegnare fino a quattro milioni di tonnellate all’anno di idrogeno rinnovabile ai centri industriali europei, potenzialmente oltre il 40% dell’obiettivo di import di idrogeno dell’Ue al 2030 previsto dal piano REPowerEU. Si tratta di un obiettivo da infrastruttura, non da dichiarazione: servono elettrolizzatori, reti di trasporto, terminali di stoccaggio e contratti di lungo periodo. E su questo, per ora, non c’è nulla di firmato.
Ad Algeri si esplora, non si firma
L’appuntamento del 21 settembre non prevedeva accordi vincolanti. La giornata riuniva istituzioni, operatori energetici, industriali, investitori e attori del finanziamento attorno a presentazioni istituzionali e tecniche, un pranzo di networking e incontri B2B preprogrammati. Una delegazione di imprese tedesche era presente per presentare soluzioni e competenze in elettrolisi, trattamento e dissalazione dell’acqua, stoccaggio e compressione, attrezzature industriali, riconversione di canalizzazioni, materiali e ingegneria, certificazione e studi di fattibilità. Tutto materiale da esplorazione, non da fornitura.
La contraddizione sta nella geografia. La missione tedesca sta esplorando progetti specificamente in Algeria e Tunisia, escludendo il Marocco. Eppure il Marocco è considerato una potenziale estensione del corridoio H2Med, che Ue e Germania hanno identificato come canale principale per l’approvvigionamento di idrogeno verso l’Europa. Secondo l’analisi del RIFS Potsdam, Marocco e Algeria aspirano entrambi a diventare leader regionali dell’idrogeno verde e si considerano reciprocamente concorrenti. L’obiettivo dichiarato, come riferisce RFI, è capire se l’Algeria possa diventare un fornitore futuro di idrogeno verde per l’Europa, in particolare per la Germania. Ma se il canale principale individuato da Ue e Germania passa per il Marocco, escluderlo dalla missione appare una scelta quantomeno singolare.
Chi vince e chi resta in attesa
Per le imprese tedesche della delegazione, il Business Breakfast di Algeri è stato un’occasione per presentare soluzioni e studi di fattibilità, non per firmare ordini. Per Algeria e Tunisia, l’eventuale ruolo di fornitori richiede elettrolizzatori, reti e contratti di acquisto che oggi non esistono. Per i cittadini europei, la promessa di coprire oltre il 40% del fabbisogno di import al 2030 con idrogeno nordafricano resta condizionata a decisioni di investimento che nessuno ha ancora preso. Se il corridoio SoutH2 non si concretizza, chi pagherà il conto della scommessa? Il 2030 si avvicina e la risposta non è nei comunicati.




