La rete tedesca ha perso oltre il 37% delle stazioni in due anni per mancanza di domanda
In due anni la Germania ha visto sparire oltre trenta stazioni di rifornimento a idrogeno. Secondo i dati di H2 Mobility, riportati da Clean Energy Wire, la rete è passata da più di 80 a 50 impianti attivi. Dietro questa contrazione c’è la crisi di un protagonista: Hydrogen Refuelling Solutions (HRS) ha comunicato di poter finire in bancarotta entro due mesi senza un significativo aumento di liquidità.
Il crollo silenzioso della rete tedesca
Il dato raccolto da H2 Mobility mostra una traiettoria opposta a quella promessa dalla narrazione sull’idrogeno come vettore energetico del futuro. In soli due anni la rete ha perso oltre il 37% delle stazioni operative, un ritiro che ha poco di strategico: molti impianti sono stati dismessi per mancanza di domanda o per conti che non tornavano. Il fallimento di un singolo player oggi rischia di accelerare un declino già in atto.
HRS non è un fornitore marginale. L’azienda francese progetta e costruisce stazioni di rifornimento a idrogeno in tutta Europa, con la Germania come mercato di riferimento. L’allarme sulla liquidità, lanciato il 6 luglio, ha sorpreso anche perché fino a pochi mesi fa la società parlava di una pipeline di progetti in crescita. Ma cosa può aver portato una realtà con oltre cento dipendenti a trovarsi con la cassa quasi vuota in poche settimane?
I conti di HRS: tagli, ritardi e stime al ribasso
La risposta arriva dai numeri che HRS stessa ha pubblicato nel suo aggiornamento finanziario. A fine giugno 2026 l’organico era sceso a 85 dipendenti, contro i 137 di fine giugno 2025: una riduzione del 38% in dodici mesi. Un’operazione di contenimento dei costi che da sola racconta la pressione sulla società.
Contemporaneamente, la guidance sul fatturato per l’esercizio 2025-2026 è stata rivista al ribasso: dai 15-20 milioni di euro previsti in precedenza si è passati a una forchetta tra 12 e 14 milioni. Una sforbiciata di circa il 20-30% che riflette i ritardi accumulati su diversi progetti di stazioni a idrogeno. La stessa HRS spiega che i tempi di realizzazione si sono allungati a causa di vincoli amministrativi o finanziari dei clienti, in particolare quando l’avanzamento dei lavori dipende ancora dall’erogazione di sovvenzioni pubbliche. In pratica, la macchina dei sussidi su cui il settore è in buona parte costruito gira più lentamente del previsto, e questo ha prosciugato la cassa più in fretta della capacità di HRS di adattarsi.
Settembre 2026: il muro della liquidità e le due carte da giocare
L’orizzonte di sopravvivenza dichiarato dall’azienda è settembre 2026. HRS stima di avere liquidità sufficiente solo fino a quel momento. Resta pochissimo tempo per trovare nuovi capitali o strappare contratti capaci di generare entrate immediate. Ed è in questo contesto che la società ha annunciato due nuove direttrici di business: le infrastrutture per il trasferimento di idrogeno e le unità di potenza a idrogeno per data center. Sono mercati diversi dalle stazioni di rifornimento per veicoli, con cicli di vendita potenzialmente più brevi e minore dipendenza dai sussidi pubblici.
Basteranno queste due scommesse a tenere a galla HRS? La risposta dipenderà dalla velocità con cui l’azienda riuscirà a trasformare le nuove idee in contratti firmati – e soprattutto in cassa. Il numero da tenere d’occhio, tra meno di tre mesi, sarà proprio la liquidità a fine settembre. Se nel frattempo non arriveranno nuovi capitali o ricavi consistenti, l’idrogeno in Germania perderà un altro pezzo della sua già fragile infrastruttura. E la rete delle 50 stazioni attuali potrebbe scendere ancora.




