ClientEarth: piano di sussidi al gas da 15,6 a 35,2 miliardi.

Lo scorso 2 settembre la Commissione europea ha approvato il meccanismo di capacità disponibile per la Germania a partire dal 2031, secondo le regole dell’Unione europea sugli aiuti di Stato. L’annuncio è arrivato in un periodo di relativa calma politica, ma dentro ci sono numeri che raccontano una storia precisa. I cicli combinati a gas ricevono un credito di capacità dell’85% per la partecipazione al meccanismo. I sistemi di accumulo a batteria si fermano al 58%. Non è una differenza da poco: il gas fossile viene valorizzato quasi una volta e mezza in più rispetto alle batterie. E non è l’unico squilibrio. Le aste per 9 gigawatt di capacità a lungo termine previste quest’anno sono, secondo Beyond Fossil Fuels, chiuse alle batterie e alla risposta alla domanda. Sempre secondo l’organizzazione, questo rende non vera l’affermazione che l’asta sia aperta a tutte le tecnologie.

Gas all’85%, batterie al 58%: il via libera che non convince

La contraddizione interna emerge prima ancora di entrare nei dettagli normativi. Un credito di capacità dell’85% per i cicli combinati a gas contro il 58% per le batterie significa che, a parità di potenza offerta, un impianto a gas viene considerato molto più affidabile di un sistema di accumulo quando si tratta di garantire la sicurezza del sistema elettrico. Il messaggio implicito è che le batterie, nella visione tedesca, non sono ancora all’altezza del gas fossile. È una scelta politica, non un dato tecnico neutro.

ClientEarth non usa mezzi termini. Per l’organizzazione, il meccanismo di capacità è di fatto un piano di sussidi al gas, con un costo stimato tra 15,6 e 35,2 miliardi di euro. La forbice è ampia — la stima alta è più del doppio di quella bassa — e da sola dice quanto le previsioni dipendano da assunzioni variabili. Ma l’ordine di grandezza è significativo: decine di miliardi di euro, pubblici o pagati in bolletta, destinati in gran parte a capacità fossile. Beyond Fossil Fuels aggiunge un altro tassello: se le aste per 9 GW di capacità a lungo termine sono chiuse a batterie e risposta alla domanda,
l’apertura a tutte le tecnologie è più un’etichetta che una realtà.

Un precedente europeo costruito sul fossile

Mesi prima dell’ok della Commissione, un rapporto pubblicato a giugno 2026 aveva già messo in fila i regimi di capacità di Germania, Polonia e Italia: tutti sbilanciati verso il gas. Il documento avvertiva che questi schemi potrebbero violare le regole dell’Unione sulla neutralità tecnologica in materia di aiuti di Stato. Non è un dettaglio tecnico. La neutralità tecnologica è il principio per cui uno Stato membro non dovrebbe scegliere a tavolino quale tecnologia vince, ma dovrebbe lasciare che sia il mercato a decidere. Se il meccanismo tedesco privilegia il gas già nel suo disegno, il principio viene meno in partenza.

Il punto più delicato è un altro. Il rapporto segnala che l’approvazione della Commissione avrebbe creato un modello di riferimento per altri Stati membri. In altre parole, ciò che Bruxelles ha accettato per la Germania potrebbe essere citato da Varsavia, da Roma o da altri governi come giustificazione per fare lo stesso. Il precedente vale più dei 4.500 megawatt della prima asta: stabilisce un perimetro dentro cui altri potranno muoversi senza dover ricominciare da capo.

Il meccanismo tedesco non è nato dal nulla. Ad aprile 2026 il governo ha presentato il disegno di legge StromVKG, pensato per garantire la sicurezza elettrica futura creando un mercato della capacità e incentivando gli investimenti in capacità di generazione dispacciabile, composta in prevalenza da centrali a gas fossile. La StromVKG è l’erede della Kraftwerksstrategie, la strategia per le centrali lanciata nel 2024 dal governo precedente. C’è una continuità di fondo: l’idea di affidare al gas il ruolo di garante dell’ultimo miglio non è un incidente, ma una scelta portata avanti da un governo all’altro.

Asta chiusa, domanda aperta

La prima asta per la capacità ridotta metteva a gara 4.500 megawatt e si è chiusa lo scorso 8 settembre, con un prezzo massimo di 244.000 euro per megawatt di capacità ridotta all’anno. Il tetto non dice chi abbia vinto, ma definisce il quadro entro cui si è giocata la prima partita.

La domanda che resta aperta è la più semplice: se il meccanismo tedesco esclude batterie e risposta alla domanda dalle aste di lungo termine, quali risorse garantiranno la flessibilità quando il gas non basterà? Il via libera di Bruxelles non chiude la storia. La apre, su un campo che altri Paesi stanno già osservando da vicino, con cittadini e imprese a pagare il conto di un sistema costruito sul fossile.