Fotovoltaico al massimo storico, ma calo dell’eolico e domanda record spingono il PUN a 156,9 €/MWh
A luglio 2026 l’Italia ha prodotto 6.709 GWh da fotovoltaico, il 20,6% in più di luglio 2025 (+1.144 GWh), secondo il rapporto mensile Terna diffuso a fine agosto. È il dato mensile più alto mai registrato per il solare. Nello stesso mese, il prezzo unico nazionale dell’energia all’ingrosso (PUN) è salito a circa 156,9 €/MWh: +18% su giugno, +39% su luglio 2025. Il sospetto che più fotovoltaico non equivalga automaticamente a prezzi più bassi trova conferma in una cifra meno raccontata: l’eolico si è fermato a 1.465 GWh, in calo del 20,3% (-373 GWh) rispetto a luglio 2025. Il paradosso è tutto qui: con più sole e più domanda, il sistema ha dovuto coprire il buco del vento e il picco serale, e lo ha fatto appoggiandosi al gas.
Il paradosso del fotovoltaico record
I dati Terna di luglio mettono a confronto due velocità delle rinnovabili. Da una parte il fotovoltaico: 6.709 GWh, +20,6% su base annua. Dall’altra l’eolico: 1.465 GWh, -20,3%, con una perdita di 373 GWh in dodici mesi. A spingere in alto la domanda, la richiesta di energia elettrica è stata di 32.455 GWh, in aumento dell’8,3% rispetto a luglio 2025. Secondo Terna, come riportato dall’Ansa, si tratta del dato mensile più alto di sempre, che batte il precedente record di circa 32 TWh del luglio 2015. La punta di potenza di luglio è stata registrata mercoledì 15 luglio tra le 16:00 e le 17:00: 57.940 MW, +4,5% rispetto all’anno precedente. È esattamente la fascia in cui il fotovoltaico inizia a calare e in cui l’eolico, a luglio, non ha compensato.
Il vento che manca e la domanda record
La risposta al paradosso è in due cifre: -20,3% di produzione eolica e +8,3% di fabbisogno. Il contributo del fotovoltaico, pur record, non è bastato a compensare il calo dell’eolico perché le due fonti hanno profili orari diversi: il solare produce nelle ore centrali, il vento in modo meno prevedibile. Il rialzo del gas e quello dell’elettricità si sono mossi insieme: a luglio il prezzo dell’elettricità è aumentato del 18,52% rispetto a giugno e il gas del 20,04%, i valori più alti raggiunti nel corso del 2026, come riportato da Sky TG24. Il PUN medio di 156,9 €/MWh è coerente con questo quadro: +18% sul mese precedente e +39% su luglio 2025. Non è una fotografia isolata: nella prima metà del 2026 il mercato IPEX italiano ha registrato il prezzo medio all’ingrosso più alto d’Europa, 127,18 €/MWh, secondo l’analisi di AleaSoft. Quando l’eolico cala e la domanda tocca il record, il prezzo all’ingrosso sale: il gas resta il termometro del sistema, anche in piena estate.
Il trade-off sul campo
Passiamo dalla sala controllo alla realtà degli impianti. Se il PUN resta alto nonostante il fotovoltaico record, il problema non è più soltanto installare nuovi pannelli: è integrare accumulo e gestione della variabilità. Un impianto fotovoltaico che produce nelle ore centrali del giorno valorizza la sua energia quando il sole c’è; ma il picco di potenza di luglio è stato registrato il 15 luglio tra le 16:00 e le 17:00, quando la curva solare scende. Con l’eolico fermo a -20,3%, chi non può spostare l’energia nel tempo o rispondere alla domanda serale resta esposto alla volatilità. Il mercato non premia chi produce quando il sole c’è: premia chi sa compensare quando il vento manca.
Luglio 2026 consegna un messaggio duro: più fotovoltaico non basta ad abbassare i prezzi se la domanda record incontra un sistema ancora senza sufficiente flessibilità. Per chi installa e gestisce impianti, il vero salto non è il kWp in più, ma l’accumulo e il controllo della variabilità.




