Nel secondo trimestre 2026, nelle zone Sud e isole il prezzo dell’energia è rimasto a zero per 106 ore, erodendo

Centosei ore a prezzo zero nelle zone Sud, Calabria e Sicilia nel secondo trimestre del 2026 — il 4,9% del totale del periodo. E zero ore di prezzi negativi in tutta Italia. Il paradosso è servito: l’energia solare non vale più nulla proprio quando ce n’è di più. A metterlo nero su bianco è Italia Solare, in un’analisi pubblicata a metà luglio, che fotografa un mercato elettrico dove il boom del fotovoltaico sta erodendo la propria sostenibilità economica.

Il paradosso del sole: più energia, meno valore

Il record del trimestre, secondo i dati di Italia Solare, è arrivato il 12 maggio 2026: nelle zone Sud e Sicilia il prezzo dell’energia è rimasto azzerato per nove ore consecutive, dalle 10 alle 18. Non è un incidente isolato. Nella prima metà dell’anno, il mercato all’ingrosso italiano ha registrato 88 ore a prezzo zero, contro le 20 dello stesso periodo del 2025 — mentre la generazione solare è aumentata del 19%.

Che l’Italia non abbia toccato prezzi negativi, a differenza di altri mercati europei, non è una buona notizia. È il segno di un meccanismo che assorbe l’eccesso di offerta abbassando il prezzo fino a zero, ma non oltre. Il costo di questa abbondanza non viene pagato da nessuno: resta sospeso come una cambiale intestata ai produttori solari.

Ma il prezzo zero non è solo un’anomalia. È la punta dell’iceberg di una crisi di redditività per chi produce energia solare.

La Sardegna come laboratorio: il prezzo che non paga

Il dato nazionale nasconde una geografia del malessere. La Sardegna è il caso più estremo: a maggio, come riporta Italia Solare, il Solar Captured-Price — il prezzo che un impianto solare riesce davvero a incassare — è crollato al 58% del prezzo medio base-load. In cifre: 64,8 euro per megawattora contro i 110,78 euro del prezzo di riferimento di zona. Il prezzo catturato dal solare in Sardegna è lontano dai valori che giustificherebbero un investimento senza rete di sicurezza.

Lo spread zonale racconta la stessa storia da un’altra angolazione: sempre a maggio, secondo Italia Solare, la Sardegna ha chiuso a -8,57 euro per megawattora rispetto al PUN Index, la Sicilia a -7,72. Tradotto: nelle ore in cui il sole picchia, le due isole producono così tanta energia da finire sistematicamente sotto il prezzo medio nazionale.

A giugno, riporta ancora Italia Solare, il PUN Index ha registrato un valore medio di 131 euro per megawattora. Ecco il paradosso: l’elettricità in Italia costa, e non poco, ma il fotovoltaico — soprattutto al Sud e nelle isole — incassa sempre meno nelle ore in cui produce di più. Chi perde sono i produttori solari che vendono sul mercato spot senza coperture. Chi vince, almeno nel breve periodo, sono i consumatori e il sistema nel suo complesso, che beneficiano di prezzi più bassi nelle ore diurne. Ma questo vantaggio poggia su un equilibrio fragile: se gli impianti smettono di essere redditizi, smettono anche di produrre.

Il 2027 è già domani: chi resta senza rete di sicurezza

Il secondo trimestre 2026 ha visto l’Italia a zero ore di prezzi negativi, mentre un record di 129 TWh di elettricità solare è stato generato in Europa. La pressione sui prezzi non è un incidente italiano: è strutturale, continentale, e non si fermerà. Ogni nuovo gigawatt installato peggiora la cannibalizzazione dei prezzi — il solare finisce per svalutare se stesso.

È qui che si inserisce l’avvertimento di Stefano Cavriani, riportato da Italia Solare: per gli impianti fotovoltaici senza incentivi si rischia di vedere un collasso dei prezzi catturati dal solare già nel 2027. Non è catastrofismo: è il punto di arrivo di una curva che i dati di maggio e giugno mostrano con chiarezza. Gli impianti senza incentivi sono esposti integralmente al prezzo di mercato. E il mercato, nelle ore di sole, ora paga zero.

Il nodo resta: senza incentivi, il fotovoltaico italiano può sopravvivere al proprio successo? La risposta non è tecnica, è politica. Se i produttori falliscono, il costo della transizione non scompare: si sposta — sulle bollette, sui contribuenti o sulle imprese che avevano scommesso sul sole.

La transizione energetica non è solo una questione di pannelli installati, ma di chi sopravvive al crollo dei prezzi che il sole stesso provoca. Il 2027 è la resa dei conti.