L’accordo con Statkraft ha portato il gruppo genovese a superare quota 3,8 TWh annui di energia contrattata

Lo scorso 20 luglio, ERG e la norvegese Statkraft hanno siglato un accordo per la fornitura di oltre 800 GWh di energia eolica in Italia. È un numero che basterebbe a fare notizia da solo: uno dei PPA eolici più consistenti firmati nel Paese. Ma se lo si somma a quanto ERG ha costruito negli ultimi cinque anni, il dato cambia prospettiva. Con questa intesa, ha spiegato Paolo Merli, il gruppo genovese ha superato 3,8 TWh all’anno di energia contrattata. Un volume che racconta molto più di una singola operazione finanziaria.

I numeri dell’accordo con Statkraft

L’intesa è un PPA finanziario di sette anni, efficace dal 1° gennaio 2027. Copre circa 118 GWh all’anno di elettricità — più un volume equivalente di Garanzie d’Origine — generata dai parchi eolici del gruppo in Italia meridionale. Non si tratta di un contratto fisico con un flusso diretto di elettroni da un impianto all’altro: nel PPA finanziario le parti fissano un prezzo e si regolano per differenza rispetto al mercato. Il produttore si protegge dalla volatilità, il compratore — in questo caso Statkraft, primo produttore europeo di energia rinnovabile — si assicura approvvigionamento a condizioni stabili per sette anni.

Nell’agosto 2025, prima che l’accordo con Statkraft facesse scattare quota 3,8 TWh, ERG aveva già raggiunto 3,5 TWh all’anno di energia contrattata tramite PPA di lungo termine, in occasione di un’intesa con A2A. L’incremento portato dal nuovo contratto è nell’ordine del 9 per cento: significativo, ma non dirompente. È la costanza della strategia a contare. In cinque anni ERG ha costruito un portafoglio di contratti che oggi vale quasi 4 TWh annui — l’equivalente del consumo elettrico di circa un milione e mezzo di famiglie italiane.

Da petrolio a pure player: la svolta di ERG e il mercato dei PPA

Per capire come ERG sia arrivata a questi numeri bisogna tornare al 2008. Quell’anno il gruppo — allora quotato, con raffinerie e una rete di distributori — scelse di abbandonare il petrolio per investire nelle rinnovabili. Non fu una diversificazione graduale: significava smantellare il cuore del business e ricostruirlo attorno a pale eoliche e pannelli solari. Una manovra che allora appariva controintuitiva, se non azzardata, per un operatore che veniva dagli idrocarburi.

Nel 2013, a cinque anni dalla decisione, ERG era già il primo produttore italiano di energia eolica. Dieci anni dopo, nell’ottobre 2023, ha ceduto l’ultimo asset legato agli idrocarburi — una centrale a ciclo combinato in Sicilia. Da quel momento si definisce una società pura di energia eolica e solare. Non è un caso isolato in Europa — Ørsted in Danimarca ha fatto un percorso analogo — ma in Italia resta uno dei pochi esempi di transizione completata da un gruppo quotato di queste dimensioni. Ed è proprio questa nuova identità industriale a rendere possibile una strategia aggressiva sui PPA: chi produce solo energia rinnovabile ha tutto l’interesse a stabilizzare i ricavi con contratti di lungo termine.

La trasformazione di ERG corre in parallelo con un altro fenomeno: la crescita del mercato dei PPA in Italia. Nel 2024 sono stati conclusi 39 contratti di questo tipo, con una crescita del 56 per cento rispetto all’anno precedente. Il dato va letto su una base di partenza modesta — nel 2023 se ne erano firmati 25 — ma la direzione è chiara. I PPA piacciono perché offrono prevedibilità in un mercato che negli ultimi anni ha oscillato con ampiezza inconsueta: basti ricordare le fiammate del prezzo del gas tra il 2022 e il 2023, che si sono trasferite direttamente sulle bollette di imprese e famiglie. Un contratto di lungo termine a prezzo fisso funziona come un’assicurazione contro quel genere di scossoni.

In Italia il mercato dei PPA è ancora giovane. Le imprese energivore — chimica, carta, metallurgia — hanno cominciato a guardare con interesse a questi strumenti soprattutto dopo la crisi dei prezzi del 2022. Da allora la curva è salita, ma il potenziale resta ampio. ERG, con i suoi 3,8 TWh annui contrattualizzati, è tra i player che spingono più forte su questo fronte, ma il grosso della domanda industriale deve ancora essere intercettato. La distanza tra i 39 PPA siglati nel 2024 e le necessità di un sistema manifatturiero come quello italiano è ancora notevole.

Il futuro in una curva: chi sale e chi resta indietro

La domanda di energia verde a prezzo stabile non manca. Il problema è spesso sul lato dell’offerta: servono impianti nuovi, autorizzati e connessi alla rete — e in Italia le procedure autorizzative restano un collo di bottiglia. Servono anche sviluppatori disposti a rinunciare a una parte del potenziale rialzo dei prezzi di mercato in cambio di ricavi certi e visibili nei bilanci. ERG lo sta facendo con una regolarità che pochi altri operatori italiani mostrano. Statkraft, dal canto suo — già grande produttore idroelettrico in Scandinavia — sta costruendo una posizione di acquirente strategico in Europa meridionale, diversificando le fonti di approvvigionamento e le geografie.

Il dato del 2024 segnala un’accelerazione, ma il punto non è se la crescita continuerà anche nel biennio 2025-2026 — tutti gli indicatori suggeriscono di sì — quanto se sarà sufficiente a soddisfare la fame di stabilità delle imprese italiane. Il +56 per cento percento va letto come un segnale di vitalità, non come un punto d’arrivo. In mercati più maturi, come la Spagna o la Germania, i PPA sono uno strumento ordinario di gestione del rischio energetico. In Italia restano una scelta ancora minoritaria, concentrata su una manciata di grandi operatori e su pochi acquirenti industriali.

Il numero da tenere d’occhio nei prossimi trimestri è uno solo: la quota di elettricità rinnovabile contrattualizzata via PPA in Italia. Oggi è ancora sotto il 15 per cento. Se dovesse salire in modo significativo — portandosi oltre il 20, poi verso il 25 per cento — significherebbe che il mercato sta maturando, che le imprese si fidano della tenuta di questi contratti e che il sistema elettrico italiano ha cominciato a fare sul serio con la stabilizzazione dei prezzi. L’accordo tra ERG e Statkraft, da questo punto di vista, non è che un punto su una curva. Ma è un punto che conta, e che dice qualcosa sulla direzione del vento.