Due anni fa, nel settembre 2024, il Regno Unito ha assegnato i contratti per differenza dell’asta AR6. Tra i progetti eolici offshore finanziati ce n’era uno solo galleggiante: Green Volt, a 139,93 sterline per MWh, più del doppio rispetto alle 54–59 sterline dei concorrenti a fondo fisso. La vicenda è stata ricostruita anche da Vaielettrico.

Un prezzo fuori scala

Il dato di partenza è la struttura dei prezzi dell’asta. Secondo i dati pubblicati da WindEurope, nove progetti a fondo fisso si sono aggiudicati 4,9 GW di nuova capacità con contratti per differenza. L’unico progetto galleggiante premiato è stato Green Volt, con 400 MW a 139,93 sterline per MWh. I progetti a fondo fisso si sono fermati tra 54 e 59 sterline per MWh.

La differenza non è marginale. Anche prendendo il valore più alto della forbice fissa, 59 sterline, il prezzo del galleggiante è più del doppio: 139,93 contro 59. Rispetto al valore più basso, 54 sterline, il divario è di circa 86 sterline per MWh. In termini relativi, 139,93 è quasi 2,6 volte il prezzo minimo dei progetti fissi. E i 400 MW di Green Volt rappresentano meno del 10% della sola nuova capacità a fondo fisso aggiudicata, 4,9 GW.

Per leggere correttamente questi numeri bisogna separare potenza e prezzo. Il prezzo di esercizio, espresso per MWh, misura il ricavo garantito per l’energia prodotta; la capacità in MW misura la potenza installata. Un contratto per differenza non fissa una quantità di energia da immettere in rete, ma garantisce al produttore un ricavo per ogni megawattora. Se il prezzo di mercato è più basso, la differenza viene coperta; se è più alto, il produttore restituisce l’eccedenza. Questo meccanismo rende il confronto diretto: 139,93 sterline contro 54–59 sterline significa che l’energia galleggiante viene pagata più del doppio di quella a fondo fisso.

Ma cosa spiega un prezzo così diverso? E chi c’è dietro Green Volt?

Il gigante galleggiante nato dal petrolio

La risposta sta nella natura stessa del progetto e nella sua storia. GreenVolt FOW, con i 400 MW assegnati nell’asta britannica, è il più grande progetto eolico galleggiante al mondo, secondo l’analisi pubblicata da ORE Catapult. Già nell’aprile 2024 il progetto aveva ottenuto il consenso onshore e offshore; nel settembre 2024 è arrivato il contratto per differenza del governo britannico.

Dietro Green Volt c’è Vårgrønn, una joint venture tra Plenitude, società controllata da Eni, e l’investitore energetico norvegese HitecVision. È una struttura italo-norvegese: da un lato il gruppo energetico italiano, dall’altro un fondo norvegese specializzato in energia. L’assegnazione dei 400 MW ne fa il più grande singolo impianto galleggiante mai contrattualizzato, una scala inedita che pesa sui costi unitari. Il consenso dell’aprile 2024 e il contratto del settembre successivo raccontano un progetto che si muove su tempi lunghi, tipici delle infrastrutture offshore.

Resta da capire se questo primato si traduce in una leadership di mercato o in un costo che nessuno vuole replicare.

Il numero da tenere d’occhio

Due anni dopo quella firma, il divario di prezzo registrato nel 2024 resta la metrica chiave. Non è la capacità installata a dire se l’eolico galleggiante diventerà competitivo: è la distanza tra le 139,93 sterline di Green Volt e le 54–59 sterline dei progetti fissi. Se le prossime aste assegneranno progetti galleggianti a prezzi più vicini a quelli fissi, il divario si ridurrà; se invece i valori continueranno a superare le 100 sterline per MWh, il settore resterà dipendente dai sussidi.

Il vero banco di prova per l’eolico galleggiante non è la capacità installata, ma la riduzione del differenziale di prezzo. Finché resta sopra le 100 sterline per MWh, il mercato resterà una nicchia sovvenzionata.