L’acquisizione include nove impianti nel Nord Italia per una capacità di 30 milioni di metri cubi annui
Lo scorso 12 luglio, Elevion Group ha firmato un accordo per rilevare il 100% di BTS Biogas, azienda italiana con un quarto di secolo di esperienza nella costruzione, manutenzione e gestione di impianti di biogas e biometano. L’operazione include anche quote del 51% in società che gestiscono nove impianti nel Nord Italia, per una capacità produttiva complessiva attesa di circa 30 milioni di metri cubi standard di biometano all’anno. La firma è arrivata in un momento in cui la corsa europea al gas rinnovabile sta accelerando: la capacità installata ha raggiunto 8,2 miliardi di metri cubi annui alla fine del secondo trimestre 2026, con un incremento del 17% rispetto all’anno precedente, secondo i dati della European Biomethane Map. E l’Italia gioca la partita con impianti sovradimensionati rispetto al resto del continente: 667 Nm³/h di capacità media contro i 472 Nm³/h europei.
Dentro BTS Biogas: 25 anni di impianti e 30 milioni di metri cubi
BTS Holdings Italy SRL non è un nome che compare spesso sulle cronache, ma ha costruito un track record di 25 anni nel settore. L’azienda impiega un team di 100 esperti e opera lungo tutta la filiera: dalla progettazione alla costruzione, fino alla manutenzione e alla gestione diretta degli impianti. Nel 2019 era stata acquisita da Bioenergy Devco LLC, e ora passa sotto il controllo di Elevion Group, che con questa mossa mette le mani su una capacità produttiva aggiuntiva di circa 30 milioni di Nm³ all’anno.
I nove impianti inclusi nell’operazione sono concentrati in Italia settentrionale, una scelta logistica che riflette la geografia della produzione: vicinanza alle reti di distribuzione del gas, disponibilità di materia prima agricola e zootecnica, e una densità industriale che consente economie di scala nella manutenzione. Non si tratta di prototipi o progetti pilota: sono impianti commerciali, già operativi o in fase avanzata di commissioning, che portano in dote contratti, competenze e procedure collaudate. Il valore dell’acquisizione non sta solo nei metri cubi, ma nel know-how di chi ha già costruito e gestito alcuni degli impianti più grandi d’Europa.
Ma perché un’operazione del genere proprio adesso? La risposta sta nei numeri del mercato e nella strategia che Elevion sta costruendo da anni.
La scommessa di Elevion: da 16 a 70 milioni di Nm³ nel 2030
Elevion Group è stata formata circa dieci anni fa come parte di un riallineamento strategico del Gruppo ČEZ, il colosso energetico ceco. Il passo chiave per l’espansione europea era stata l’acquisizione del Gruppo Elevion tedesco, inizialmente focalizzato sui servizi tecnici per l’edilizia. Da allora, la traiettoria è stata chiara: diversificare verso le rinnovabili e, in particolare, verso il biometano. Già a inizio 2026, Elevion aveva annunciato nuovi investimenti in impianti di produzione in Italia con l’obiettivo di produrre 16,5 milioni di Nm³ all’anno a partire dal 2026. L’acquisizione di BTS Biogas triplica di fatto quella capacità, portando il totale a circa 46,5 milioni di Nm³ annui.
Ma il target finale è ancora più ambizioso: 70 milioni di metri cubi standard di gas rinnovabile all’anno entro il 2030. Un obiettivo che si inserisce in un contesto europeo dove gli impegni di investimento nel biometano hanno raggiunto 36 miliardi di euro, secondo il Biomethane Investment Outlook. Elevion non sta semplicemente comprando quote di mercato: sta costruendo una piattaforma integrata che unisce capacità produttiva, competenze tecniche e presenza territoriale. Il biometano non è idrogeno verde: non richiede infrastrutture dedicate, si immette nella rete gas esistente e può essere prodotto con tecnologie mature. Il collo di bottiglia non è la tecnologia, ma la capacità di gestire impianti complessi su scala industriale. Ed è esattamente qui che BTS Biogas porta il suo valore.
Resta una domanda: cosa significa gestire questi impianti sul campo, al di là dei numeri?
Sul campo: integrazione e trade-off operativi
Gestire nove impianti di biometano non è come amministrare un parco eolico. Ogni impianto ha una sua curva di produzione che dipende dalla qualità e dalla disponibilità della materia prima in ingresso — reflui zootecnici, scarti agricoli, FORSU — e dalla stagionalità. Il team di 100 esperti che Elevion eredita da BTS Biogas è il vero asset critico: persone che conoscono i fornitori locali, sanno intervenire su un digestore in avaria e ottimizzare i tempi di fermo. Integrare questo team nella struttura di Elevion senza perdere efficienza sarà il primo banco di prova.
C’è poi il tema della taglia media degli impianti. Con 667 Nm³/h, gli impianti italiani sono più grandi della media europea: questo significa maggiori economie di scala, ma anche una complessità operativa più elevata. Un fermo non programmato su un impianto da 667 Nm³/h ha un impatto economico molto più pesante che su uno da 400. La manutenzione predittiva, la logistica delle biomasse e la gestione del digestato diventano attività critiche su cui non si può improvvisare. BTS Biogas ha 25 anni di curve di apprendimento alle spalle: Elevion dovrà assorbire quel know-how senza snaturarlo, evitando la tentazione di centralizzare troppo processi che funzionano perché radicati sul territorio.
L’acquisizione non è solo un’addizione di capacità: è un banco di prova per Elevion. Se l’integrazione funziona, il biometano italiano avrà un nuovo campione con 70 milioni di Nm³ all’anno nel mirino. Se fallisce, i 30 milioni di metri cubi appena comprati resteranno un miraggio contabile. E in un mercato dove gli impegni di investimento corrono a 36 miliardi, restare indietro non è un’opzione.




