L’ondata di calore ha ridotto la produzione nucleare francese del 12%, mettendo in crisi il sistema elettrico europeo

1.379 sterline per megawattora. È il prezzo che il Regno Unito ha pagato oggi per importare elettricità di bilanciamento mentre in Francia il caldo costringeva EDF a tagli alla capacità nucleare francese per circa il 12% del totale. L’ondata di calore che sta attraversando l’Europa ha messo a nudo la fragilità di un sistema elettrico pensato per un clima che non esiste più, tra emergenze immediate e conti che corrono in avanti.

Il prezzo di un gigawatt

Il numero cattura l’attenzione, ma va scomposto. Le 1.379 sterline al megawattora sono state pagate dal gestore britannico per attivare capacità di bilanciamento durante un’allerta di fornitura. Non è il prezzo medio giornaliero: è il costo marginale di una potenza chiamata a coprire un buco improvviso, in un momento in cui l’offerta interna non bastava più. Senza quel pagamento, il rischio era un’interruzione forzata della fornitura a centinaia di migliaia di clienti.

Nel frattempo la Francia ha dovuto alleggerire il carico su diversi reattori. Le temperature, che in alcune zone hanno toccato i 44 gradi, hanno ridotto l’efficienza dei sistemi di raffreddamento e, con loro, la produzione. I tagli legati al caldo hanno interessato circa il 12% della potenza nucleare installata nel paese. Non è un dettaglio: in un giorno normale, quel 12% corrisponde a qualche gigawatt di generazione programmabile che all’improvviso scompare.

La tensione ha investito anche la Germania. Un’interruzione di corrente ha lasciato migliaia di clienti senza elettricità, in coincidenza con il picco di domanda legato alla visione dei Mondiali. In Italia, intanto, gli analisti guardano già al trimestre successivo: secondo stime riportate da Montel News, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica potrebbero salire del 36% rispetto allo stesso periodo del 2025, spinti dalla domanda di raffreddamento e dai rischi sugli approvvigionamenti di gas. Ogni dato, preso da solo, racconta un’emergenza locale; messi insieme disegnano un’Europa che fatica a tenere il passo del termometro.

Quando il termometro batte il reattore

Il paradosso è che proprio le fonti programmabili su cui il continente ha scommesso per la stabilità della rete, le centrali nucleari, diventano meno affidabili quando servirebbero di più. La flotta nucleare europea è stata progettata attorno a intervalli di temperatura oggi superati con frequenza crescente. L’acqua dei fiumi usata per il raffreddamento, quando troppo calda, non può essere reimmessa senza superare i limiti di legge, e la potenza va ridotta. Non è un problema nuovo, ma è un problema che il cambiamento climatico sta trasformando in cronaca ordinaria.

L’effetto domino arriva fino all’Italia, dove la combinazione tra consumi elettrici spinti dall’aria condizionata e minori importazioni dalla Francia fa lievitare i prezzi e alza la probabilità di blackout localizzati. Le ondate di calore ripetute, avvertono gli analisti, rendono più probabili distacchi circoscritti, anche in assenza di un evento estremo di rete. E mentre i prezzi corrono, la domanda di gas resta un’incognita che tiene sotto pressione il mercato all’ingrosso.

Batterie, petrolio e scommesse future

Di fronte alla strettoia, le risposte dei governi e dei gestori di rete si dividono tra reazione immediata e investimenti di medio termine. In Francia, gli operatori di rete hanno dovuto accendere la generazione di backup alimentata a petrolio, aumentandola di sette volte rispetto ai livelli normali. È un ritorno all’era pre‑nucleare, costoso e inquinante, che fotografa la mancanza di flessibilità quando il nucleare arretra.

Il Regno Unito, lo stesso giorno in cui pagava 1.379 sterline per un megawattora di bilanciamento, ha assegnato sussidi per 7,6 gigawatt di stoccaggio a batteria di lunga durata. È un numero di potenza installata, non di energia effettivamente prodotta, ma dà la direzione: accumulare quando costa poco per scaricare quando costa tanto. Anche la Spagna si muove: la capacità installata di batterie potrebbe triplicare entro la fine del 2026, raggiungendo 700 megawatt, se le proiezioni degli analisti si confermeranno.

Restano, sul tavolo, i conti che toccano direttamente famiglie e imprese. L’Italia, che già oggi sconta un’esposizione strutturale ai prezzi del gas, si avvicina al terzo trimestre con una prospettiva di rincaro del 36% anno su anno. Un numero da tenere d’occhio, non solo per chi paga la bolletta, ma per un’Europa che inizia a convivere con lo shock termico permanente.