L’occupazione della ex-Gkn a Campi Bisenzio diventa il laboratorio di un movimento nazionale per l’energia condivisa

Quando gli operai della ex‑GKN hanno occupato la fabbrica di Campi Bisenzio nel luglio del 2021, forse non immaginavano che quattro anni dopo quella vertenza sarebbe diventata il crogiolo di un movimento nazionale per l’energia pulita e condivisa. Oggi lo stabilimento, presidiato dal collettivo di fabbrica e dalla cooperativa GKN For Future, non è soltanto un simbolo di resistenza operaia: è il luogo dove, nell’ottobre del 2025, si è accesa la prima scintilla di un coordinamento che punta a riscrivere le regole della transizione energetica italiana.

Dal presidio alla prima scintilla collettiva

Il passaggio da una lotta difensiva a una proposta proattiva ha una data precisa: domenica 19 ottobre 2025. Quel giorno, l’Ex presidio GKN di Campi Bisenzio ha ospitato il primo incontro in presenza delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali – le CERS. Una sigla che racchiude un’idea semplice quanto ambiziosa: l’energia non deve essere solo rinnovabile, ma anche democratica, gestita direttamente dai cittadini e dai territori. L’incontro non è stato un episodio isolato. Da quel momento ha preso corpo il Movimento CERS nazionale, formalmente avviato proprio negli spazi della fabbrica occupata, come riportato da un’analisi pubblicata sulla transizione dal basso.

Quel pomeriggio di ottobre, tra i capannoni dove fino al 2021 si producevano semiassi per l’industria automotive, si è discusso di come trasformare tetti, aree dismesse e spazi pubblici in impianti fotovoltaici collettivi, con l’obiettivo di abbattere le bollette e restituire potere decisionale a chi l’energia la consuma. La risposta è arrivata da decine di realtà già attive in tutta Italia, che avevano cominciato a sperimentare modelli di autoconsumo diffuso ben prima che il legislatore ne inquadrasse i contorni.

La rete che chiede un posto al tavolo

Dal primo nucleo toscano il movimento si è allargato rapidamente. Nel Lazio, il Coordinamento CERS Roma e Lazio raccoglie oggi oltre 25 realtà territoriali – stando ai dati forniti dal coordinamento stesso – e mostra un modello di aggregazione che potrebbe essere replicato in altre regioni, dalla Sardegna alla Lombardia. «L’esperienza maturata nel Lazio, attraverso il ruolo di aggregazione svolto dal Coordinamento CERS Roma e Lazio, mostra alcuni elementi utili anche per la Sardegna», si legge nell’analisi pubblicata sulla transizione dal basso. Non si tratta di semplici condomini che installano pannelli, ma di associazioni, cooperative, comitati di quartiere e gruppi di cittadini che stanno costruendo configurazioni giuridiche, contratti e strumenti di governance per condividere l’energia prodotta localmente.

La tensione tra spontaneità e necessità di riconoscimento istituzionale è il cuore politico di questo processo. Per questo il Movimento CERS nazionale si è battuto con forza per ottenere un tavolo permanente di confronto con il GSE e con il MASE. Una richiesta che non nasce da una rivendicazione astratta, ma dall’esigenza concreta di semplificare procedure, chiarire i criteri di accesso agli incentivi e, soprattutto, evitare che le comunità energetiche diventino un’ennesima partita gestita esclusivamente da grandi player dell’energia. Una domanda, però, rimane aperta: basterà un tavolo permanente per trasformare le regole esistenti in strumenti davvero democratici, o serviranno modifiche più profonde all’impianto normativo?

La promessa del 2020 e la realtà di oggi

Dietro la richiesta di un confronto stabile c’è una cornice normativa che dal 2020 prova a definire le comunità energetiche rinnovabili. L’Italia, in anticipo su molti Paesi europei, ha adottato le prime regole transitorie attraverso l’articolo 42‑bis della legge n. 8 del 2020, aprendo la strada a configurazioni di autoconsumo collettivo. Un passo importante, ma che ha lasciato irrisolti diversi nodi tecnici: dai limiti di potenza degli impianti alla distanza massima tra i punti di prelievo, fino ai meccanismi di ripartizione dell’energia condivisa. Le CERS, secondo quanto affermato da Fridays For Future Italia, nascono proprio per colmare quel divario tra la promessa normativa e la realtà dei territori, «per favorire non solo una transizione energetica più democratica ed efficace, ma anche la costruzione di comunità più forti, eque e resilienti». Un obiettivo che richiede ingegneria sociale prima ancora che elettrica: servono assemblee, delibere, statuti. Il movimento punta a riempire quella cornice legislativa di partecipazione reale, ma il percorso è appena iniziato.

La transizione energetica, per essere davvero democratica, ha bisogno non solo di pannelli e decreti, ma della capacità di organizzare chi la vive ogni giorno. E in questo, le comunità che sono germogliate tra i cancelli della GKN hanno già molto da insegnare.