Il digestato europeo può coprire il 17% del fabbisogno di fertilizzanti azotati, ma manca la tecnologia.

A quasi un mese da quando Oilprice.com, il 24 agosto, ha raccontato i concetti NFUEL di produzione decentralizzata, il paradosso resta intatto. Nel 2024 l’Europa ha generato 25 milioni di tonnellate di digestato, in sostanza secca. Secondo il report statistico 2025, quel materiale avrebbe già il potenziale per sostituire il 17% dei fertilizzanti azotati dell’UE. Eppure l’Unione consuma circa 10 milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati sintetici all’anno, quasi la metà importata. La materia prima c’è, la necessità pure. La dipendenza dalle importazioni anche.

Il paradosso del digestato

I numeri del potenziale europeo non sono una novità, ma il loro accostamento resta scomodo. Da un lato, 25 milioni di tonnellate di digestato già prodotte nel 2024 e una capacità teorica di coprire il 17% del fabbisogno di fertilizzanti azotati dell’Unione. Dall’altro, un consumo annuo di circa 10 milioni di tonnellate di azoto sintetico, con quasi la metà che arriva da fuori. Il precedente è noto: al culmine della crisi, fino al 70% della capacità europea di produzione di ammoniaca era offline. Quando la produzione interna si ferma e l’import non basta, il costo finisce nei bilanci delle aziende agricole e nei prezzi alimentari.

Eppure, se il potenziale è così grande, perché le fattorie europee non lo usano già? La risposta non è nella disponibilità di digestato. È nella scala della tecnologia disponibile per trasformarlo.

Il buco tra 4 e 50 tonnellate al giorno

Il biogas grezzo contiene tipicamente il 55-65% di metano, con la parte restante fatta in gran parte di anidride carbonica. Un impianto che produce 1.000 Nm3 all’ora fornisce quindi circa 600 Nm3 di metano all’ora prima della purificazione. Quel flusso potrebbe sostenere teoricamente una produzione di ammoniaca dell’ordine di 25-30 tonnellate al giorno, a seconda del contenuto di metano, dell’efficienza di conversione, dei fermi impianto e del trattamento delle perdite di processo. È una scala che avrebbe senso in molti contesti agricoli: abbastanza grande da giustificare l’investimento, abbastanza piccola da restare vicina alle fattorie.

Il problema è che l’offerta tecnologica salta esattamente quella fascia. Stando a Proton Ventures, l’azienda ha sviluppato i concetti decentralizzati NFUEL ed è coinvolta in un progetto pilota di ammoniaca verde da 4 tonnellate al giorno in Marocco, basato su elettrolisi e sintesi Haber-Bosch. Dall’altra parte, stando a Stamicarbon, l’azienda commercializza tecnologia per l’ammoniaca a partire da 50 tonnellate al giorno. Tra il pilota da 4 e l’offerta commerciale da 50 c’è un vuoto: chi potrebbe produrre 25-30 tonnellate al giorno a partire dal biogas non trova un impianto intermedio già disponibile sul mercato.

Il design modulare al centro della partnership tra Ammobia e Lummus presenta l’opportunità per impianti di media taglia di ridurre la dipendenza globale dai megaprogetti tradizionali, oltre a offrire opzioni di retrofit. Ma è un’opportunità di licenza, non una capacità installata. Il vuoto descritto dalla fonte a fine agosto è prima di tutto un problema di offerta industriale, non di chimica.

Chi resta esposto alla prossima crisi

Il vuoto tecnologico ha un costo che oggi compare raramente nei bilanci degli agricoltori e nelle bollette dei cittadini, ma non per questo è assente. Se quasi metà dell’azoto sintetico è importato, il prezzo dei fertilizzanti non risponde soltanto al gas europeo: risponde anche ai mercati internazionali, ai colli di bottiglia logistici e alle scelte dei paesi da cui l’Unione compra. La dipendenza dal gas non è stata eliminata, è stata spostata sulle importazioni.

Secondo RMI, la produzione distribuita di ammoniaca verde può contribuire a una maggiore stabilità dei prezzi e a più certezza nel mercato dei fertilizzanti. Spostare la produzione di ammoniaca in siti distribuiti a biogas vicino alle fattorie disaccoppierebbe i prezzi dei fertilizzanti dalla volatilità del gas naturale. Ma il condizionale è la spia: finché la fascia tra 4 e 50 tonnellate al giorno resta scoperta, il disaccoppiamento è un’opzione, non un fatto.

Per chi produce biogas o fertilizzanti, la domanda non è se il biogas può funzionare. È chi colmerà il vuoto tra 4 e 50 tonnellate al giorno prima che il prossimo shock del gas costringa l’Europa a un’altra resa.