In California sole e batterie coprono un quarto della domanda serale, in Bulgaria 8,6 gigawattora.

Nel primo semestre del 2026 il solare ha coperto il 10% della produzione elettrica globale. È un record, ma va letto con cautela: è una media semestrale, non una singola giornata favorevole. Il dato che cambia la lettura arriva dalla sera. In California, nella fascia tra le 19 e le 21, sole e batterie insieme hanno soddisfatto in media più di un quarto della domanda elettrica. Lo segnala Ember nel rapporto pubblicato ad agosto sull’accumulo come chiave per il solare a ogni ora del giorno.

Non è un caso isolato. Sempre nel primo semestre, le batterie hanno coperto oltre il 10% della domanda serale in Cile e quasi un quarto — il 24% — in Bulgaria. Il fotovoltaico, di per sé, non produce di notte: è lo stoccaggio a spostare l’energia delle ore centrali verso il picco serale. Ma come si spiega questa tenuta dopo il tramonto? La risposta è nelle batterie, e nei numeri dell’ultimo anno.

Il 10% che si vede al tramonto

Il primato del 10% ha una base solida: il primo semestre 2026, secondo Ember. Non è una proiezione, ma un consuntivo. Eppure il record di produzione diurno sarebbe meno interessante della quota serale. In California, in media, più di un quarto della domanda tra le 19 e le 21 è stato coperto da sole e batterie; in Cile le batterie da sole hanno superato il 10% della domanda serale; in Bulgaria la quota è arrivata al 24%. Sono numeri medi, non punte eccezionali: per questo indicano un cambiamento di struttura, non un evento meteorologico.

Il motivo è semplice: i pannelli producono nelle ore sbagliate rispetto ai consumi. Il picco di domanda è serale, il picco di produzione è diurno. Le batterie riconciliano i due profili. È un’evoluzione che riguarda mercati maturi come la California, ma anche paesi che partivano da zero.

Le batterie superano il gas: un sorpasso silenzioso

È la capacità di accumulo a fare la differenza. L’Agenzia internazionale dell’energia ha calcolato che le aggiunte globali di capacità di stoccaggio a batteria hanno raggiunto 108 gigawatt, con una crescita attorno al 40% rispetto al 2024. Il confronto è significativo: nel 2025 le stesse aggiunte hanno superato il picco storico delle aggiunte di capacità a gas, fissato a circa 107 gigawatt nel 2002. Attenzione alle unità di misura: qui si parla di potenza installata, non di energia prodotta. Significa che il sistema elettrico sta aggiungendo più batterie di quante ne avesse mai aggiunte di centrali a gas nel suo anno migliore.

Il sorpasso si vede anche nella produzione. Secondo un aggiornamento di Ember, ad aprile 2026 eolico e solare hanno generato insieme più elettricità del gas a livello globale per la prima volta in un mese intero: 22% contro 20%. È un confronto mensile, va ricordato, e non necessariamente una tendenza già consolidata. Ma è coerente con il ritmo delle installazioni di batterie.

Se il sorpasso è nei numeri globali, il laboratorio è l’Europa orientale.

La Bulgaria, canarino del 2027

Non serve guardare solo ai giganti. I segnali più chiari arrivano dai paesi che partono da zero. La Bulgaria è passata da una capacità di batterie praticamente nulla nel 2023 a 3 gigawattora nel 2025, poi ha più che raddoppiato a 8,6 gigawattora già a maggio 2026. È il quadro tracciato da Ember, come riporta Energy-Storage.news. Un paese che nel 2023 non aveva accumulo ha coperto con le batterie quasi un quarto della domanda serale nel primo semestre 2026.

Il caso bulgaro è un indicatore anticipatore, non un’eccezione curiosa. Mostra quanto velocemente l’accumulo possa entrare in un mercato elettrico quando i prezzi serali lo rendono conveniente. Da qui al prossimo inverno, il ritmo delle connessioni batteria dirà se il solare serale è un nuovo asset strutturale o un’eccezione da dati estivi. Il numero da tenere d’occhio non è la quota solare, ma i gigawattora di batterie collegati: se la Bulgaria è un anticipo, il prossimo inverno dirà se il tramonto è davvero diventato un nuovo mercato.