Domande dal 24 agosto al 26 ottobre, ma l’aiuto copre metà spesa per privati non agricoli

La soglia minima non è un dettaglio tecnico. Esclude per costruzione i piccoli interventi, quelli che servirebbero a mettere in sicurezza una tettoia o a sistemare un accesso. Per entrare nel bando bisogna avere un cantiere da sei cifre, con tutta la capacità di spesa e di anticipazione che questo comporta.

La soglia dei 100mila euro e la finestra di 63 giorni

Ammonta a un milione e 50.000 euro la dotazione del nuovo bando della Regione Valle d’Aosta per finanziare investimenti destinati al miglioramento degli alpeggi. Le risorse arrivano dall’Unione europea tramite il FEASR, dallo Stato e dalla Regione autonoma Valle d’Aosta. L’intervento si colloca nella cornice dell’SRD09, “Investimenti non produttivi nelle aree rurali”, del Complemento regionale per lo sviluppo rurale 2023-2027.

Le domande possono essere presentate dal 24 agosto al 26 ottobre: una finestra di 63 giorni. I criteri di selezione erano stati approvati già con la DGR 925 del 21 luglio 2025, quindi il quadro delle regole non è arrivato all’improvviso. Ma i numeri non bastano: le regole di accesso disegnano un perimetro ancora più stretto.

Due tassi, due velocità: 50% per i privati non agricoli, 90% nel quadro generale

La sorpresa non è solo nelle cifre: le aliquote raccontano una storia a due velocità. Possono accedere al sostegno i soggetti privati, proprietari d’alpeggio, che non esercitano attività agricola in tale sito. Per loro l’aiuto è pari al 50% della spesa ammissibile. Non è una regola neutra. Nel bando piemontese dello stesso intervento SRD09, dedicato al miglioramento degli alpeggi, l’aliquota di sostegno è pari al 90% delle spese ammissibili. La differenza è rilevante: a parità di investimento, il costo a carico del beneficiario passa dal 10% piemontese al 50% valdostano.

Il contesto aiuta a leggere questa scelta. Il Complemento Regionale per lo Sviluppo Rurale del Piano strategico della PAC 2023/2027, noto come CSR 23/27, è il riferimento della nuova Politica Agricola Comune e contiene gli interventi che saranno realizzati in Valle d’Aosta a sostegno dei settori agricolo e forestale per lo sviluppo delle aree rurali. L’intervento SRD09 prevede un sostegno per investimenti finalizzati al mantenimento della biodiversità e la tutela delle attività tradizionali e dell’architettura rurale e degli spazi aperti di pertinenza. Dentro questa cornice, l’aliquota ridotta al 50% seleziona di fatto pochi beneficiari: chi ha un progetto rilevante, chi ha la cassa per anticipare, chi non può contare su un tasso più generoso.

Il risultato è un bando non uniforme: si chiede ai privati non agricoli di assumersi la metà del rischio e dell’esborso, mentre altrove lo stesso tipo di investimento è sostenuto in misura quasi doppia. La dotazione, già limitata, viene così concentrata su un numero ancora più ristretto di domande.

Il 26 ottobre come spartiacque: basterà 1,05 milioni?

Con una finestra stretta e un massimale di spesa di 300mila euro, il nodo è quanti progetti potranno essere finanziati. Il calcolo è semplice: ogni domanda al massimale può assorbire 150mila euro di contributo. Sette domande al massimale esaurirebbero l’intera dotazione di un milione e cinquantamila euro. Se ne arrivassero dieci, quindici o venti, la selezione prevista dalla DGR 925 del 21 luglio 2025 diventerebbe il vero spartiacque.

Per chi resta fuori dal fondo perduto esiste però un’uscita di sicurezza. I beneficiari possono presentare, nei medesimi limiti temporali del bando, domanda ai sensi della LR 17/2016 per la concessione di mutuo a tasso agevolato integrativo al contributo in conto capitale. In pratica, il mutuo agevolato può coprire la parte che il contributo non raggiunge, ma resta un finanziamento da restituire, non un trasferimento a fondo perduto.

Il vero numero da tenere d’occhio non è il tasso, ma quante domande arriveranno entro il 26 ottobre. Se la dotazione sarà insufficiente, il mutuo agevolato della LR 17/2016 diventerà l’unica via per chi resta fuori. E con una soglia minima di 100mila euro, restare fuori significa aver già progettato un intervento che non potrà essere coperto dal contributo sperato.