Obbligazioni al 7% capitalizzato, convertibili in azioni geotermiche e del litio.

Lo scorso 2 luglio, RGREEN INVEST ha completato un investimento di 52,4 milioni di euro tramite il fondo INFRAGREEN V in GEOGREEN, la holding di Pierre Brossollet, fondatore e amministratore delegato di Arverne. Non è l’importo a colpire, ma la struttura: il denaro entrerà in un’emissione obbligazionaria ORANE da 70 milioni di euro con un tasso annuo del 7% interamente capitalizzato. In pratica, nessun interesse viene pagato in contanti. La scommessa è che il valore arrivi più avanti, sotto forma di azioni di società geotermiche e di litio.

4 TWh e 27.000 tonnellate: la scala del progetto Arverne

Per capire cosa finanzia questa struttura, servono due numeri. Secondo Pierre Brossollet, il piano di accelerazione industriale e commerciale di Arverne punta a produrre circa 4 TWh di energia geotermica profonda all’anno in Francia entro il 2031-2033. È più della metà degli obiettivi della roadmap energetica francese e, rispetto al gas naturale, eviterebbe circa un milione di tonnellate di CO2 all’anno.

Accanto all’energia c’è il litio. Sempre secondo Brossollet, la produzione annuale di 27.000 tonnellate di carbonato di litio in Alsazia fornirebbe materiale sufficiente per le batterie di circa 800.000 veicoli elettrici. Sono volumi da gigafactory, non da laboratorio. Ma per realizzarli serve capitale paziente: gli impianti geotermici profondi non si costruiscono in un trimestre. La risposta di Arverne è più originale di un semplice aumento di capitale.

Un bond al 7% che non paga interessi: dentro le ORANE di Arverne

Per finanziare una scala del genere, Arverne ha emesso obbligazioni ORANE per 70 milioni di euro. L’emissione è stata sottoscritta integralmente da GEOGREEN, Bpifrance, ADEME Investissement, Crédit Mutuel Equity e Eiffel Investment Group. GEOGREEN, in particolare, è diventata l’investitore principale, impegnando 37 milioni di euro. A monte, il capitale di GEOGREEN è detenuto al 51,36% da Arosco, la holding di famiglia di Brossollet, e al 48,64% da INFRAGREEN V, il fondo di RGREEN INVEST.

La particolarità sta nel funzionamento. Le obbligazioni ORANE hanno un tasso di interesse annuo del 7%, interamente capitalizzato: gli interessi maturano e si sommano al capitale, senza esborsi di cassa per la società. Al rimborso, Arverne può scegliere di pagare in contanti, in azioni di nuova emissione oppure consegnando azioni esistenti di Lithium de France e 2gré, le società del gruppo attive nel litio e nella geotermia.

È qui che il rischio si sposta. Chi sottoscrive non riceve cedole correnti, ma una promessa di conversione futura in quote di società che oggi non producono ancora su scala commerciale. Se i progetti raggiungono i volumi annunciati, il 7% capitalizzato può trasformarsi in un ritorno considerevole. Se i tempi slittano oltre il 2033, il costo di questa struttura ibrida diventa più difficile da ignorare. Il punto, per Arverne, è trasformare gli annunci in impianti prima che il conto si presenti.

Alsazia contro Germania: chi arriva prima al litio europeo

Il capitale, da solo, non basta: la partita è chi trasforma prima gli annunci in volumi. Il confronto più diretto è con Vulcan Energy, che in Germania sta sviluppando il progetto Lionheart Phase One, nei siti di Landau e Frankfurt-Höchst. Secondo i dati diffusi dalla Banca europea per gli investimenti, il progetto Lionheart Phase One è progettato per produrre 24.000 tonnellate di idrossido di litio monoidrato all’anno, sufficienti per 500.000 veicoli elettrici, con avvio della produzione previsto nel 2028.

Arverne parla del 2031-2033. Vulcan del 2028. La differenza non è solo temporale: sono due forme chimiche diverse (carbonato di litio in Alsazia, idrossido di litio in Germania) e due mercati di sbocco che potrebbero non sovrapporsi del tutto. Ma il numero da osservare resta il 2028: se Vulcan confermerà le 24.000 tonnellate dichiarate, il litio geotermico europeo smetterà di essere una promessa e diventerà una gara.

Nel frattempo, la pressione istituzionale cresce. Già a gennaio 2026, l’industria geotermica europea e i suoi alleati sollecitavano pubblicamente la Commissione europea per una strategia e un piano d’azione dedicati alla geotermia. L’argomento è semplice: l’energia geotermica ha un potenziale rilevante per rafforzare la sicurezza energetica dell’Europa e la sua competitività, fornendo energia a prezzi accessibili.

Per Arverne, la scommessa è duplice: portare i 4 TWh di energia e le 27.000 tonnellate di litio dai piani agli impianti prima che la struttura ORANE riveli il suo costo, e farlo prima che Vulcan consolidi il suo vantaggio temporale. Il 2028 è il primo numero da segnare. Se la produzione tedesca partirà davvero, il litio geotermico europeo non sarà più un progetto finanziario ma un mercato contendibile.