Impianto commerciale di Laterza: l’ombra dei moduli riduce la temperatura e aumenta l’umidità del suolo

Nel vigneto commerciale “Le Rene” a Laterza, nel sud Italia, durante la stagione 2024 le specie erbacee sotto i pannelli solari erano circa il doppio rispetto all’area a pieno sole. Non è una previsione: è una misurazione riportata all’inizio di agosto, secondo l’articolo di pv magazine, relativa a uno studio condotto all’interno del parco solare “Le Rene”. L’impianto agrivoltaico copriva 8.812 metri quadrati con una capacità fotovoltaica di 350 kW; accanto, un’area a pieno sole fungeva da controllo.

La potenza installata va distinta dall’energia prodotta: i 350 kW indicano la capacità nominale dell’impianto, non i kilowattora effettivamente immessi in rete, che dipendono da esposizione, temperatura e ombreggiamento. Il dato di biodiversità, però, non dipende dall’elettricità: riguarda ciò che cresce sotto i moduli.

L’ombra che arricchisce il suolo

I numeri arrivano da un impianto commerciale, non da un laboratorio. L’ombreggiatura ha ridotto la temperatura dell’aria di circa 0,5–1 °C e aumentato l’umidità relativa fino al 14%, migliorando anche l’umidità del suolo rispetto all’area a pieno sole. È questo microclima, con tutta probabilità, a spiegare la ricchezza floristica osservata: sotto i pannelli fotovoltaici le specie erbacee censite erano circa il doppio rispetto al pieno sole.

Ma quel doppio non va letto come una promessa di resa. I ricercatori dell’Università di Bari Aldo Moro — così riporta la fonte — avvertono che servono valutazioni a lungo termine e multi-sito per verificare le risposte in condizioni climatiche diverse, per più stagioni e anche con altre specie da frutto. Il dato 2024 è un segnale, non una conferma universale.

Dal Valpolicella a Laterza

Il dato del 2024 affonda radici più profonde. Il professor Maurizio Boselli dell’Università di Verona ha effettuato misurazioni pluriennali sulla riduzione dello stress idrico delle viti sotto ombreggiamento agrivoltaico, a partire dalla ricerca 2009-13 in Valpolicella. I professori Giuseppe Ferrara e Andrea Mazzeo dell’Università di Bari hanno poi confermato quei risultati con ulteriori misurazioni, come riportato da pv magazine. Si tratta di una linea di ricerca che va indietro di oltre un decennio e che collega contesti diversi: le colline del Valpolicella e la piana soleggiata della Puglia.

Nello stesso territorio, la cantina Svolta Srl ha installato un impianto agrivoltaico presso il vigneto Vigna Agrivoltaica di Comunità a Laterza, in provincia di Taranto, in Puglia. L’impianto, orientato a sud, ha una potenza di 970 kW e circa 7.770 pannelli con capacità diverse: 135 W, 125 W e 100 W. Con un impianto commerciale da 970 kW a Laterza, la domanda non è più se l’agrivoltaico funzioni in vigneto,
ma quanto valga.

Il prezzo dell’ombra

Per un produttore, i numeri che contano sono acqua e resa. Secondo gli studi tecnici condotti dalla cantina Svolta — riportati da Evwind — il consumo d’acqua per l’irrigazione si riduce fino al 20% e la resa del terreno aumenta tra il 20% e il 60%. Sono intervalli ampi: un +20% e un +60% non sono la stessa cosa, e si tratta di studi tecnici della stessa azienda che ha realizzato l’impianto, non di una valutazione indipendente. Il dato resta da confrontare con più stagioni e più siti.

Un modello della Cornell University prova a dare una traduzione economica. Sostituendo una fila di viti su cinque con pannelli solari verticali bifacciali, gli autori stimano circa 400 dollari per acro all’anno. È un ricavo potenziale, non un margine netto: il modello non include qui i costi di installazione e gestione, e va letto come una stima di valore della combinazione vigneto-fotovoltaico, non come una promessa di profitto.

Resta da vedere se l’intervallo +20-60% di resa del terreno reggerà su più siti e climi, come chiedono gli stessi ricercatori. Se la conferma arriva, l’ombra smette di essere solo un effetto collaterale dei pannelli e diventa una variabile agronomica con un prezzo.