Bollettino 10 settembre: a gennaio oltre il 70% dei progetti era fermo in attesa di autorizzazioni.
In una sola settimana, quella fotografata dal bollettino pubblicato il 10 settembre 2026, dalla Lombardia sono usciti 81 megawatt di fotovoltaico autorizzati tramite autorizzazioni uniche, Pas e Paur, 67 MW di eolico e 72 MW di batterie. In totale 220 MW, secondo quanto riportato da Staffetta Quotidiana. Il numero è rilevante perché concentra in pochi giorni una potenza che altrove richiederebbe mesi. Ma va letto dentro un quadro più ampio: a gennaio 2026, su 1.781 progetti in fase di valutazione, oltre il 70% era sospeso in attesa di autorizzazioni. La domanda non è se le rinnovabili avanzino, ma a quale ritmo riescano a farlo rispetto alle code autorizzative che ancora le frenano.
Il 70% che resta in sospeso
La risposta sta nei numeri di gennaio 2026. Secondo l’articolo pubblicato da Sky TG24 l’8 marzo 2026, su 1.781 progetti in fase di valutazione oltre il 70% risultava in sospeso in attesa di qualche autorizzazione. Tradotto: sette pratiche su dieci non erano né approvate né bocciate, ma ferme in una condizione intermedia tra la presentazione del progetto e l’eventuale via libera. È questa la base di confronto per i 220 MW lombardi. Un picco settimanale certamente significativo, ma che arriva dentro un sistema in cui la maggior parte dei progetti resta incagliata prima dell’autorizzazione, non dopo.
Il contrasto è netto. Da un lato c’è la velocità con cui la Lombardia ha autorizzato, in pochi giorni di settembre, impianti fotovoltaici, eolici e batterie. Dall’altro c’è un arretrato autorizzativo che, a gennaio, teneva ancora in sospeso la gran parte dei progetti in valutazione. Se le rinnovabili aspettano, dall’altra parte della filiera c’è un altro attore che non può aspettare: il data center. Ed è qui che la questione lombarda cambia natura, perché non riguarda più solo quanta potenza si autorizza, ma quanta potenza potrà realmente collegarsi alla rete.
Data center e la certificazione Terna
È qui che entrano in gioco le linee guida lombarde sui data center. Già il 24 giugno 2024, con la deliberazione della Giunta regionale n. XII/2629, Regione Lombardia aveva emanato le “Linee guida per la realizzazione in Lombardia delle infrastrutture fisiche in cui vengono localizzate apparecchiature e servizi di gestione delle risorse informatiche – Data Center”. L’obiettivo dichiarato era fornire ai Comuni i primi elementi di contesto per gestire le richieste di autorizzazione presentate dagli operatori economici. Non un blocco, quindi, ma un tentativo di governare un fenomeno destinato a scaricare sulla rete e sul territorio un fabbisogno crescente.
Lo stesso quadro lombardo restituisce anche due ordini del giorno sul nucleare e uno sulla mappatura del territorio per individuare siti idonei alla realizzazione di centri dati. Il segnale è che la Regione guarda alla domanda di energia non solo dal lato dell’offerta rinnovabile, ma anche da quello dei nuovi carichi, a cominciare dai data center. La mappatura dei siti idonei si intreccia con la necessità di capire dove potranno sorgere queste infrastrutture e con quali effetti sulla rete elettrica.
Quanto peseranno i data center sulla rete lombarda? Il punto non è soltanto quanti megawatt si autorizzano, ma quanti potranno fisicamente connettersi. Secondo quanto ricostruito da MilanoToday, le infrastrutture necessarie ad alimentare i data center dovranno ottenere da Terna — o dall’operatore di distribuzione — la certificazione della fattibilità della connessione alla rete elettrica. La norma mira a limitare le richieste di connessione che non corrispondono a progetti concreti e che rischiano di alterare il quadro complessivo delle istanze di connessione. In pratica, il filtro della certificazione dovrebbe aiutare a distinguere i progetti reali dalle richieste prive di fondamento, evitando che la coda di connessione venga gonfiata da prenotazioni speculative di capacità.
La tensione è tra due forze. Da un lato, le autorizzazioni rinnovabili hanno prodotto 220 MW in pochi giorni di settembre; dall’altro, la domanda di connessione rischia di essere alterata proprio dai data center, che assorbono capacità e competono per lo stesso spazio di rete. Se la certificazione Terna diventa il filtro, i 220 MW autorizzati a inizio settembre non sono il traguardo: sono l’inizio di un passaggio più selettivo, in cui la potenza sulla carta deve trasformarsi in capacità effettivamente allacciata. Nei prossimi mesi il numero da osservare è quanti di quei 220 MW otterranno la certificazione di connessione da Terna — e se la quota del 70% di progetti sospesi inizierà a scendere davvero.




