Dal 20 giugno 2026 il PAUR è chiuso: chi non ha una determinazione deve presentare istanza di Autorizzazione Unica.
Dieci virgola sette gigawatt autorizzati, poco più di tre effettivamente installati, altri trenta in istruttoria. È la fotografia che la Regione Siciliana ha pubblicato lo scorso 27 agosto sulla transizione energetica nell’isola. Ma la data che pesa di più è un’altra: il 20 giugno 2026 è entrata in vigore la legge regionale 29 maggio 2026, n. 13, e da quel momento le nuove istanze di PAUR — il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale — sono diventate inammissibili. Chi non aveva una determinazione conclusiva entro il 19 giugno ha dovuto ricominciare da capo.
Il 20 giugno che ha spento il PAUR
La norma si presenta come un esercizio di semplificazione: un solo procedimento, un solo interlocutore. L’articolo 4 ha modificato l’art. 8, comma 1, lettere d) ed m), della L.R. 29/12/1962, n. 28. Nei fatti, però, il vecchio binario si è chiuso: le istanze PAUR presentate dopo il 20 giugno 2026 vengono dichiarate inammissibili. Per chi intende proseguire, il percorso è uno solo: ripresentare una nuova istanza di Autorizzazione Unica attraverso il portale della Conferenza di Servizi telematica del Dipartimento Energia.
Non tutto viene azzerato. I procedimenti PAUR con determinazioni conclusive delle conferenze di servizi assunte fino al 19 giugno 2026 restano disciplinati dall’art. 27-bis del Testo Unico Ambiente, in base al principio tempus regit actum. È la sottigliezza che fa la differenza: un giorno separa chi prosegue con le vecchie carte da chi deve ripartire da zero. Il nuovo binario ha poi un costo amministrativo preciso: il contributo istruttorio per le istanze di autorizzazione unica è pari allo 0,01 per cento del valore complessivo dell’opera, determinato secondo il paragrafo 3.1 dell’allegato 1 modello M2 del Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 47 del 2018.
Chi vince e chi perde: la coda sospesa e il doppio binario regionale
La scadenza del 20 giugno non è neutra. Da una parte c’è chi aveva già ottenuto una determinazione conclusiva e prosegue con le vecchie regole; dall’altra c’è chi è rimasto nel limbo, con un’istanza presentata ma senza la determinazione entro il 19 giugno. Per questi ultimi l’inammissibilità non è una correzione formale: è un nuovo avvio di pratica, con documentazione da rifare e un portale diverso da attraversare. In un sistema in cui ogni passaggio amministrativo conta in mesi,
ricominciare non è un dettaglio.
E il sistema era già congestionato prima della cesura. A gennaio 2026, secondo Legambiente, su 1.781 progetti di rinnovabili in fase di valutazione oltre il 70 per cento era in sospeso in attesa di qualche autorizzazione. Aggiungere a questa coda una quota di proponenti costretti a ripresentare la domanda significa allungare ulteriormente i tempi, non accorciarli. L’annuncio politico parlava di semplificazione; il dato strutturale dice che la discontinuità ha prodotto un doppio carico su un sistema già saturo.
Il contesto nazionale aiuta a capire la cornice. Il D.Lgs. 190/2024 è entrato in vigore il 30 dicembre 2024; le disposizioni previgenti — l’Autorizzazione Unica ex art. 12 e tabella A del D.Lgs. 387/2003, e le procedure semplificate del D.Lgs. 28/2011 — continuano ad applicarsi alle procedure in corso a quella data, salvo facoltà del proponente di optare per il nuovo decreto. Lo stesso decreto prevede che la verifica di assoggettabilità a VIA, ove occorrente, abbia una durata non superiore a novanta giorni.
Il confronto più istruttivo è con il Veneto. Dal 1° luglio 2025 la regione ha cominciato ad applicare il D.Lgs. 190/2024 e ha convogliato tutte le istanze di Autorizzazione Unica esclusivamente attraverso la piattaforma nazionale SUER, gestita da MASE e GSE: ne è derivato l’obbligo, per gli operatori, di presentare le istanze esclusivamente attraverso la piattaforma SUER, senza più ricorrere ai canali precedenti. La Sicilia ha invece scelto un portale regionale, la Conferenza di Servizi telematica del Dipartimento Energia. Due modelli che rispondono allo stesso problema in modo diverso: uno passa dal centro, l’altro resta in periferia.
Il paradosso dei 30 GW sulla carta
Se la Sicilia ha tanti progetti in coda, il problema non è solo la norma. La Regione Siciliana, nella nota di agosto, parlava di circa 3 GW già installati e oltre 10,7 GW già autorizzati, mentre ulteriori 30 GW si trovavano nella fase istruttoria. Dieci volte la potenza installata risultava ferma tra carta e cantieri: un divario che nessuna riforma procedurale, da sola, può colmare.
La legge entrata in vigore il 20 giugno delinea una procedura per cui basterà l’Autorizzazione unica per avviare la produzione di energia pulita, con un unico interlocutore istituzionale. L’annuncio politico è chiaro; l’attuazione resta da verificare. A distanza di mesi, la domanda è se il nuovo portale regionale riuscirà a trasformare i 30 GW di istruttorie in megawatt reali o se resterà l’ennesimo collo di bottiglia. Il 20 giugno ha chiuso una porta. Resta da vedere se il portale aprirà davvero un corridoio o si limiterà a spostare la coda.




