Sei progetti solari hanno ottenuto la VIA positiva, ma tre parchi eolici sono stati bocciati.

Cinquanta megawatt di picco di pannelli fotovoltaici montati sopra un terreno coltivato, con un sistema di accumulo da 21 MW agganciato all’impianto. Si chiama Enna 2, lo sviluppa X-Elio ed è uno dei progetti finiti nell’ultima tornata di decreti di valutazione d’impatto ambientale. Secondo quanto riportato da Staffetta Quotidiana l’8 settembre, il ministero dell’Ambiente ha pubblicato sei decreti di VIA positiva per altrettanti progetti solari. Nello stesso giro ha bocciato tre parchi eolici. A quasi due mesi di distanza, il contrasto merita un’analisi a mente fredda: perché il sole passa e il vento no? E soprattutto, il vero freno è davvero il ministero?

Enna 2 e gli altri: perché il solare passa e il vento no

Partiamo dalla scheda tecnica. Enna 2 è un impianto agrivoltaico: i moduli sono sollevati e distanziati in modo che sotto di loro si possa continuare a coltivare, invece di sottrarre suolo all’agricoltura. Il valore in MWp indica la potenza nominale dei pannelli in condizioni standard di test, non quella effettivamente immessa in rete in ogni momento. I 21 MW di accumulo servono a spostare nel tempo parte della produzione e a rendere l’impianto più gestibile per la rete. La fonte non indica la capacità in MWh, quindi non è possibile dire per quante ore l’accumulo possa erogare quella potenza. L’iter, però, è documentato con precisione. Stando al documento del ministero sul progetto, X-Elio Enna 2 S.r.l. aveva presentato l’istanza di compatibilità ambientale per l’impianto nel Comune di Enna già il 22 dicembre 2023. La pratica era stata perfezionata il 19 aprile 2024, con nota acquisita al protocollo MASE/73674. In pratica tra il deposito della domanda e il decreto sono passati circa due anni e mezzo.

Insieme a X-Elio hanno ottenuto il via libera ambientale i progetti solari di D2M Green Energy, Blunova, Recurrent Energy, S2s Energy con Tages Capital e Verdian. Sul fronte opposto il MASE ha espresso VIA negativa per tre impianti eolici: quelli di Saras, Scs Innovations e BayWa r.e. Le motivazioni specifiche delle bocciature non compaiono nei fatti disponibili, quindi sarebbe scorretto attribuirle a un singolo fattore. Sei sì e tre no, però, sono una fotografia piccola. Per capire se il sistema stia accelerando servono i numeri complessivi.

La macchina delle VIA gira più veloce, ma su due binari

I dati aggregati li fornisce lo stesso ministero, in una nota sull’accelerazione delle procedure di valutazione ambientale. Nel periodo considerato sono stati resi 308 pareri VIA, oltre il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Riguardano progetti rinnovabili per circa 19,5 GW di potenza e oltre 36 miliardi di euro di investimenti. È il primo anello della catena, cioè la valutazione tecnica. Il secondo è il decreto, l’atto che chiude la procedura. Nello stesso arco di tempo il MASE ne ha emessi 193 per progetti FER, pari a quasi 10 GW e circa 10 miliardi di euro.

Salendo ancora di scala, il ministero indica che i progetti con parere concorde del Ministero della Cultura, per i quali ha potuto completare l’emanazione dei decreti, valgono 39 GW e 41 miliardi di euro. Fin qui il racconto è quello di una macchina che gira più veloce. Poi arriva la cifra che cambia la prospettiva. Secondo la stessa nota, risultavano in fase di definizione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Cultura progetti per 24 GW e 33 miliardi di euro di investimenti.

Il dato va letto con attenzione. Quei 24 GW non sono una bocciatura e non sono nemmeno un ritardo del MASE in senso stretto. Sono pratiche su cui la valutazione ambientale e quella paesaggistica non hanno trovato una sintesi immediata, e che quindi salgono di livello. È lì che la catena autorizzativa si allunga. Il confronto è eloquente: i 24 GW in attesa sono più del doppio dei quasi 10 GW decretati nel periodo, e si avvicinano a due terzi dei 39 GW già sbloccati con l’assenso del MiC. Il collo di bottiglia, in altre parole, non è più soltanto la capacità istruttoria del ministero dell’Ambiente. Pesa soprattutto il punto di attrito tra transizione energetica e tutela del paesaggio.

Regole più dure ovunque: cosa cambia per chi sviluppa

È un’anomalia italiana? A giudicare da quanto scrive una delle aziende bocciate in questa tornata, no. Nel comunicare il riallineamento strategico di BayWa r.e., il gruppo osserva che non solo negli USA, ma anche in Germania e in molti mercati europei, gli ostacoli normativi per eolico, solare e accumulo sono cresciuti in modo significativo negli ultimi mesi. Il quadro, quindi, è quello di un settore che ovunque deve fare i conti con permessi più complessi, non di un caso isolato.

Per chi sviluppa o installa la lezione è concreta: il permesso si conquista con il progetto, prima ancora che con la potenza. Un impianto che integra coltura e accumulo, come Enna 2, si presenta al territorio con argomenti più solidi di una distesa di moduli a terra o di una fila di torri eoliche su un crinale. Ma il prezzo esiste. Le strutture rialzate dell’agrivoltaico e lo storage costano di più per MW installato, e anche nel caso migliore l’iter ha richiesto anni. Il trade-off oggi è tra la scala dell’impianto e la sua accettabilità sul territorio. Il gigawatt più veloce da costruire, in fondo, è quello che non finisce sul tavolo del Ministero della Cultura.