La joint venture Eni-CDP ha avviato la produzione a settembre, ma il gigawatt resta fissato al 2030.
Circa 19 MW installati, circa 30 GWh di produzione annua stimata. Il rapporto fra questi due numeri descrive i due parchi fotovoltaici che GreenIT ha messo in esercizio in Piemonte, nelle province di Vercelli e Alessandria. Secondo il comunicato diffuso da Eni lo scorso 8 settembre, la produzione è partita in quella data. Non è quindi una notizia dell’ultima ora. A quasi due mesi di distanza conviene però tornarci sopra, perché quei due impianti aiutano a capire a che punto è davvero la società nata per costruire rinnovabili in Italia.
Bifacciale e inseguitore: da dove arrivano 30 GWh
Dividendo 30 GWh per 19 MW si ottengono circa 1.580 ore equivalenti di funzionamento a piena potenza in un anno. È un calcolo spannometrico basato su valori arrotondati, ma dice una cosa precisa: ogni megawatt di questi impianti dovrebbe produrre parecchia energia. Da dove arriva una resa del genere? Il comunicato indica due scelte di progetto. La prima riguarda i circa 32.000 moduli fotovoltaici bifacciali ad alta efficienza. Un modulo bifacciale ha celle attive su entrambe le facce: oltre alla luce diretta sul fronte, raccoglie anche la radiazione riflessa dal terreno che arriva sul retro. La seconda scelta sono le strutture con inseguimento solare monoassiale. I pannelli non restano fermi con un’inclinazione fissa, ma ruotano attorno a un asse per seguire il sole nel corso della giornata. Così il modulo resta più a lungo vicino all’angolo ottimale e la curva di produzione si allarga verso mattino e pomeriggio.
Le due tecnologie si sommano. L’inseguitore aumenta la luce che arriva sul fronte, il retro bifacciale recupera quella che altrimenti andrebbe persa. Il risultato è più energia per ogni megawatt di picco installato, a parità di superficie di celle. Se però la tecnologia è questa, quanta strada serve per passare da 19 MW a un gigawatt?
Il gigawatt che si sposta in avanti
Bisogna cambiare scala, dal singolo impianto al piano industriale. GreenIT è una joint venture controllata al 51% da Eni e al 49% da CDP Equity. Al momento della costituzione, il comunicato di presentazione della società fissava l’obiettivo di arrivare a una capacità installata di circa 1.000 MW entro il 2025, soprattutto con impianti fotovoltaici ed eolici. Gli investimenti cumulati previsti superavano gli 800 milioni di euro nel quinquennio. Il 2025 è passato e quel traguardo appartiene ormai alla storia della società,
non al suo presente.
Il riferimento attuale è un altro. Il finanziamento descritto in l’accordo di finanziamento sottoscritto da GreenIT è legato in modo esplicito al raggiungimento di 1 GW di capacità rinnovabile installata entro il 2030. Il gigawatt resta l’obiettivo, ma la scadenza si è spostata di cinque anni. Rispetto a quel target, i 19 MW piemontesi valgono circa il 2%. È un ordine di grandezza utile per non scambiare un buon impianto per un piano già realizzato.
Sulla carta la pipeline non è piccola. Il comunicato di settembre parla di oltre 300 MW di impianti solari in fase avanzata di sviluppo. Altri circa 30 MW risultavano in costruzione in Campania e in Piemonte, con entrata in esercizio attesa tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027. Siamo a fine ottobre, quindi la prima parte di quella finestra è vicina e i prossimi mesi diranno se il calendario regge. Va però tenuta presente una distinzione. “Fase avanzata di sviluppo” non vuol dire impianti in cantiere, e tantomeno impianti connessi alla rete. Anche se tutti i progetti citati andassero in porto, il totale resterebbe lontano dal gigawatt. Resta poi da capire quanto pesi questa pipeline in un mercato che intanto corre per conto suo.
Una goccia in un mercato da 48 GW
Allargando lo sguardo ai numeri nazionali, le proporzioni cambiano ancora. Secondo i dati sulle connessioni pubblicati da pv magazine, tra gennaio e settembre 2026 l’Italia ha connesso 4,83 GW di nuovo fotovoltaico, arrivando a una capacità cumulativa di 48,35 GW. La sola Sicilia ha aggiunto 686 MW nei primi nove mesi dell’anno, la quota più alta fra le regioni. I 19 MW di Vercelli e Alessandria corrispondono a meno dello 0,4% delle connessioni nazionali di quel periodo. È un contributo reale, ma piccolo.
Anche il confronto con chi pianifica si è spostato. Nel panorama compaiono piani come un programma da circa 2 miliardi di euro, che punta a circa 1,1 GW installati nel medio termine combinando solare, eolico onshore e offshore e sistemi di accumulo a batteria (BESS). In questo tipo di piani la potenza installata non basta più come indicatore. Conta anche la capacità di spostare l’energia nel tempo, e il metro di paragone diventa il mix con lo storage. In questo senso il fotovoltaico piemontese ha un limite che la tecnologia dei moduli non risolve: inseguitori e moduli bifacciali producono più energia, ma la producono tutta nelle stesse ore di sole.
Per chi progetta, installa e gestisce impianti, Vercelli e Alessandria offrono un’indicazione concreta. La combinazione di moduli bifacciali e inseguimento monoassiale aumenta la produzione per megawatt, e su questo la scelta di GreenIT è tecnicamente solida. Ha però un prezzo. Gli inseguitori sono componenti meccaniche, con motori, giunti e controlli che vanno mantenuti per tutta la vita dell’impianto. E l’energia in più resta concentrata nelle ore solari, quando anche il resto del fotovoltaico italiano sta producendo. Di fronte a concorrenti che affiancano batterie ai pannelli, la sola resa per megawatt non basta più a fare la differenza. Per un piano che deve ancora coprire circa il 98% della strada verso il gigawatt fissato al 2030, ogni nuovo impianto dovrà tenerne conto.




