Prima attivazione in Romania di una riserva a salire tramite riduzione dei consumi.
Per alzare la produzione di una rete elettrica, a volte basta consumare meno. È questo il dettaglio tecnico che rende interessante un episodio di quasi due mesi fa. Lo scorso 1° settembre, fra le 12:00 e le 12:30, il gestore rumeno della rete di trasmissione ha attivato una riserva di bilanciamento “a salire” senza accendere alcun generatore. Ha chiesto invece a un gruppo di consumatori di ridurre il prelievo di 3 MW. Secondo il comunicato diffuso da Transelectrica, è la prima attivazione sul mercato di bilanciamento di un gruppo di fornitura delle riserve composto esclusivamente da punti di consumo con carico comandabile, senza unità di produzione né sistemi di accumulo. Non è una notizia fresca. È però un primo banco di prova, e conviene leggerlo come tale.
Riserva “a salire” spegnendo carichi: com’è andata il 1° settembre
Il prodotto attivato è la mFRR, la Rezerva pentru Restabilirea Frecvenței activată Manual (RRFm nella sigla rumena). È la riserva che il dispacciamento richiama a mano per riportare la frequenza al valore nominale dopo uno squilibrio. L’ordine è arrivato dal Dispecerul Energetic Național (DEN). La riserva “a salire” serve quando in rete manca energia rispetto alla domanda. Di solito si ottiene aumentando la potenza di una centrale. In questo caso un sito di consumo ha ridotto temporaneamente il proprio carico di 3 MW. Per l’equilibrio istantaneo fra immissioni e prelievi l’effetto è identico: un megawatt non consumato equivale a un megawatt in più prodotto.
Il gruppo è stato costituito da Flexumers, che Transelectrica descrive come la prima società rumena a offrire servizi di flessibilità e bilanciamento con modelli di Demand Response. Le regole fissano una soglia minima di 1 MW per partecipare sia al mercato di bilanciamento (Piața de Echilibrare) sia a quello dei servizi di sistema, qualunque sia il tipo di riserva. Con 3 MW il margine sulla soglia c’è. Resta da capire che cosa abbia reso possibile un’operazione che fino a poco prima il quadro regolatorio non prevedeva.
Dalla direttiva al regolamento: la filiera normativa e il modo in cui si viene pagati
Il debutto del 1° settembre è l’ultimo anello di una catena lunga. All’inizio c’è la Direttiva (UE) 2019/944 sul mercato interno dell’energia elettrica. Il gestore spiega che la qualificazione del gruppo rende operativi gli impegni presi dalla Romania con la Componente 6 – Energie del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel capitolo dedicato alla riforma del mercato elettrico. Quella riforma ha richiesto di recepire la direttiva nella Legge 123/2012 sull’energia elettrica e il gas naturale. Come ricostruisce l’analisi pubblicata da Energynomics, il recepimento ha portato nella legislazione primaria tre concetti: l’aggregazione, l’aggregatore indipendente e la risposta della domanda. Sono seguite le norme secondarie dell’ANRE sulla qualificazione tecnica e sulla partecipazione al mercato di bilanciamento.
L’ultimo tassello è arrivato poco prima del debutto. Il 19 agosto l’ANRE, l’autorità di regolazione dell’energia, ha approvato il Regolamento sul servizio di flessibilità del consumo. Si tratta di un meccanismo di mercato che, come riportava l’agenzia di stampa Agerpres, permette ai consumatori idonei di essere pagati per ridurre in modo temporaneo e volontario i propri consumi. Possono farlo direttamente oppure tramite fornitori e aggregatori. Fra l’approvazione del regolamento e la prima attivazione sono passati 13 giorni. È un tempo breve, che lascia pensare a un operatore già pronto sul piano tecnico e in attesa soltanto della cornice regolatoria.
Il modello economico è quello del Demand Response esplicito. Lo descrive il sito di Flexumers: il cliente fornisce, attraverso l’aggregatore, un servizio vincolante e viene remunerato due volte. Riceve un compenso per la riserva messa a disposizione nei servizi di sistema e un altro per l’energia effettivamente attivata sul mercato di bilanciamento. Sono due flussi di natura diversa. Il primo paga la disponibilità, cioè l’impegno a farsi trovare pronti. Il secondo paga l’intervento vero e proprio, ogni volta che il dispacciatore chiama. Il meccanismo esiste e paga su due fronti. Non dice però quanto spesso arriveranno le chiamate.
Chi aggrega, chi offre, chi guadagna
Passando dalle regole a chi dovrà usarle, il primo elemento riguarda la concorrenza. Le norme non riservano l’aggregazione agli operatori indipendenti come Flexumers. Il comunicato dell’ANRE sul regolamento indica come partecipanti i consumatori idonei, i fornitori e gli aggregatori. Anche i fornitori di energia già presenti sul mercato possono quindi valorizzare la flessibilità dei propri clienti. La partecipazione è volontaria. Ogni operatore presenta offerte che indicano due grandezze: la quantità di consumo che è disposto a tagliare e il prezzo che chiede per farlo.
Per Transelectrica, come osserva un’analisi di d.trading, l’aggregazione della domanda è una nuova risorsa dispacciabile da affiancare alle centrali. Il suo effetto sui prezzi dipende però da due variabili che il debutto non misura: la frequenza con cui il meccanismo verrà attivato e la competitività della domanda che partecipa. Mezz’ora e 3 MW dimostrano che la catena tecnica funziona, dall’ordine del DEN fino al carico che scende. Non dicono nulla sul volume di affari che ne potrà derivare.
Per chi gestisce un impianto industriale la domanda è concreta. Conviene impegnarsi a ridurre il carico su chiamata, con i vincoli che ne derivano per la produzione, in cambio di una remunerazione che cresce soltanto se le attivazioni arrivano e se il prezzo offerto batte quello degli altri, generatori compresi? Per un fornitore con un portafoglio di clienti, o per un aggregatore indipendente, il calcolo è simile ma su scala più ampia. Si tratta di mettere insieme abbastanza carichi comandabili da superare la soglia di 1 MW, rispettare gli impegni e restare competitivi sulle offerte.
In Romania la flessibilità della domanda è diventata un prodotto che si può vendere sul mercato di bilanciamento, con regole scritte e una prima consegna documentata. Il resto dipende da variabili che nessun comunicato può fissare: quante volte Transelectrica chiamerà e chi offrirà il prezzo più basso. Il 1° settembre ha dimostrato che la cosa è fattibile. Per sapere quanto rende serviranno mesi di attivazioni e dati di mercato.




