Il primo sistema di accumulo in container di CATL, l’EnerC, conteneva 3,72 megawattora di energia e pesava 36 tonnellate. Il Tener S, il prodotto più recente della stessa famiglia, arriva a 6,017 MWh ma pesa 45 tonnellate. È quasi il doppio dell’energia nello stesso ingombro, un container standard da 20 piedi, ma con nove tonnellate in più. Il dato emerge da un’analisi tecnica pubblicata da pv magazine a fine agosto e firmata da ESS News. Quel peso conta più di quanto sembri: nell’accumulo su scala di rete, oltre alla chimica delle celle, il vincolo è diventato anche il camion che deve trasportarle.

Dai 3,72 ai 6 MWh: la curva della densità

Per capire quanto sia cresciuta l’energia per container conviene mettere in fila i prodotti di CATL. Secondo ESS News, l’EnerC originale ha una capacità nominale di 3,72 MWh, mentre la sua evoluzione, l’EnerC Plus, sale a 4,073 MWh. Il salto più grande era arrivato già nell’aprile 2024, quando CATL aveva presentato a Pechino il sistema TENER. L’azienda lo descriveva come il primo sistema di accumulo producibile in serie con zero degrado nei primi cinque anni di utilizzo, con 6,25 MWh in un container da 20 piedi. Erano dati dichiarati dal produttore al lancio, quindi da prendere come promessa commerciale più che come misura sul campo.

Il Tener S, chiamato anche EnerS, si colloca su quella stessa soglia. Secondo ESS News è un sistema raffreddato a liquido e collegato in corrente continua, con 6,017 MWh di capacità nominale, opera a 1.500 volt e ha una velocità tipica di carica e scarica fino a 0,5P. In pratica può caricarsi o scaricarsi completamente in circa due ore. Rispetto all’EnerC si tratta di un aumento di circa il 60 per cento dell’energia stoccata per container. Rispetto al TENER annunciato due anni e mezzo fa la capacità è invece leggermente inferiore. Più che un record nuovo, quindi, è un prodotto pensato per essere installato in grandi quantità. Se la densità è salita così in fretta, resta da capire che cosa le impedisca di salire ancora.

Il limite delle 36 tonnellate

Il prodotto più denso della gamma è anche quello che non si può spedire intero senza problemi. In molti paesi il trasporto dei container su strada ha una soglia legale di 36 tonnellate, ed è anche il peso dell’EnerC, il sistema da cui CATL era partita. Le 45 tonnellate del Tener S indicate da ESS News la superano di un quarto. Quando si concentra più energia nello stesso volume aumenta anche la massa, e a un certo punto la logistica pesa quanto l’elettrochimica.

CATL ha risposto con quello che chiama design “two in one”. Secondo l’azienda, ogni unità a mezza altezza (half-height) viene mantenuta rigorosamente sotto le 36 tonnellate. In questo modo il trasporto rispetta le regole nel 99 per cento dei mercati mondiali. In sostanza il sistema viaggia diviso in due blocchi e viene riassemblato in cantiere. La percentuale è dichiarata da CATL e non verificata in modo indipendente, ma il principio è chiaro: la densità che si guadagna sulla cella va poi gestita sul camion, sulla gru e nel montaggio.

Questo compromesso ha conseguenze economiche. Un container più denso riduce l’ingombro dell’impianto, il numero di collegamenti e, potenzialmente, i costi di installazione per megawattora. Se però va spedito in due parti, una parte di quel vantaggio si perde in movimentazione e lavoro in cantiere. Per chi sviluppa progetti da centinaia di megawattora, la scelta del fornitore dipende quindi anche dal numero di viaggi, di permessi e di ore di montaggio necessari, oltre che dalla capacità indicata in scheda tecnica.

Chi firma, chi rilancia

C’è già chi ha accettato questo compromesso. A maggio la società spagnola Grenergy ha annunciato un accordo per 252 unità Tener S, per un totale di 1,5 gigawattora, destinate ai progetti di Oviedo ed Escuderos in Spagna. Come riporta il sito specializzato Energy-Storage.news, entrambi gli impianti sono sostenuti da contratti di tolling di lungo periodo, cioè accordi in cui un operatore paga un canone per usare la capacità di accumulo: dieci anni per Oviedo e dodici per Escuderos. L’entrata in esercizio è prevista nel 2027. Va tenuta distinta la quantità di energia immagazzinabile, gli 1,5 GWh, dal valore della commessa, che le fonti non indicano. Sempre secondo ESS News, anche la terza fase del grande progetto Supernode di Quinbrook in Australia userà il Tener S.

La concorrenza intanto non è ferma. A gennaio Sungrow ha lanciato in Europa il PowerTitan 3.0. Il sistema dichiara 7,14 MWh per container da 20 piedi, con un convertitore di potenza (PCS) al carburo di silicio da 1,78 MW integrato e una densità di 483 kWh per metro quadrato. Sulla carta supera il Tener S di oltre un megawattora per container. Anche in questo caso si tratta però di dati del produttore, e le fonti non dicono quanto pesi il sistema né come venga trasportato. È proprio su questo punto che il confronto diventa interessante.

I numeri da seguire sono quindi due: 6,017 MWh per container per CATL e 7,14 per Sungrow. Il primo confronto concreto arriverà nel 2027, quando Oviedo ed Escuderos dovrebbero entrare in esercizio con contratti già firmati per oltre un decennio. Lì si vedrà se il container diviso in due regge alla prova di una commessa da 1,5 GWh.