La generazione pulita è pronta, ma oltre metà dei progetti di trasmissione attende ancora l’autorizzazione
In Europa circa 120 gigawatt di progetti rinnovabili già maturi rischiano di non ottenere un accesso tempestivo alla rete elettrica entro il 2030. Il dato riguarda impianti pronti, non semplici intenzioni. Tra questi ci sono anche 1,5 milioni di installazioni domestiche. La generazione pulita è stata progettata, finanziata e in molti casi costruita: quello che manca è il collegamento. Il problema è stato sintetizzato nel titolo di uno dei panel dell’Energy Grid Intelligence Summit organizzato ad Amsterdam lo scorso 7 ottobre: «Why the energy transition depends on energy transmission», cioè perché la transizione energetica dipende dalla trasmissione dell’energia.
Gli impianti ci sono, il cavo no
Per capire la portata del numero conviene chiarire di cosa si parla. I 120 GW sono potenza, cioè la capacità massima che quegli impianti potrebbero immettere in rete. Non indicano l’energia effettivamente prodotta in un anno, che dipende da sole, vento e ore di funzionamento. Ma sono un buon indicatore di quanta nuova generazione resterebbe sulla carta se non trovasse una connessione. La stima viene dalla pagina della Commissione europea dedicata alle reti, che segnala anche un altro sintomo: a metà 2026 c’erano code per la connessione alla rete in almeno 16 paesi dell’Unione.
Il dato sulle installazioni domestiche è forse il più concreto. Un milione e mezzo di impianti installati sui tetti e nelle case, il segmento che di solito si associa alla rapidità e alla diffusione capillare delle rinnovabili, rischia di trovarsi nella stessa fila dei grandi parchi. Il limite, insomma, non è tecnologico. È fisico e amministrativo. Resta da capire dove si inceppa il meccanismo, se la domanda di connessione supera così tanto la capacità della rete di assorbirla.
Metà dei progetti in sala d’attesa
Le code sono l’effetto. La causa va cercata a monte, nella costruzione delle linee di trasmissione. Secondo i dati raccolti da ENTSO-E, l’associazione dei gestori europei delle reti di trasmissione, nel materiale sul pacchetto europeo per le reti, oltre il 50 per cento dei progetti di trasmissione necessari entro il 2030 risultava in attesa di autorizzazione. Il contrasto con i tempi delle rinnovabili è evidente: un impianto solare si realizza in tempi relativamente brevi, una linea ad alta tensione deve attraversare iter autorizzativi lunghi prima ancora che si apra un cantiere.
Anche la scala dell’investimento aiuta a spiegare il ritardo. Sempre secondo ENTSO-E, entro il 2050 l’Europa avrà bisogno di 100.000 chilometri di nuove linee e di 800 miliardi di euro di investimenti nella rete. Sono cifre che collocano il problema su un orizzonte di decenni. I 120 GW bloccati, però, sono un problema di questi anni: il rischio indicato dalla Commissione riguarda il 2030, non il 2050. È questo scarto tra i tempi lunghi della rete e quelli brevi della generazione a creare il collo di bottiglia.
In questo contesto va letto il summit di Amsterdam, organizzato da The Economist in collaborazione con ENTSO-E. L’evento si è tenuto al Mövenpick Hotel, nel centro della città, come parte della sesta edizione annuale della Sustainability Week Europe. Al panel delle 10:30 sedeva Damian Cortinas, Chair of the Board di ENTSO-E, chiamato a portare la prospettiva collettiva dei gestori europei della trasmissione, i cosiddetti TSO. Con lui c’erano rappresentanti di TenneT Germany e di PSE. Non è stata una notizia in sé, nel senso che dal panel non sono emersi annunci o numeri nuovi rispetto a quelli già noti. Il segnale sta nel fatto che il tema sia stato messo al centro: a ragionare pubblicamente sul perché la transizione dipenda dalla trasmissione erano proprio le aziende che le reti le gestiscono.
La prossima fila allo sportello
Mentre la rete fatica a smaltire la domanda attuale, se ne prepara un’altra. L’Unione europea ha fissato l’obiettivo di triplicare la capacità dei propri data centre nei prossimi cinque-sette anni. Anche questi impianti avranno bisogno di connessioni, e in questo caso dal lato del consumo. Un’analisi sulle reti per i data centre avverte che la congestione della rete minaccia di rallentare i progressi. Se la fila allo sportello è già lunga per chi vuole immettere energia, quanto lo diventerà quando si aggiungeranno anche i grandi consumatori?
Per questo il termometro della transizione europea nei prossimi mesi difficilmente sarà la nuova potenza rinnovabile installata, che pure continuerà a essere annunciata e celebrata. Conteranno di più le autorizzazioni di trasmissione sbloccate e l’accorciamento delle code nei 16 paesi in cui erano state registrate. Il numero da tenere d’occhio è quello dei 120 GW in attesa. Se non scende, l’obiettivo del 2030 si allontana, indipendentemente da quanti pannelli o turbine verranno costruiti.




