Nel secondo trimestre 2026 capacità installata giù del 27% e installazioni del 39%, ma il fotovoltaico cresce

A luglio l’Italia ha collegato alla rete 6.195 nuovi impianti fotovoltaici, per 698,55 MW complessivi. Nello stesso mese i nuovi sistemi di accumulo a batteria sono stati 1.105, con 28,86 MWh di capacità e 15,6 MW di potenza. Le cifre sono di Terna e le ha riprese il rapporto pubblicato da ESS News a fine agosto. Non è quindi una notizia dell’ultima ora: è la fotografia di un mese ormai chiuso. Serve però a leggere una tendenza che riguarda chi installa impianti e chi gestisce la rete.

Batterie da casa, numeri da rete: cosa dice davvero il dato di luglio

Il primo dato da guardare è il rapporto tra energia e potenza. 28,86 MWh contro 15,6 MW significa che le batterie installate a luglio, a piena potenza, si scaricano in meno di due ore. È il dimensionamento tipico di un accumulo abbinato al fotovoltaico: immagazzina la produzione di mezzogiorno e la restituisce la sera, quando la casa consuma e i pannelli non producono. In media ogni sistema installato a luglio ha circa 26 kWh. Sono batterie pensate per l’autoconsumo, non per fornire servizi alla rete.

Anche il parco complessivo ha la stessa forma. Al 31 luglio l’Italia contava 948.086 sistemi di accumulo elettrochimico integrati con impianti rinnovabili, per 12.025,83 MWh di capacità e 6.045,13 MW di potenza. Il rapporto è di circa due ore. In media ogni sistema vale circa 12,7 kWh e poco più di 6 kW. Le unità sono quasi un milione, ma i GWh complessivi restano pochi. Il fotovoltaico, nel frattempo, è arrivato a 2.180.654 installazioni di tutte le taglie, pari al 99,3% di tutti gli impianti rinnovabili del Paese. Il ritmo era già alto nel 2025, con 213.200 impianti per 6,4 GW, di cui 15.533 sistemi e 638,6 MW nel solo mese di dicembre. Anche i 6.195 impianti di luglio sono in media grandi, oltre 110 kW ciascuno: una parte della nuova potenza solare non sta sui tetti delle case. Il fotovoltaico continua quindi ad aggiungere centinaia di MW ogni mese. Resta da capire perché le batterie abbinate non tengano lo stesso passo.

Il fotovoltaico corre, l’accumulo distribuito frena

Il dato di luglio non è un caso isolato. Nel secondo trimestre del 2026 l’Italia ha aggiunto 403 MWh e 221 MW di accumulo abbinato al solare, distribuiti su 25.098 sistemi. Il calo emerge dal confronto con il primo trimestre, come riporta l’analisi sul primo semestre 2026: la capacità è scesa del 27%, la potenza del 13% e il numero di installazioni del 39%.

Le installazioni sono calate più della capacità, quindi i sistemi installati tra aprile e giugno sono in media più grandi, circa 16 kWh ciascuno, ma molto meno numerosi. È il comportamento di un mercato che si restringe. Resta chi ha un profilo di consumo che giustifica una batteria più capiente, mentre molte installazioni residenziali più piccole non vengono più fatte. Luglio, con poco più di mille sistemi in un mese, conferma questa direzione.

Il rallentamento arriva nel momento sbagliato. Con più pannelli che producono tutti nelle stesse ore centrali della giornata, cresce la quota di energia che la rete non riesce ad assorbire e che va tagliata. Secondo le previsioni di Aurora, il curtailment è destinato a crescere molto: da circa 338 GWh nel 2024 potrebbe moltiplicarsi per sei entro il 2030. Si tratterebbe di circa 2 TWh di produzione persa. Il sistema genera quindi sempre più energia a mezzogiorno e installa sempre meno capacità distribuita per spostarla alla sera. Se i tetti non assorbiranno l’eccesso, qualcun altro dovrà farlo, e a un livello di tensione diverso.

300 GW in coda: la flessibilità cambia indirizzo

Sul fronte della rete di trasmissione i numeri sono di un altro ordine di grandezza. Già alla fine del 2025, secondo l’inchiesta di Euronews sul mercato dell’accumulo, le richieste di connessione presentate a Terna per sistemi di accumulo in alta e altissima tensione avevano raggiunto 300 GW. Le due cifre però non si possono confrontare direttamente. I circa 6 GW di accumulo distribuito sono potenza installata e funzionante, costruita in anni. I 300 GW sono richieste di connessione, cioè progetti che chiedono un posto in rete. Molti di questi non arriveranno mai alla costruzione.

Anche il quadro regolatorio si sta muovendo. Già a fine marzo 2026 l’ARERA aveva anticipato le regole dell’asta, come ricostruisce la cronaca del percorso regolatorio. Il risultato è uno spostamento della flessibilità: meno batterie da 10-20 kWh sui tetti e più impianti di grande taglia collegati direttamente alla rete di trasmissione. Resta aperta la questione dei tempi. Le richieste di connessione dovranno diventare impianti abbastanza in fretta da contenere un curtailment che, secondo Aurora, potrebbe sestuplicarsi entro il 2030.

Per chi installa, la batteria residenziale resta uno strumento di autoconsumo, non una leva per il sistema elettrico. Nel breve periodo la sua convenienza dipende dal profilo di carico del singolo cliente: quanta energia consuma la sera e quanta ne cede alla rete a mezzogiorno. La flessibilità della rete, invece, si sta spostando verso i grandi impianti in alta tensione. Chi gestisce impianti fotovoltaici senza accumulo dovrà quindi mettere in conto più ore di produzione tagliata, almeno finché quei GW in coda non diventeranno impianti allacciati.